
di Francesco Buchicchio
Chi conosce la storia di Sammy Basso sa bene chi è e che ad ottobre dello scorso anno ci ha lasciati.
Tranquilli! Il titolo può trarre in inganno…ma non ho fatto nessuna esperienza di premorte.
Ho solo partecipato ad un incontro dal titolo “Non doveva vivere a lungo. Ci ha insegnato a vivere per sempre”, organizzato, lo scorso 7 giugno, dalla parrocchia Sant’Antonio da Padova di Cerignola.
Invitati per l’evento, Laura e Amerigo, genitori di Sammy Basso.
Faccio mea culpa! Conoscevo (e conosco) poco Sammy, se non attraverso alcuni video circolati sul web nell’imminenza della sua scomparsa, che ricordavano la sua partecipazione al Festival di Sanremo nel 2015 o altri interventi in alcune trasmissioni televisive, però quel mettermi in ascolto dei suoi genitori, in un racconto che sin dall’inizio è stato molto profondo, mi ha permesso di “incontrare” Sammy. Parole che esprimevano un mix di amore e dolore, mi hanno aperto le porte del suo mondo: ho conosciuto la sua forza, la sua positività nel guardare tutto ciò che lo circondava, le sue idee e i sogni diventati progetti, per i quali ha lottato fino alla fine e voluto con tutte le forze che si realizzassero. È stato davvero come incontrarlo di persona, condividendo gli aspetti più importanti della sua vita.
È vero quello che diceva il nostro amato Giovanni Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini” e aveva ragione perché le idee e i sogni di Sammy, continuano a camminare con Laura e Amerigo e non solo…anche con tutti quei ricercatori che hanno sposato la sua causa e che ancora oggi proseguono un lavoro a cui Sammy ha contribuito in prima persona. Tutto questo lo ha reso presente. Io e quanti con me erano lì, abbiamo percepito la potenza di quella testimonianza.
Giunti al termine, come si fa in questi casi, siamo stati invitati a rivolgere alcune domande. Sin da subito mi sono reso conto che dentro me erano così tante le suggestioni e le emozioni che quella storia aveva generato, da non poterle esprimerle in quel momento. Ho dovuto attendere che quell’uragano passasse, per fare mie alcune riflessioni, con ciò che era rimasto nella mia mente e nel mio cuore.
Prima considerazione: il Signore (non c’è niente da fare!), ama camminare nella nostra storia, nella storia dell’uomo. E lo fa in un modo unico! Lo dimostra la storia di Sammy. In un mondo che sempre più va a rotoli, il buon Dio passa attraverso le nostre vite e ci rende suo strumento di grazia, pronti a fare nuove tutte le cose…Si! Passa in tutte le vite, anche quelle in cui, il nostro sguardo superficiale non riesce a vedere nient’altro che commiserazione, perché segnate dalla sofferenza o da situazioni che ci sembrano insormontabili. Eh si! proprio quelle vite sono capaci, seppure consapevoli di non avere molto tempo a disposizione, di laurearsi, non una volta (laurea in fisica), ma due (laurea in biologia molecolare), con l’obiettivo di spendere il proprio (breve) tempo, non per sé stessi, ma per gli altri, …sì per gli altri…per aiutare gli altri a vivere meglio. Così è stato per Sammy. E dalle parole di mamma Laura e di papà Amerigo, è apparso evidente come avesse avuto sempre chiara la sua vocazione, cosa doveva farne della sua vita.
Proprio la sua vocazione mi permette di fare un’altra considerazione.
La vocazione di Sammy era sostenuta da una profonda fede. Quella fede che ti fa sentire sempre assetato di sapere e dunque mancante, tanto da porti in continua ricerca. Sammy aveva studiato tutte le religioni più importanti, conosceva molto bene la Bibbia e il Corano…ma poi in Gesù aveva trovato la meta del suo viaggio. Se dunque Sammy ha saputo vivere cosi, c’è stato chi lo ha preparato in questo modo, chi lo ha aiutato a far sì che la fede diventasse la ragione che lo muoveva. Questo qualcuno sono i suoi genitori, Laura e Amerigo… Rispetto per tutti e gratitudine quotidiana a Dio, erano queste le fondamenta della vita di Sammy. Quanto è grande e decisivo il compito di noi genitori, quando riconosciamo l’importanza di educare alla fede i nostri figli. Sono le nostre mani che accompagnano al primo incontro con Dio. Educare alla fede è aiutare i nostri figli a trovare il senso della propria vita, la bussola che guida i passi, il faro che illumina mentre il mare scuro è in tempesta. Laura e Amerigo, hanno saputo accendere una piccola luce, il resto lo ha fatto Lui.
L’ultima riflessione chiama in causa Carlo Acutis. Voi mi direte cosa c’entra Carlo Acutis?
Mentre ascoltavo la storia di Sammy, mi è venuto in mente Carlo…Non so perché.
Può esserci qualche analogia? Io non sono un esperto di queste cose (santità), ma sicuramente è possibile vedere nella vocazione di Sammy qualcosa di straordinario, tanto da farmi porre una domanda: come si può definire qualcuno che impiega la sua vita, consapevole che non sarebbe stata lunghissima, per fare tutto il possibile affinché medici e ricercatori si impegnassero nel trovare una cura per persone affette da Progeria (malattia rara di cui Sammy era affetto e che pensate quando tutto è iniziato contava solo 28 casi riconosciuti nel mondo) … e che dopo non molti anni questi si ritrovino a sperimentare un metodo scientifico di rimappatura del DNA, che oggi è in grado di assicurare una cura e dunque una vita migliore, non solo ai 130 casi di Progeria presenti nel mondo, ma a milioni di persone affette da vari tipi di malattie genetiche?
Io una risposta ce l’ho …e voi?

























