Una civetta aveva il torcicollo
E non poteva più guardarsi indietro
Scordato, pure, aveva il suo passato
E i voli messi tra foreste e piane.

Restava appollaiata sopra un pino
Scrutando qualche preda da ghermire:
Un topo, un uccellino o qualche geco
Per appianar rimbrotti della fame.

Nel sottobosco nulla si muoveva
In quella notte con la luna piena
Soltanto il vento che vociava fioco

Si mise a ventilare qualche sterpo
Intanto che un astore più affamato
Predava la civetta e la spennava.

27/05/2024


FonteStefano Ferrario, CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons
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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.

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