
Le parole di papa Francesco contro l’assuefazione da corruzione
Se si vuole avere subito un’idea di cosa intendere per etica militante, si consiglia di riprendere il testo dell’Angelus tenuto domenica 18 settembre 2016 da papa Francesco. Commentando la pagina del Vangelo dell’Amministratore infedele e corrotto, brano tratto dal Vangelo secondo Luca (16,1-13), Francesco parla della corruzione e delle tangenti, paragonandole alle droghe che producono assuefazione.
Il Papa nel suo messaggio parla di due stili di vita contrapposti: quello mondano e quello del Vangelo; di due astuzie: quella mondana e quella cristiana: “La mondanità si manifesta con atteggiamenti di corruzione, di inganno, di sopraffazione, e costituisce la strada più sbagliata, la strada del peccato, perché una ti porta all’altra! È come una catena, anche se – è vero – è la strada più comoda da percorrere…” Soffermandosi poi sull’astuzia cristiana egli afferma: “…lo spirito del Vangelo richiede uno stile di vita serio – serio ma gioioso, pieno di gioia! -, serio e impegnativo, improntato all’onestà, alla correttezza, al rispetto degli altri e della loro dignità, al senso del dovere. E questa è l’astuzia cristiana!”
“Onestà e disonestà, fedeltà̀ e infedeltà̀, egoismo e altruismo, bene e male. La vita offre sempre due percorsi e implica una scelta netta, perché…” – aggiunge Francesco – …”non si può̀ oscillare tra l’una e l’altra, si muovono su logiche diverse e contrastanti”, al punto che: “si rischia di ‘zoppicare con entrambi i piedi’”.
Proseguendo il Papa richiama i credenti a fare una scelta chiara: “tra la logica della corruzione, della sopraffazione e dell’avidità e quella della rettitudine, della mitezza e della condivisione. Qualcuno si comporta con la corruzione come con le droghe: pensa di poterla usare e smettere quando vuole”. Invece: “Anche la corruzione produce assuefazione, e genera povertà̀, sfruttamento, sofferenza. E quante vittime ci sono oggi nel mondo! Quante vittime di questa diffusa corruzione”.
Richiamando, ancora, l’attenzione di quanti l’ascoltavano Francesco, prosegue: “Quando invece cerchiamo di seguire la logica evangelica dell’integrità̀, della limpidezza nelle intenzioni e nei comportamenti, della fraternità noi diventiamo artigiani di giustizia e apriamo orizzonti di speranza per l’umanità̀. Nella gratuità e nella donazione di noi stessi…serviamo il padrone giusto…”
Avviandosi alla conclusione il Papa sostiene che sia indispensabile e vitale che il cristiano, il credente decida di scegliere: “…in ogni occasione e ad ogni costo la strada giusta, trovando anche il coraggio di andare controcorrente…”.
Parole forti, taglienti, acuminate quelle di Papa Francesco che sbattono contro la realtà storica contingente, (sociale, politica, economica ecclesiastica), sotto il nostro naso di “cittadini e cristiani astuti”, con l’intento di farci sviluppare una consapevolezza molto forte circa la fenomenologia e l’antropologia di questo male che è la corruzione.
Una spinta a cooperare come comunità laica e religiosa per far prendere percezione e coscienza che l’acquiescenza a un alto livello di corruzione abbatte le basi della convivenza civile, della democrazia, dell’economia, della Chiesa.
La corruzione è un sistema di relazioni, aspetti, favoreggiamenti, annebbiamento delle coscienze, pressioni, intimidazioni, accordi non scritti, connivenze. Una membrana cellulare dell’intero organismo sociale, malata, infetta, che impoverisce la vita collettiva, che contribuisce a diffondere una cultura individualista e frammentata, una cultura della sopravvivenza, che fa vincere i cinici e gli arroganti.
Si tratta di un fenomeno di fronte al quale la comunità cittadina, nazionale, internazionale e cristiana (laici e consacrati) non può sentirsi estranea, ma si deve imporre con un’etica “militante”, a favore della verità e della giustizia come medicamento spirituale e civico per il benessere e la salute della persona, della città, della nazione, dell’Europa, dell’intero pianeta.























