Bizzarra storia  di una guidatrice poco esperta e della sua  autovettura

In una fresca serata di febbraio, un giovane aitante, un signore  e una bionda ragazza con tanti anni addosso  arrivarono nella concessionaria dove Diva riposava, tranquilla.

I due uomini parlottavano tra loro mentre lei se ne stava un po’ in disparte.

Cercavano una vettura per la Biondina e a quei due, lei, piaceva molto. Forme eleganti, motore brillante, il volume adatto ad una macchina da città che all’occorrenza poteva divenire anche  una comoda  “compagna” di viaggio.

A dire la verità, anche loro piacevano a lei, soprattutto il più giovane. Avevano l’aria di quelli che ti maneggiano con cura e padronanza, di quelli che ti scarrozzano in lungo ed in largo e tu neanche te ne accorgi.

– Ecco –  pensava Diva tra sé –  con loro ci andrei volentieri in giro. Ma lei? No, no; non fa per me. Mi guarda come se fossi un’astronave appena sbarcata da Marte. Sembra spaurita all’idea di avere a che fare con me.

Era così. La tipa cercava di spiegare le sue ragioni a quei due; era un’altra, la sua idea.

– La sentite? – avrebbe voluto dire – vuole una macchina rossa e io, vedete bene, sono nera. Nera che più nera non si può. Giusto una minima rifinitura a contrasto, color argento; ma di rosso neanche l’ombra!

Ma quei due, niente. Ci erano andati in fissa con lei. Al giovanotto piaceva molto e la Biondina era molto sensibile al suo parere.

Insomma, dopo un po’ che ci giravano intorno l’avevano convinta a rinunciare all’idea della macchinina rossa, piccina e maneggevole, ed ora, giusto il tempo per il disbrigo delle pratiche, a Diva non restava che seguirla, sperando  che i suoi timori fossero infondati.

Ci volle poco a capire che invece, la Biondina, era proprio il tipo che si era immaginata. Ogni uscita era un’esperienza al cardiopalma; ad ogni frenata le sue pastiglie stridevano per il grande sforzo a cui erano sottoposte, sempre improvvisamente, senza nemmeno un piccolo cenno di preavviso, che so, un leggero colpetto al pedale del freno prima dell’affondo…

E che dire di quando si avventurava su curve e tornanti?

Se lo sterzo avesse potuto parlare avrebbe gridato “All’assassinaaaaaaa” per tutte le volte che lei lo sballottava a destra e a sinistra costringendo i passeggeri in sua compagnia ad ondeggiare freneticamente allo stesso  ritmo. E hai voglia il contagiri a segnalare e il motore a gemere esausto, la marcia veniva cambiata quando lei, toccando distrattamente il cambio pensava: – Ma quante marce ha ‘sta macchina?

– Che ci faccio ancora in terza? –

Ma il suo pezzo forte erano i  parcheggi.

Era diventata famosa. Era quella del retro-sporgente!

Poteva esserci anche spazio per un tir, la Biondina parcheggiava sempre così: musetto verso il marciapiede, a debita distanza, ovviamente, e culetto sporgente. Sempre. Ed era inutile insistere; finiva sempre così. Qualche volta ci provava a raddrizzarla; andava avanti e indietro, si sbracciava, diventava paonazza per lo sforzo ma era inutile, dopo un po’ si arrendeva e la lasciava lì, sempre nello stesso modo. Raramente, qualche passante generoso, interveniva – Serve aiuto, signora? – e la guidava nella manovra o, di fronte al suo sorriso tra lo spaurito e l’ammaliante, proponeva – Vuole che lo faccia io?

Ecco, in quelle occasioni, Diva tirava un sospiro di sollievo e si godeva la gioia di essere parcheggiata come da manuale, qualche centimetro dal marciapiede, vista laterale sulle vetrine da un lato e sulla strada, dall’altro.

Ma per la maggior parte del tempo, finiva quasi per rimpiangere i suoi giorni in concessionaria.

E quando rimasero sole, lei e la Biondina, le cose peggiorarono. La tipa, spesso, si dimenticava di lei e delle sue esigenze ed allora non restava altro che cominciare a mandare richieste di ogni genere.

– “Contattare centro servizi” segnalava attraverso il display, ma la Biondina, neanche lo guardava, il display.

Allora partiva con il lampeggiamento di ogni genere di spia sul cruscotto AIR BAG IN AVARIA , LUCE TARGA DA SOSTITUIRE,  ma ancora niente…

– Domani, domani – ripeteva la Biondina – Resisti! Ora non ho tempo. Sono in ritardo!

Aveva una certa questione in sospeso con il tempo, quella donna là!

Ma come spesso succede, nelle storie a due,  Diva aveva finito con l’affezionarsi a quella Biondina e allora resisteva. Ce la metteva tutta a non fermarsi per strada, a frenare al momento giusto, a non bruciare arrostita per mancanza d’olio.

Veniva ricompensata dalla bella musica che lei le faceva ascoltare, dalle allegre compagnie che scorazzava e dalle sue paroline dolci, quando cercava di blandirla.

E poi, in suo soccorso, arrivava di tanto in tanto, qualche amico generoso.

Ce n’era uno che la teneva d’occhio ogni giorno e, quando meno se l’aspettava,   la portava  a fare un salutare trattamento di bellezza. La riportava profumata e brillante, divertito all’idea dell’incontro tra le due.

Scommetto che non la riconosce – pensava, ammirando il colore originale dell’autovettura  che ritornava a splendere, ormai libera dal fitto strato  di polvere che l’aveva sommersa per mesi.

Diva attendeva l’arrivo della Biondina e si godeva l’espressione beata della sua faccia che rimirava l’interno splendente e tirava col naso per riempirsi di quel profumo di fragola che proveniva dal cruscotto, tirato a lucido.

Erano diventate una bella coppia e andavano avanti sapendo entrambe di dover resistere.

Ci furono momenti difficili e Diva si comportò veramente da grande amica.  Fu brava a farsi carico completamente di certi momenti di “assenza”, diciamo così, della Biondina. L’ultima volta era rientrata strisciando e cigolando sui cerchioni, gemendo al dolore dei suoi pneumatici che si consumavano fino all’osso man mano che lei si trascinava lentamente verso casa. Era notte e la Bionda andava riportata sana e salva  fino a destinazione. Diva resistette fino all’ultimo, poi si arrese e si concesse un periodo di riposo.

Se lo meritava, in fondo.

In tutti quegli anni non si era mai lamentata e l’età avanzava anche per lei. Non era più quella di una volta. Aveva perso un po’ del suo smalto,  per così dire, ed  a pensarci bene neanche tanto per  dire,  a causa di certi incontri ravvicinati, troppo ravvicinati, a cui la Biondina  la  costringeva spesso, nell’ultimo periodo.

Ogni ritorno a casa era diventato sempre più faticoso da sostenere; passi il fianco che “accarezzava” il muro,  passi il musetto che “baciava”  la poltrona accantonata nell’angolo del box, ma la “strofinata” contro la saracinesca era veramente uno strazio… – Ohiohiohi! -.

Ogni volta che si arrivava alla “strusciata” del rientro, la Biondina strepitava da una parte e Diva dall’altra ed era un tormento per entrambe.

Quando si arrivò a quel punto, Diva cominciò a pregare un intervento divino e, si sa, le preghiere che nascono da un cuore sincero vengono sempre esaudite.

E una sera, finalmente, il miracolo avvenne.

La Biondina aveva un amico, uno spilungone alto e sempre sorridente, che insieme a sua moglie, le faceva da angelo custode sorvegliandola da  vicino. Si può dire che ne seguiva ogni passo e il suo intervento era sempre risolutivo.

Un giorno le incontrò mentre rincasavano e ascoltò il grido stridente con cui Diva affrontava l’ennesima strusciata,  e il grido disperato con cui la Biondina abbandonò l’autovettura, in preda ad una crisi nervosa.

– Non riesco! Non ci riesco più – piagnucolò la Bionda.

Non dirlo mai più – le disse, rimproverandola  con affetto – è impossibile che tu non riesca  a farlo.  Ti faccio vedere dove sbagli.

E le mostrò la manovra che lei, chissà perché, aveva dimenticato.

La macchina fluidamente, avanzò verso il suo rifugio. Incolume!

– È finita! – sospirò Diva, pensando a tutte le lacerazioni, le botte incassate, i dolori assorbiti.

– È finita! – sospirò anche la Bionda, pensando alla rabbia, alla delusione, al senso di scoramento che l’avevano assalita ad ogni ritorno a casa – Posso farlo di nuovo -.

Asciugandosi una lacrimuccia, gli sorrise e ringraziò.

Da quel giorno, ad ogni ritorno a casa, la Bionda sorrideva, si ripeteva mentalmente la manovra così come le era stata mostrata e anche Diva era più tranquilla, ormai. Ce l’avevano fatta!

E già! Puoi sempre farcela, se hai  un amico accanto che ti  incoraggia, ti sostiene e ti ricorda che nulla è più grande della tua volontà di farcela!


FontePhoto credits: Paola Colarossi
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Sono un’insegnante di Matematica e Scienze che adora raccontare ed ascoltare storie. Ho scoperto il potere terapeutico del racconto in un particolare momento della mia Vita e da allora scrivo storie che prendo in prestito dalla realtà. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo libro, È solo questione di tempo. La mia vita, una favola, edito da EtEt, casa editrice con sede ad Andria. Nel 2016 ho frequentato un corso di scrittura creativa con Tommy Dibari, coautore di trasmissioni televisive e scrittore. Nel 2019 viene pubblicato, edito da Progedit, il mio secondo libro, Ti prometto il mare, racconto fiabesco incentrato su storie di donne. Sempre nel 2019 ho frequentato un corso di scrittura creativa con Luigi Dal Cin, autore di libri per ragazzi ed insegnante presso la scuola Holden. Profondamente convinta del valore etico della comunicazione, nel 2019 ho perfezionato le mie competenze con un master in PNL, Programmazione Neuro Linguistica Bio-etica seguito e, nel 2021, con un master in Coaching bio-Etico, conseguiti entrambi presso il centro di formazione Ikos di Bari.