“Fuori Mercato” è un arcipelago di iniziative economiche, sociali e culturali, disseminate dalla Lombardia alla Sicilia, attente alla dignità della persona ed alla valorizzazione della terra. Si ispira al Movimento dei Contadini senza Terra brasiliano, per l’atteggiamento e la condotta di occupare terre abbandonate, restituendo loro valore sociale, etico ed ambientale

Fuori mercato: un nome un programma. Si tratta di un arcipelago di iniziative economiche, sociali e culturali, disseminate dalla Lombardia alla Sicilia, attente alla dignità della persona ed alla valorizzazione della terra. Si ispira al Movimento dei Contadini senza Terra. In Puglia ne fanno parte “OrtoCircuito”, “Netzanet (libertà, in tigrino)-Solidaria”, “Bread & Roses, spazio di Mutuo soccorso” a Bari. “Masseria dei Monelli” a Conversano. “Diritti a Sud” a Nardò.

A Ricardo Da Silva, delegato del MST, Movimento dei Contadini senza Terra, fermatosi a febbraio per alcuni giorni in Puglia per far conoscere le faticose lotte dei contadini brasiliani per la Riforma agraria, la sovranità alimentare, la sovranità nazionale, i diritti dei lavoratori e la difesa dei beni comuni come l’acqua, il suolo, la biodiversità, “Fuori mercato illustra le iniziative messe in campo da gruppi di base del territorio pugliese.

Alcuni decenni addietro, bambini e ragazzi potevano giocare liberamente e scorrazzare nella strada, socializzare, conoscere il mondo della natura ed interagire. Oggi, invece, con l’invadenza dei veicoli e dell’urbanizzazione palazzinara sono condannati a restare rintanati in casa, come in un carcere, anche se spesso dorato, succubi dei dispositivi digitali.

Avvertendo questo disagio sociale delle giovani generazioni, Giovanni Signorile operatore dell’Orto botanico di Bari, grande conoscitore delle piante spontanee del territorio, amante degli uomini e della natura, ha spalancato al territorio le braccia della sua “Masseria dei monelli.” Emblematico il nome.

Era già orientato in questa direzione, l’amabile Giovanni, dal perenne sorriso sulla bocca, quando a catalizzare l’idea intervenne l’amara esperienza della vendita di ciliegie al rapace canale distributivo, operazione che comportava un irrisorio guadagno e tempi lunghi di attesa per l’eventuale riscossione. Perciò, in tanti oggi possono conoscere la sua masseria, fatiscente al momento dell’acquisto e restaurata con mille sacrifici assieme ad una coppia di amici, mettere a coltura piante, raccogliere frutta, svolgere attività didattiche, relazionarsi con galline, conigli, pavoni, formiche, lucertole e lombrichi. Sporcandosi le mani di terreno e portandole involontariamente alla bocca, assumono dal terreno la vitamina B12, prodotta da batteri, indispensabile per importantissime funzioni fisiologiche.

I generi alimentari, messi in bella mostra nei supermercati, prodotti industrialmente con materie prime spesso scadenti e contaminate da pesticidi, conservanti, additivi, migliorativi e coloranti, mirano esclusivamente al profitto, minano la salute degli acquirenti e sanguinano dello sfruttamento di lavoratori sottopagati in nero o di extracomunitari barbaramente sfruttati.

Per giunta, le grandi catene rastrellano risorse finanziarie locali e le portano via in casseforti offshore, distanti anche molte migliaia di chilometri dalla sede di rastrellamento, depauperando il territorio, dopo aver costretto innumerevoli piccole attività produttive ad abbassare definitivamente la saracinesca.

Perciò, A Nardò vengono prodotti eticamente dai volontari di “Diritti a Sud” con il coinvolgimento di giovani extracomunitari, alimenti, come la salsa dei pomodori, confetture di frutta, melanzane e carciofini sott’olio, senza lo sfruttamento delle persone.

Si stabilisce così un circuito virtuoso tra chi produce e chi mangia, si risvegliano emozioni e si potenzia la condivisione, l’inclusione e l’autostima.

A Bari è stata occupata da mesi una struttura di proprietà comunale abbandonata da tempo, dotata di locali e di un antistante spazio alberato. Ogni domenica, frutta, verdura, cereali, farine di grani antichi, leguminose, miele e detergenti biologici fanno bella mostra di sé, offrendosi agli acquirenti alla ricerca della genuinità, salubrità e del gusto di una volta.

All’ora di pranzo, due volte al mese, è possibile fermarsi nell’osteria popolare, in un clima di grande allegria e cordialità, assaporando cibi sani, preparati da volontari che provano il piacere di cucinare per gli altri. Vengono gioiosamente coinvolte nel lavoro, bambine, figlie dei responsabili, per educarle da piccole al valore della solidarietà. Non per sfruttarle, come si verifica, per colpa della globalizzazione selvaggia e del WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, in molte realtà economiche di altre parti del mondo, i cui prodotti rimpinzano dispense e scaffali dell’occidente civilizzato!

Molto suggestivo il nome, “Bread § Roses”, a simboleggiare la semplicità, la bontà e la bellezza della vita comunitaria e conviviale Sarebbe ancora più qualificante se il luogo di consumo e condivisione venisse denominato “Pane e rose”, (non “panem et circenses”!) salvaguardando l’identità e la dignità linguistica del territorio e della gente.

Tante aree della città di Bari abbandonate versano in condizioni di estremo degrado. I volontari di “Orto Circuito” stanno procedendo alla riappropriazione e valorizzazione, realizzando orti urbani, sociali. Veri orto-giardini partecipati e non finti orti urbani, come quello realizzato nel giorno della festa degli innamorati dall’Ikea in una delle più belle piazze di Bari Vecchia.

Gli anziani non languiranno più sulle panchine scalcinate o sconnesse dei giardinetti, ma si cimenteranno in attività utili alla salute, socializzeranno ricordi del passato e competenze acquisite nella cura dei ortaggi. Inoltre, a casa potranno portare verdura che avrà un sapore di gran lunga migliore di quella in commercio, per il valore aggiunto del proprio coinvolgimento emotivo e fattuale. In questo modo, si restituisce il territorio a chi lo vive che centellina il piacere e la bellezza di occuparsene con intelligenza e creatività.

I boschi sono lontani dal centro abitato, ma è possibile coltivare il sogno di un bosco sociale, urbano, per la città di Bari, trasformando una vecchia caserma abbandonata. Il progetto aspetta solo di uscire dal cassetto, così una struttura costruita in funzione della violenza e della morte diventerebbe un luogo di vita e di pace.


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Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani. Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola. Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola. Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle. Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.

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