Avvenne tutto in un attimo…

In un tempo non molto lontano, tra le cime aguzze di due paesi arrampicati sulle rocce che fiancheggiavano il letto di un fiume addormentato, posero le tende dei loro eserciti, due generali che un dì avevano onorato la stessa bandiera.

Uno dimorava nella scuola abbandonata del Paesediest; l’altro nella chiesa sconsacrata del Paesediovest.

Le truppe, accampate lì intorno.

Ogni giorno, essi si ritiravano nel loro quartier generale, srotolavano le mappe dei territori nemici e incominciavano a studiare tattiche con cui assicurarsi la vittoria.

Le vedette scrutavano. Piazzate sul punto più altro delle montagne, seguivano con occhi di falco ogni impercettibile cambiamento nelle postazioni avversarie.

–    Nessun movimento, generale – riferiva la vedettadiest.

–    Signor generale. Calma piatta – sembrava facesse eco, quella di ovest.

Il tempo passava e i generali, rinchiusi nelle loro stanze, si sentivano ogni giorno sempre più svuotati. Erano uomini d’azione; il loro petto si curvava sotto il peso delle medaglie che testimoniavano il loro valore, ed ora, eccoli là, rinchiusi in una giacchetta un po’ sgualcita, che’ non aveva più senso, nemmeno indossarle, le loro divise pluridecorate

– Per chi, poi? – si chiedevano entrambi.

I loro soldati si rammollivano e, presi dall’ozio, si facevano prendere dalle piccole beghe quotidiane. Litarelle che si sarebbero risolte con una pacca sulla spalla e un bonario – Ma va’- finivano per diventare tenzoni all’ultimo sangue che terminavano solo quando i generali si affacciavano alla finestra e li richiamavano all’ordine con  l’energica possanza del  loro ruolo.

–  Perché siamo qua? – si chiedevano i soldatidiest.

– Raga’, ma quando ce ne andiamo? – era il ritornello di quelli di ovest.

E il tempo passava e nulla succedeva.

– Aspetto che faccia la prima mossa – ponderava il generalediest – Li freghiamo così.

– Io non mi muovo. Vediamo cosa fanno. Siamo pronti a respingerli – rimuginava quello di ovest.

E il tempo continuava a passare e niente succedeva.

Poi, sarà stato il caldo che avanzava, sarà stata la solitudine di quelle giornate passate a cercare una strategia, quello stare inoperosi, inusuale forzatura del loro essere, certo è che nella mente dei due generali iniziarono ad avanzare strani pensieri, antichi ricordi.

– Forse avrei potuto tacere, quella volta là. Mordermi le labbra e ascoltare fino in fondo – diceva il pensiero del generalediest.

– E se invece gli avessi detto la verità? Pura. Nuda e cruda. – meditava il generalediovest.

– Che poi, in fondo, a chi serve questa battaglia? Che ne verrà alla nostra gente? A noi? – era il dubbio del generalediest – Avremmo potuto trovare un accordo, continuare a stare dalla stessa parte…

– Se non avessi dato retta a quel tipo… – si chiedeva il generalediovest – adesso sarebbe tutto come una volta. I nostri soldati vivrebbero ancora come fratelli, si godrebbero le loro case e noi avremmo continuato a stare fianco a fianco. Quante battaglie abbiamo vinto insieme? Tanteeee. Ed ora?

– Sì, sì …non serve a nulla. Ma deve capirlo anche lui. Io aspetto che sia lui a muoversi – si diceva il generalediest.

– Sì, sì …sarebbe stato bellissimo. Se solo lui capisse. Io non mi muovo. Lui. Lui deve fare il primo passo – concludeva il generalediovest.

E i “però” proliferavano ed i “ma” abbondavano e i “se” finirono con il riempire le loro menti.

E il tempo avanzava e mentre ognuno, seguendo il flusso dei suoi pensieri, cominciò a rivedere se stesso nell’altro e a tentennare sempre più, quasi non ricordando nemmeno per quale ragione fossero finiti là, arrivò l’inverno. Rigido e piovoso. Le piogge imperversarono per giorni e giorni. Il cielo si apriva e rovesciava giù secchiate di acqua. Sbraitava a tutta voce dopo ogni squarcio. Giorno e notte, senza sosta. Quasi volesse scuoterli da quel torpore. E quella valanga di acqua, intrise la terra e sprofondò finché questa, satolla, cominciò a rigettarla in superficie e lì, tra le rocce appuntite dei picchi di est e di quelli di ovest, il fiume si risvegliò, vorticoso e possente.  Si ingrossò improvvisamente, sorprendendoli nel sonno. Gorgogliava, ribolliva dalla rabbia e trascinava con sé ogni cosa. Giunse agli accampamenti, si avviluppò intorno ai picchetti che li ancoravano al suolo e, con una forza straordinaria, li avvolse in quel turbine di acqua, di fango, di rocce sgretolate deciso a portare con sé tende, soldati e tutto quanto intorno.

Il generalediest, richiamato dalle urla e dal fragore dell’acqua, si catapultò alla finestra e subito, allarmò il suo quartier generale.

Il generalediovest, svegliato dalle sue vedette, già correva verso il fiume.

– I miei soldati sono in pericolo – pensava il primo mentre correva.

– Devo salvare i miei uomini – si ripeteva il secondo.

Ed ecco che si ritrovarono giù, a valle. I due generali. Fianco a fianco. Davanti a quel fiume di fango che trascinava con sé quanto avevano di più caro.

Fu un attimo; il nastro del passato si avvolse e fu riposto. Le loro menti e i loro cuori si riallinearono. Si guardarono e subito ritrovarono se stessi.

I due generali richiamarono intorno a sé ciò che restava delle loro truppe; le loro voci si sincronizzarono nel dare comandi. Tutto fu stabilito, insieme.  I soldati si riconobbero e passarono all’azione.

Ci fu fermento; le urla disperate vennero sommerse dalle grida di incitamento.  I soldati rimasti corsero più veloce del fango, e nel bel mezzo di quella marea vorticosa, crearono un argine umano; braccia intrecciate, corpi serrati, piedi saldi, attraversarono il fiume da sponda a sponda e ne vinsero la potenza.

Nell’apparente disordine della frenesia, ognuno si mosse in armonia e gli uomini dei due generali furono salvati. Tutti.

Impossibile spiegare come. Avvenne troppo velocemente.

Forse non ci fu nemmeno una vera strategia.

Solo un desiderio. Grande. Vero. Forte. Più forte della furia dell’acqua.

Salvare ciò che ognuno aveva di più caro.

Di fronte a quel desiderio, avevano entrambi ceduto. Uniti da quel desiderio, si erano ritrovati. Finì tutto in un grande abbraccio e riprese a sventolare un’unica bandiera.


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Sono un’insegnante di Matematica e Scienze che adora raccontare ed ascoltare storie. Ho scoperto il potere terapeutico del racconto in un particolare momento della mia Vita e da allora scrivo storie che prendo in prestito dalla realtà. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo libro, È solo questione di tempo. La mia vita, una favola, edito da EtEt, casa editrice con sede ad Andria. Nel 2016 ho frequentato un corso di scrittura creativa con Tommy Dibari, coautore di trasmissioni televisive e scrittore. Nel 2019 viene pubblicato, edito da Progedit, il mio secondo libro, Ti prometto il mare, racconto fiabesco incentrato su storie di donne. Sempre nel 2019 ho frequentato un corso di scrittura creativa con Luigi Dal Cin, autore di libri per ragazzi ed insegnante presso la scuola Holden. Profondamente convinta del valore etico della comunicazione, nel 2019 ho perfezionato le mie competenze con un master in PNL, Programmazione Neuro Linguistica Bio-etica seguito e, nel 2021, con un master in Coaching bio-Etico, conseguiti entrambi presso il centro di formazione Ikos di Bari.