C’è un’Italia invisibile, o quasi. Che non urla e non usa parole d’odio. Ma esiste, ed è ampia. Un’Italia solidale che dedica il proprio tempo a regalare al prossimo un sorriso, un gesto d’inclusione, un sollievo. È l’Italia che opera nel volontariato e nel Terzo settore. L’Italia “a braccia aperte”, che favorisce l’inclusione e la coesione sociale

C’è un Paese indebitato, corrotto, senza regole, potente e prepotente, che fa spazio a chi non merita, sempre più spesso animato da pulsioni disumane, autoritarie e violente. Che, nella falsa leggerezza della Rete, usa le parole come pietre, e riduce la comunità a un groviglio di tribù armate, non solo di sospetti e pregiudizi. E c’è un’Italia invisibile, o quasi. Che non urla e neppure riempie le piazze. Ma esiste, ed è ampia. Un’Italia solidale e rispettosa degli ultimi. Che dedica il proprio tempo ad alleviare il dolore altrui. A regalare al prossimo un sorriso, un gesto d’inclusione, un sollievo. È l’Italia del volontariato (il welfare della buona volontà) e del Terzo settore (il solidarismo di utilità sociale). L’Italia “a braccia aperte”, che dispone di una straordinaria ricchezza: milioni di persone che praticano la gratuità, e migliaia di organizzazioni che operano per l’inclusione e la coesione sociale. Lo afferma Ferruccio de Bortoli, giornalista di lungo corso come editorialista e direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore, ora presidente della casa editrice Longanesi e dell’associazione Vidas. In “Ci salveremo” (Garzanti), saggio sull’Italia di oggi, appena presentato a Bitonto presso la Fondazione Opera Santi Medici e riproposto nel grande evento di riflessione in svolgimento a Padova “Capitale Europea del Volontariato 2020”, la sua certezza. Sintetizzata nell’intervista.

Sa cosa mi piace del suo libro? In “Ci salveremo” c’è una fotografia, anzi una puntuale radiografia del Paese: luci e ombre, bene e male, positivo e negativo. Lei riesce a scorgerli e a leggerli entrambi, assegnando loro il giusto peso. Ma il titolo è positivo. Prevale, insomma, la certezza che ci salveremo. Su quali fattori poggia?

Il primo fattore di speranza è il diffuso e capillare sistema del volontariato italiano: un capitale sociale della cui importanza e ricchezza non abbiamo assoluta cognizione… Sei milioni di persone che dedicano il proprio tempo ad alleviare il dolore altrui. A dimostrare a chi soffre che viviamo in una società di sentimenti, compassionevole, non di soli interessi. È “l’esercito del bene”, formato dalle tante associazioni laiche e cattoliche impegnate in attività solidali. È la piattaforma di una nuova economia condivisa, in cui si sperimentano i servizi e i lavori del futuro. Ed è anche uno straordinario ammortizzatore sociale. Se non ci fosse stata la rete del volontariato, le reazioni alla crisi finanziaria degli ultimi anni sarebbero state molto diverse nel Paese. Più gravi. Il reddito familiare è diminuito, nell’ultimo decennio, del 10 per cento, un quarto della capacità industriale è andato distrutto, le famiglie al di sotto della soglia di povertà si sono moltiplicate. Se il tessuto sociale ha tenuto, è grazie al volontariato: il welfare della buona volontà.

Al suo fianco c’è il Terzo settore, il solidarismo di utilità sociale.

È così chiamato per distinguerlo dalle attività della pubblica amministrazione e delle imprese private che operano con finalità lucrative. Ebbene, dall’ultima indagine ISTAT risulta che le istituzioni non profit attive nel nostro Paese sono 343 mila, e complessivamente impegnano 812 mila dipendenti: la più grande azienda esistente in Italia.

Il Terzo settore, che attua il principio di sussidiarietà enunciato dall’art. 118 della Costituzione, risponde oggi a una normativa più articolata e specifica rispetto al passato, fissata dalla legge delega 106/2016. È molto forte al Nord e al Centro, ma non è debole al Sud. Comunque, la differente latitudine non disegna una forbice così ampia come quella del reddito. Le due Italie sono più vicine, più unite, a dimostrazione del fatto che siamo tendenzialmente solidali. E anche questo è un grande segno di speranza.

Dunque, ci salveremo?

C’è un’Italia che attende il segno della riscossa. Un Paese che vorrebbe emanciparsi dalla paura. Una comunità che ricomincia a credere nella possibilità di una società migliore. A lungo questo popolo è rimasto disperso e silenzioso, frastornato, sospeso. Oggi sta recuperando fiducia e forza proprio, ripartendo dalle fragilità da sostenere. Dunque, ci salveremo. Se riscopriremo quel senso di comunità di cui parla il presidente della Repubblica. Se torneremo a investire sul nostro futuro: nella ricerca, ma anche in cultura, in formazione e innovazione, nello sviluppo sostenibile che coniuga benessere e rispetto dell’ambiente, ma soprattutto se faremo leva sulla coesione sociale. Ci salveremo se non cancelleremo la memoria del totalitarismo e delle tragedie del Novecento, “secolo breve” ma interminabile nelle sue pieghe di dolore. Ci salveremo valorizzando le reti comunitarie, che ridanno fiducia e rendono solida la realtà. Continuando a sperimentare l’inclusione. Implementando la piattaforma della nuova economia condivisa. Dipende molto dalla nostra responsabilità e dal nostro impegno. E anche dalla capacità di promuovere le passioni civili e gli esempi positivi: ce ne sono tanti! Il cammino è lungo, ma rischiarato da fattori di speranza. Ci salveremo, parola di Ferruccio de Bortoli.


Articolo precedenteSottili come carta
Articolo successivoA di Amore
Renato Brucoli
Renato Brucoli (Terlizzi, 1954) è editore e giornalista pubblicista.Attivo in ambito ecclesiale, ha collaborato con don Tonino Bello dirigendo il settimanale d’informazione religiosa della diocesi di Molfetta e il Settore emerge della Caritas, in coincidenza con il primo e secondo esodo dall’Albania in Italia (marzo-agosto 1991) e per alcune microrealizzazioni di ambito sanitario nel “Paese delle Aquile”.Nella sfera civile ha espresso particolare attenzione al mancato sviluppo delle periferie urbane e fondato un’associazione politica di cittadinanza attiva. Ha anche operato nella Murgia barese per la demilitarizzazione del territorio. Autore e curatore di saggi biografici su don Tonino Bello e altre personalità del Novecento pugliese, dirige la collana Alfabeti per le Edizioni Messaggero Padova. Direttore responsabile della rivista Tracce, collabora mensilmente con il periodico La Nuova Città. È addetto stampa per l’associazione Accoglienza Senza Confini Terlizzi che favorisce l’ospitalità di minori bielorussi in Italia nel dopo Chernobyl.L’Università Cattolica del Sacro Cuore, per la quale ha pubblicato una collana di Quaderni a carattere pedagogico sul rapporto adulto-adolescente, gli ha conferito la Medaglia d’oro al merito culturale. L’Ordine dei Giornalisti di Puglia gli ha attribuito il Premio “Michele Campione”: nel 2013 per l’inchiesta sul danno ambientale procurato da un’industria di laterizi; nel 2015 per la narrazione della vicenda umana e sportiva di Luca Mazzone, campione del mondo di paraciclismo.

3 COMMENTI

  1. No dai! …Ancora con questa storia del terzo settore e della solidarietà che salverà l’Italia? Mi sembra una ritorno dei tempi del PDS con D’Alema e soci.
    È bello e facile dire che gli italiani si salveranno grazie alla solidarietà quando chi parla ha i giusti contatti e il pregio di potersi mettere di scrivere un libro, magari dopo cena e dopo essersi pagato tutte le bollette… sognando poi un mondo di buoni davanti ad una pagina bianca. Cercherò su internet informazioni perché, se non ricordo male, De Bortoli è un uomo della sinistra italiana o ad essa affine, perché poi, solo loro tendono a rabbuonire ciò che chiamano popolo o populisti a seconda se questi li seguono o non li seguono.
    Anche io penso che ci salveremo, ma solo grazie ai figli degli ultimi e dei diseredati di oggi, orde di poveri senza voce, ingannati e depauperati dalla visione edonistica ed egocentrista di un sinistra italiana (e mondiale) nichilista e disfattista, che continua a trovare il suo senso solo ed esclusivamente aggrappandosi al Novecento, perché in quel tempo, essa era giovane e forte.
    “Convertiti” sinistra italiana! Oggi la tua supponenza è pseudofascismo.

  2. No dai, Nunzio! Non ci ho capito nulla, dal tuo giro di parole, se non che è carico di disprezzo politico e proviene da un citofonaro. Comunque sia, volontariato e Terzo settore non hanno bisogno della tua approvazione per fare del bene ed esprimersi in libertà. E neppure dell’approvazione del citofonaro, che fa voti criminalizzando la solidarietà. Altro che PDS e tempi che furono: molto più in basso, che più in basso non si può! Saluti

  3. A parte che nel mio commento ci sono errori anche di digitazione (forse ci vorrebbe un “edit” post-commento) e che, colpa mia, non trovo il tempo quieto per poter scrivere con maggiore argomentazione, resta il fatto increscioso e riduttivo che, non appena qualcuno analizza criticamente il pensiero unico della sinistra arcobaleno, subito viene additato a fascista-salviniano. Quindi il mio “ma dai!” me lo riprendo e glielo rivolgo nuovamente:
    “Ma dai! Fate attenzione!… state costruendo le basi del neo-fascismo con il vostro pensiero unico e intoccabile”.
    Nel mio articolo per precisione, accuso di ipocrisia il testo, l’idea di Ferruccio De Bortoli. Tutto qua. Nessun disprezzo fascistoide. Io non voto Salvini ma sono la voce che svela le ipocrisie vergognose della politica sinistra italiana e di chi ci sguazza (sardine, giornalisti, scrittori, clericali, ecc.).

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.