Immigrati non rubano lavoro e danno ricchezza. Parola di Confindustria

Un rapporto che mette a tacere i luoghi comuni. Tutti i numeri del Centro Studi di Confindustria.

Siamo abituati a sentire luoghi comuni secondo i quali gli immigrati vengono in Italia a togliere il lavoro a chi già non ce l’ha. Siamo anche stanchi, lo confessiamo, di dover ascoltare proclami populistici secondo cui gli immigrati se ne devono andare perché ci rubano il pane e vivono a spese della collettività.

Ora una fonte al di sopra di ogni sospetto, quella del Csc, il Centro Studi di Confindustria, mette tutti a tacere o per lo meno mette sul tavolo dei numeri difficili da smentire.

Eccoli. Sono 5,8 milioni gli immigrati legalmente residenti in Italia nel 2015. Sono quattro volte di più di quanti fossero nel 1990 e quasi tre volte in più del 2000, ma certamente molto di meno di quanto si possa credere. Non a caso, il Csc osserva che la presenza di immigrati in Italia è un fenomeno “sovrapercepito”.

La prova? Stando a quanto pensano gli italiani, gli immigrati sarebbero più di uno su quattro: per l’esattezza, il 26% della popolazione totale, mentre il dato effettivo è solo del 9,7%.

Si dirà: ma questi numeri non tengono conto degli immigrati irregolari. Bene: è proprio qui la vera sorpresa. Gli immigrati regolari, infatti, sono solo 300.000, cioè appena il 6% del popolazione immigrata.

Se poi guardiamo un po’ fuori casa nostra, allora ci convinciamo una volta di più che in Italia non abbiamo più immigrati degli altri, a dispetto di quanto ci possa sembrare.

Numeri: nell’Unione Europea la media degli immigrati presenti è del 10,7% (esattamente un punto percentuale in più della media italiana), negli USA la media sale al 14,5%.

C’è dell’altro. Un italiano su due ritiene che gli immigrati ci “rubino il lavoro”. Ma il Csc dimostra che gli immigrati in Italia mediamente sono meno istruiti di quelli che scelgono altri Paesi europei e che, comunque, anche quando sono diplomati o laureati accettano di svolgere lavori molto umili e poco qualificati, gli stessi che sono scartati dagli italiani.

Per di più, gli immigrati pagano le tasse e contribuiscono in maniera significativa alla ricchezza dello Stato: più di 120 miliardi di euro il loro gettito nelle casse erariali nel 2015, pari all’8,7% del Pil.

Conclude Confindustria: «La presenza di immigrati ha, negli anni di espansione (1998-2009) innalzato la crescita cumulativa del Pil di 3.9% punti percentuali (dal 10,5% al 14,4%)» e ha avuto un effetto benefico anche negli anni della crisi (2008-2015): «limitando la sua discesa di tre punti (da -10,3% a – 7.3%)». Per di più, rispetto ad un cittadino autoctono, un immigrato usufruisce di una spesa pubblica «più contenuta».

Confindustria dixit. Attendiamo i commenti entusiasti degli xenofobi.