“Più cose si desiderano, meno si devono scartare, ma più grandi ci si deve fare per poterle realizzare tutte”

Anni 90, TV a colori, tra un gioco e l’altro io guardavo te in Tv: Lucia, Agnese, Donna Prassede, Monaca di Ponza, Bella Figheira, Dolores, Madre Badessa, La signora Flora, la signorina Carlo, le donne del Tg… le donne in un’unica grande donna: Anna.

Tu per me non sei solo Anna Marchesini, sei la mia Anna, come se io e te ci conoscessimo da sempre. Sei la medicina contro la tristezza della pioggia e le fatiche delle salite, contro le ferite del cuore, la felicità in un sorriso, la tristezza che si cancella in ogni tua battuta mai volgare ma sempre meditata e studiata, l’hai detto tu che per portare in scena un personaggio “ci andavi a letto” nel senso che sapevi tutto di lui.

Io sono cresciuta con te, ti ho seguita in ogni tua comparsa televisiva e ho sognato di essere te quando nel mio piccolo recitavo su un palco.

Tu sei in un “Ciao, sono bella figheira” quando saluto le mie amiche, in un “Suonano alla porta”, in un “Che siccome che sono cecata” quando si appannano gli occhiali, in un “Dove è mia sorella?”

Il 5 marzo 2016 fila M, poltrona 26 del teatro Petruzzelli, io c’ero, tremante di gioia, scalpitante come una bambina ho visto realizzarsi il sogno di una vita. Un sipario rosso si apre e nel buio del palco appare una donna seduta, vestita di bianco, capelli raccolti e voce dolce e determinata. Eri proprio tu. Il racconto incalzava, nella mia mente e nel mio cuore passavano in rassegna i tuoi personaggi di cui sono innamorata, la musica si fondeva con le tue parole come se fossero un unicum inconfondibile.

Dopo 90 minuti il sipario si chiude, tu hai ballato un Can Can indimenticabile, mettendo una forza inconfondibile nonostante la malattia ti stesse divorando, come non piangere di gioia davanti a tutto ciò? Per me da quel momento Cirino e Marilda si può fare, me lo hai insegnato tu a scardinare le convenzioni, ad andare oltre il filo debole dell’ovvietà e banalità per raggiungere la profondità vera della vita. Tu sei l’incarnazione dell’amore per la vita, viscerale tanto da farti assaporare gli istanti in ogni piccolo retrogusto.

Avrei voluto abbracciarti e dirti grazie… mi è bastato il tuo Ciao dall’auto che ti accompagnava fuori dal teatro.

“Più cose si desiderano, meno si devono scartare, ma più grandi ci si deve fare per poterle realizzare tutte”: grazie per questi preziosi insegnamenti.

Ciao Anna, io ti aspetto qui.


Fontewikimedia.org
Articolo precedenteIl premio sperato, per i guerrafondai in Siria…
Articolo successivoLA LA LAND: il mondo in Technicolor
Alessandra Gattullo
Nata ad Andria il 28 agosto 1985. Laureata in lettere moderne con indirizzo filologia moderna presso l'Università degli studi di Bari il 21 luglio 2011, abilitata all'insegnamento presso l'Università degli studi di Bari il 21 luglio 2015. Docente di lettere presso scuola secondaria di 1^ grado. Amante del teatro, di cinema, delle letture interiori e profonde che ti arricchiscono. A scuola cerca di essere una professoressa moderna ed aperta al dialogo costruttivo con i suoi ragazzi, non dimenticando mai l'importanza dell'educazione ed istruzione per una società migliore.