Altro che “magia”…

Il mistero dell’incarnazione attraverso l’iconografia sacra del cristianesimo antico. Questo il tema della tradizionale riflessione natalizia (organizzata dalle professoresse Lucia Cavaliere e Maria Di Noia) che si è svolta nel pomeriggio di venerdì 20 dicembre nell’auditorium della Vaccina pieno, come al solito, di docenti in servizio e in pensione e di genitori degli alunni.

A condurre quest’anno la riflessione natalizia una guida d’eccezione: Mons. Pasquale Iacobone, segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

In apertura, Mons. Iacobone ha sottolineato come sia sbagliato parlare di “magia” a proposito del Natale, quando invece si dovrebbe parlare di mistero. Non c’è, infatti, mistero più grande del Dio che si fa uomo e dona la Salvezza all’umanità intera. Ed è questo l’unico, vero, grande dono.

Successivamente, Mons. Iacobone ha presentato e commentato numerose immagini di affreschi di catacombe, bassorilievi e sculture sepolcrali risalenti ai primi secoli del cristianesimo (all’incirca fra il II e il  V secolo ) e aventi due soggetti: l’Annunciazione e la Natività, entrambe simbolo dell’incarnazione del divino nell’umano. In particolare, le rappresentazioni dell’Annunciazione simboleggiano in modo immediato per i fedeli il Verbo che si fa carne, mentre le rappresentazioni della Natività, oltre a ribadire l’incarnazione del divino nell’umano, ricordano la promessa di salvezza che viene da Dio e l’universalità del messaggio cristiano (la Salvezza è per tutti!).

Un interessantissimo percorso fra arte e teologia, quindi, dove Mons. Iacobone ha evidenziando come tutte quelle rappresentazioni realizzino, con pochi simboli ed in maniera efficace, una connessione fra Antico e Nuovo Testamento e trasmettano con immagini semplici ed efficaci il mistero del Dio che si è fatto uomo e la Salvezza dell’umanità.

Un’umanità che deve farsi immagine di Dio.

prof. Gaetano Pellecchia


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Redazione
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