Un bilancio “dietro le quinte”: intervista a tre con Luigi del Giudice, Riccardo Carbutti e Francesco Fisfola

Spettacoli, concerti e tanto movimento a far pullulare, per oltre due settimane, la città di Andria con il Festival Castel dei Mondi che ha concluso il 9 ottobre la sua XX edizione con “Hotel Paradiso”, “L’uomo dal fiore in bocca” e “Marble sounds”. E come per ogni “fine”, dopo un po’ di malinconia, bisogna fermarsi a riflettere e ad analizzare gli elementi positivi e quelli che, invece, costituiscono oggetto di miglioramento futuro.

Abbiamo incontrato l’assessore alla cultura Luigi Del Giudice per fare qualche considerazione: “Il bilancio è stato positivo sia in termini numerici, con oltre 700 abbonamenti venduti e numerosi spettacoli sold-out, sia in termini sostanziali, in riferimento alla nostra maggiore scommessa: il coinvolgimento della città tutta con i matinée e le delocalizzazioni dei palchi”. Al perseguimento di questo scopo ha giovato la posticipazione del Festival all’apertura delle scuole e gli orari serali post-lavorativi: “Gli andriesi hanno vissuto il Festival come proseguimento dell’estate – continua del Giudice – ed è venuta a mancare quella nota di malinconia che in genere seguiva la fine della rassegna”.

Stupore, riflessione critica e immersività le parole-chiave scelte dal direttore artistico Riccardo Carbutti per questa XX edizione che ritorna, dopo tanti anni, ad essere ripartita in “tre anime”: sezione teatrale, musicale e internazionale. Ma cominciamo ab imis; come nasce il Festival? “Dopo la nomina del Castel del Monte a patrimonio dell’Unesco, l’amministrazione del 1997, con sindaco Vincenzo Caldarone e assessore Nunzio Liso, sentì l’esigenza di celebrare il maniero federiciano con la costituzione di un festival di arti performative che ne portasse il nome e fungesse da elemento identitario. Con i primi direttori artistici, Errico Centofanti e Andrea Vitali, si lavorò per cicli triennali, giocando sulla triplice essenza del Castello, un luogo in cui le tre grandi culture monoteiste si erano intrecciate. Nel 2002, con il cambio politico, anche la direzione del Festival virò verso nuove rotte nel secondo triennio, dando priorità ad una rassegna popolare con nomi importanti, soprattutto  in campo musicale (Fiorella Mannoia, Lucio Dalla, Franco Battiato, etc…); ma fu il terzo triennio, dal 2003 al 2005, il punto di svolta del Festival che conferì quell’identità che noi oggi conosciamo, creando quasi un brand. Con Pamela Villoresi come direttrice artistica e Mimma Gallina alla direzione organizzativa, si eliminarono i grandi nomi che fungevano da attrattiva per ricercare l’insolito e sostenere produzioni nate ad hoc.

Dunque il Festival, cresciuto negli anni, ha preso per mano uno spettatore “primitivo” e lo ha educato ad un teatro insolito e ad una riflessione critica. “Nel 2006, con un palinsesto fittissimo, abbiamo creato una coincidenza di orari – spiega Francesco Fisfola, direttore di produzione – dando al pubblico la possibilità di sedersi a leggere le sinossi e di operare una scelta critica; si voleva scongiurare l’idea di uno spettatore che andava a teatro per consenso passivo. Oggi abbiamo un pubblico più consapevole e possiamo permetterci di eliminare le contemporaneità. Ma il nostro impegno si spinge al pubblico del futuro, i ragazzi, coinvolti nei matinée”.

A proposito di futuro, quali novità ci aspettano per il CdM 2017? E quali sono le sfide che questo assessorato si pone? “Per i prossimi anni vorremmo destrutturare il Festival in vari mesi – afferma Del Giudice – creando un Festival diffuso con un’anteprima in piena estate e una sezione specifica a settembre, per le scuole. Il successo di questa XX edizione pone in luce la necessità di una struttura stabile per il teatro che, con la sua valenza sociale e pedagogica, non può mancare in una città come Andria. È questa la maggiore sfida del mio assessorato. Ben presto sarà fruibile l’ex macello in via Canosa, parzialmente completato, con uno spazio a piano terra e un anfiteatro esterno. Mentre, a lungo termine di scadenza, c’è il progetto di un auditorium sotto il livello della strada. Tuttavia, con l’utilizzo della tensostruttura (chiamata “Chapiteau” per provocazione, poiché volevamo dimostrare che il teatro può essere fatto dappertutto) si sono aperti nuovi orizzonti e stiamo valutando una soluzione che non sia di cemento, avviando le prime ricerche. Mi piacerebbe infatti mantenere un cuore pulsante al centro della città, che renda più familiare a tutti brand Festival Castel dei Mondi. Il mio assessorato punta alla valorizzazione dei nostri talenti, passatemi l’espressione, alla valorizzazione dell’andriesità: ben cinque andriesi sono saliti quest’anno sul palco del Festival (Michele Sinisi, Nicola Di Chio, Cecilia Zingaro, Antonio Memeo, Domenico Tacchio) e all’interno della programmazione della festa Patronale cercherò di ripetere, anche nei prossimi anni, il concerto di musicisti locali. Infine, mi piacerebbe rendere fruibili ad un pubblico eterogeneo le espressioni culturali  più varie: dalla lettura, con reading notturni presso la biblioteca comunale, alla musica lirica e, perché no, ai fumetti. Credo che la chiave di tutto sia ottimizzare al massimo le nostre risorse”.


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Mi chiamo Sara Suriano, sono nata e cresciuta ad Andria. Sono laureata in lettere moderne e ho studiato all’Università di Bari; ma sono anche una scrittrice, una viaggiatrice, una pittrice… nei miei sogni. Friedrich Schleiermacher una volta scrisse: “Noi parliamo poco, mentre chiacchieriamo relativamente troppo”. Quindi per ora sono Sara. Sara e basta.

1 COMMENTO

  1. Vedo che con questo assessorato siamo sulla buona strada,visto l’esito positivo di quest’anno. Un augurio e buon lavoro all’Assessore e ai suoi collaboratori.👍👍👍👍

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