Due artisti ed un prestigioso riconoscimento. Il “Premio culturale Puglia Imperiale-Stupor Mundi”, ideato ed organizzato da Antonella Di Vietri, presidente dell’Associazione di promozione turistica “DivinApulia”, sarà, infatti, consegnato sabato 22 dicembre, a partire dalle ore 16.30, nella sala multimediale del Castel del Monte, all’attore e produttore Riccardo Scamarcio (insignito anche della benemerenza civica) e alla pianista, compositrice e direttrice d’orchestra, il maestro Federica Fornabaio.

Abbiamo avvicinato proprio Antonella Di Vietri per maggiori info a riguardo:

Perché avete deciso di premiare, per questa edizione, proprio Riccardo Scamarcio e Federica Fornabaio, esponenti di due campi artistici così diversi?
Riccardo Scamarcio e Federica Fornabaio, ciascuno nel proprio prestigioso ambito artistico e musicale, rappresentano le eccellenze del nostro territorio a livello internazionale. I conferimenti assegnati da DivinApulia hanno il preciso obiettivo di “cristallizzare” il talento dei nostri artisti promuovendo contestualmente la crescita culturale dell’intero territorio.

Come cittadinanza attiva, in che modo ciascuno di noi può contribuire a migliorare lo stato e l’appeal internazionale dello scenario suggestivo che offre il nostro Castel del Monte, patrimonio dell’UNESCO dal 1996?
Il Castel del Monte è l’espressione massima dell’umanesimo del suo fondatore e della bellezza della sua eccezionale cultura. Come “figli” e “voci” della terra tanto amata da Federico II di Svevia abbiamo il dovere di proteggere il nostro inestimabile patrimonio mettendo in campo le forme più alte di competenza e professionalità al servizio del più grande monumento di Puglia.

Anche Federica Fornabaio ha voluto condividere con i lettori di Odysseo la soddisfazione per una carriera sempre più in ascesa

Ciao Federica. Essendo, ormai, una habitué del nostro giornale, non ci sorprende ritrovarti, ancora una volta, insignita di un prestigioso premio, quale il “Puglia Imperiale-Stupor Mundi”. Che effetto fa essere considerata un’eccellenza del nostro territorio?
Probabilmente essere una vostra affezionata lettrice mi sta portando fortuna! È certamente importante ricevere un riconoscimento da parte della comunità che mi ha vista muovere molto presto i primi passi nell’ambito della mia passione, poi sparire per diversi anni e ritrovarmi all’improvviso nel pieno di quello che è diventato il mio lavoro a tutti gli effetti. Federico II ha sempre rappresentato un esempio di genialità fuori dal tempo, la sua discendenza in qualche modo è davvero un privilegio. E poi non tralasciamo quanto possa far piacere all’età di 33 anni esser considerata “ancora” una Puer Apuliae! (ride, ndr)

Il tuo ultimo album, “Unpeaceful”, già recensito da Odysseo, è stato un successo di critica e pubblico. A quale livello di cultura personale si può giungere anche solo ascoltando dei pezzi musicali di notevole caratura come i tuoi?
Quella di dover presentare un “curriculum d’ascoltatore” per entrare a contatto con la musica strumentale e/o sinfonica è una convinzione del tutto errata. Serve solo un ingrediente, e questo è alla portata di tutti: essere disposti a farlo. Essere disposti, cioè, nell’animo ad accogliere un messaggio, una soffiata di note che suggeriscano al cuore qualcosa di nuovo. Bisogna concedersi del tempo in solitudine. Una solitudine non fisica, solo mentale, quella fetta di tempo personale che serve a ricaricarsi dalla continua immersione nel tempo di chi ci circonda. Bisogna concedersi il privilegio di pensare e riflettere. Questo, e solo questo, consente di comprendere un ascolto. E il suo privarsene ci allontana.

Da sempre appassionata del giapponese Ryuichi Sakamoto, non hai mai nascosto la tua spiccata predisposizione alla composizione di colonne sonore.  In questo senso, quanta incidenza assumono, oggigiorno, i punti di contatto tra musica e cinema?

Il cinema negli ultimi tempi sta gradualmente facendo a meno di memorabilità melodiche. È una tendenza che non comprendo, è come provare a negare la potenza di certi cult movie grazie al supporto di una narrazione amplificata delle melodie. Gli effetti speciali sonori, il didascalismo di “sintetizzatori di tensione”, son fiduciosa che prima o poi passeranno, come molta musica degli anni ‘80, come meri esperimenti di elettronica, e niente più. Auspico che la musica SUONATA torni a raccontare qualcosa in più allo spettatore e ad emozionarlo, a fare in modo che grazie ad una melodia mantenga nel cuore un ricordo indelebile di quell’esperienza, come avveniva ne Il Padrino, in Amarcord, ne La Dolce Vita, ne Lo Squalo! Piuttosto che avvertire chi è in sala solo che sta per prendersi un accidente!

La Musica è Vita e la racconta, la accompagna, sempre.