Uomo dal cuore grande

Salvatore Ieva era un angelo. Salvatore è un angelo. Una di quelle persone per cui, se il Paradiso non esistesse, toccherebbe inventarlo.

Salvatore era il mio fratello maggiore. Non si può contare il bene che mi ha fatto. Non si può contare il bene che ha fatto a quanti chiedevano il suo aiuto.

Salvatore aveva un debole: i bimbi di Betlemme. Se potessero parlare le pietre della “Hogar Niños Dios”, se potessero parlare le corsie del “Caritas Baby Hospital”, se potessero parlare i vicoli dei campi profughi di Palestina, …direbbero di un gigante buono, un burbero benefico, un cuore grande quanto la sua generosità.

Ci voleva tornare Salvatore, in quella Terra martoriata, e me ne parlava sempre, lui che non perdeva occasione per esserci, lui che ha voluto esserci anche quando ci sono andato con i miei alunni. Scusa, Salvatore, se non ce l’ho fatta ad accontentarti…

Ora di Salvatore ci restano le parole e le azioni buone. I fatti, tanti, che ha portato a compimento.

Ci restano il suo vocione, le sue vigorose strette di mano, gli abbracci.

Gli stessi che non abbiamo potuto dargli in queste ultime tre settimane. Gli stessi che non hanno potuto dargli sua moglie, le sue figlie e suo figlio con i rispettivi coniugi, i nipoti, e tutta la sua grande famiglia fatta dai dipendenti della Allucom Srl, fondata con il suo fratello d’adozione, più che socio, Damiano.

Nessuno di noi ha potuto abbracciarlo perché Salvatore se l’è portato via il Covid. Sì, ci ha pensato il Covid a portarlo in Terra santa.

Ecco, tocca dirlo: la gente muore ancora di Covid e non c’è negazionismo che tenga davanti a tanta lacerazione, a tanta ingiustizia.

Sono riuscito a parlargli a telefono un paio di volte, in questi giorni. Sentivo la sua voce a fatica, distorta dal ventilatore polmonare a cui era attaccato, sovrastata dal rumore delle altre apparecchiature che lo tenevano in vita.

“Lo zio, come stai?”. Sì, lo chiamavo da sempre così, “lo zio…”.

Riusciva solo a sussurrare: “Grazie, ti voglio bene”. E piangeva di commozione. Si commuoveva sempre, Salvatore …proprio come il suo grande amico don Vincenzo.

“Ti voglio bene anch’io”, gli ripetevo. “Ti voglio bene”.

Voglio ripeterlo ancora, anche a nome di quanti hanno avuto la fortuna di incrociarlo: “Grazie, lo zio. Grazie, Salvatore. Grazie di tutto. Ti vogliamo bene”.


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

4 COMMENTI

  1. Apprendo adesso la sua dipartita, una persona brava e buona. Ho conosciuto Salvatore, per me era Ninuccio, così lo chiamavo quando, negli anni ’60,facevo l’apprendista nell’officina fabbro Fiandanese e lui mi portava sempre insieme quando c’era d’andare sul cantiere. Mi metteva davanti sul telaio della bicicletta, con i ferri da lavoro e via. Ho conosciuto tutta la famiglia Ieva, ogni tanto, quando ci incontravamo, ci raccontavamo del tempo passato, uomo di grande bontà, certo aiutava sempre il prossimo. Mi dispiace tanto, le mie sentite condoglianze a tutta la famiglia. 🙏🙏🙏

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