Tre governi con tre leader sembrano un po’ sovradimensionati per fare il casino che stanno facendo…

Caro Direttore,

se fossi grillino, Dio non voglia, starei qui a domandarmi quanto è costato al contribuente italiano il selfie del presidente Conte con Sarraj e Haftar a Palermo. Ma siccome, grazie a Dio, non sono grillino ho persino apprezzato la velleitaria missione del nostro provero premier che, col placet dell’Onu, ha cercato di mettere insieme i guerreggianti della Libia. Non era un tentativo disinteressato, visto gli affari che ci riguardano, migranti compresi, ma nessuno in politica fa nulla senza un interesse concreto, e dunque ben fatto il vertice palermitano. Perchè missione velleitaria? Perchè gli affari del nord Africa, senza l’assenso della Turchia, sono un buco nell’acqua. Tanto che, dopo le strette di mano per la foto a futura memoria, Haftar s’è dato e i turchi di Erdogan pure.

Ora, avrete notato, cari lettori, che mentre Conte cercava di risolvere un problema immane in 24 ore a Palermo, a Roma Salvini e Di Maio continuavano a prendersi a sportellate, facendo finta di essere perfettamente d’accordo su tutto. E il birrario napoletano, come al solito, non si faceva mancare il suo quotidiano anatema contro i giornalisti, vil razza dannata che non si rassegna al nuovo regime napoletan-teocratico. Lite gialloverde sulla Tav, condono bocciato in commissione, il servizievole Tria lasciato solo a litigare con l’Europa, con l’appoggio dell’artiglieria salviniana che tira avanti per non cascare indietro.

La cosa che mi intriga di più di questo quadretto deprimente e surreale, è che si vedono tre governi muoversi ognuno per proprio conto, come le tre civette sul comà… Il fantasma del Gargano Conte parla in prima persona: ho detto, ho visto, ho preso impegno… Il ministro Truce: mando le ruspe, chiudo i porti, rado al suolo… Il membro aggiunto Di Maio: faccio, dico, caccio… Linguaggio fantastico e inusuale nella diplomazia politica, rotto da Trump con la sua democrazia illiberale, da Putin con la riedizione del regime sovietico sotto altra specie. Avete mai sentito la Merkel, che è stata una statista vera, dire io io io? No. Perchè nelle democrazie, il governo è un organo collegiale, non una monocrazia. Il plurale, poi, di prassi non è un vezzo, è il modo di definire l’impegno comune di un gruppo di uomini e donne che, al di là degli incarichi, è chiamato a reggere le sorti di un Paese. La Prima Repubblica, da De Gasperi a Craxi, usava una lingua istituzionale rispettosa delle regole democratiche. Una scelta obbligata, si direbbe, dopo vent’anni di fascismo guidato dall’uomo solo al comando, il cavalier Benito Mussolini, finito poi al ruolo ancillare di Hitler, un altro che parlava in prima persona. I risultati chiedeteli ai morti e agli ebrei.

Se fossi grillino, Dio non voglia, direi che qui c’è il Contratto e che quindi i contraenti sono almeno tre. Ma siccome, grazie a Dio, non sono grillino, dico che tre governi con tre leader mi sembrano un po’ sovradimensionati per fare il casino che stanno facendo. Basterebbe e avenzerebbe uno solo del Triumvirato.


Fontehttps://img.fotocommunity.com/tre-civette-sul-como-1bbe6b41-2529-4482-8078-6fee023c4fa7.jpg?width=1000
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Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).