…per dire a tutti quelli che hanno iniziato a credere nel sogno di Riace “se vi siete permessi adesso, non permettetevi più”

Annamaria Franzoni, delitto di Cogne, condannata a 16 anni di carcere, ne ha scontati 14.

Rudy Guede, delitto di Perugia, condannato a 16 anni di carcere, ne ha scontati 14.

Erika De Nardo e Omar Favaro, delitto di Novi Ligure, condannata la prima 16 anni di carcere, il secondo a 14.
Luca Traini, tentata strage di migranti a Macerata, 12 anni di carcere.
Mimmo Lucano, finto matrimonio e appalto affidato in maniera illecita, 13 anni e 2 mesi di carcere.
Basterebbe questa breve lista a rendere chiaro quanto sia abnorme la sentenza arrivata ieri sull’ex sindaco di Riace. Se a ciò si aggiunge che questi 13 anni sono il doppio di quelli chiesti dall’accusa, ecco che è destinato a cadere qualsiasi dubbio residuo, qualsiasi attenuante.
E non si vuole qui dire che Lucano non andrebbe condannato perché ha fatto quel che ha fatto a fin di bene, anche se chi scrive è fermamente convinto delle buone intenzioni dell’ex sindaco, non foss’altro perché dal suo tramare non ha guadagnato un soldo, né un privilegio. La legge non processa le intenzioni e se reato c’è stato, che condanna sia.
Qui si vuole dire però che l’entità della pena è un abominio. Talmente sproporzionata che viene da pensare che lo Stato non abbia voluto semplicemente condannare Lucano, ma vendicarsi di lui. La differenza fra condanna e vendetta si può intuire: la condanna è proporzionata al reato, ha un limite da rispettare. La vendetta è invece l’appagamento di una pulsione, è irrazionale e non conosce limiti. Insomma, è qualcosa che uno Stato di diritto non può permettersi.
Ecco, di fronte alla sentenza su Mimmo Lucano si ha l’impressione che si sia passato il limite. L’impressione che non sia bastato distruggere il modello Riace, né che sarebbe bastato dare una giusta pena a Lucano per i suoi eventuali errori.
No, è stato necessario anche vendicarsi di un uomo che ha dimostrato che un modo diverso d’intendere l’accoglienza, l’integrazione, la questione migratoria, poteva essere possibile.
13 anni a Mimmo Lucano per dire a tutti quelli che hanno iniziato a credere nel sogno di Riace “se vi siete permessi adesso, non permettetevi più”. Insomma punirne uno per educarne cento. Qualcosa che con lo Stato di diritto c’entra veramente, ma veramente, poco.

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"Andrea Colasuonno nasce ad Andria il 17/06/1984. Nel 2010 si laurea in filosofia  all'Università Statale di Milano con una tesi su Albert Camus e il pensiero meridiano. Negli ultimi anni ha vissuto in Palestina per un progetto di servizio civile all'estero, e in Belgio dove ha insegnato grazie a un progetto dell'Unione Europea. Suoi articoli sono apparsi su Nena News, Lo Straniero, Politica & Società, Esseblog, Rivista di politica, Bocche Scucite, Ragion Pratica, Nuovo Meridionalismo.   Attualmente vive e lavora a Milano dove insegna italiano a stranieri presso diversi enti locali".

2 COMMENTI

  1. Caro Andrea grazie per il tuo articolo.
    Da modo alle coscienze addormentate di riflettere.
    Ci auspichiamo, se possibile, un intervento del Presidente della Repubblica

  2. Devo constatare un problema di comunicazione riguardo questa sentenza che ha fatto molto scalpore: tutti commentano la sentenza, ma nessun giornalista descrive esattamente per quale motivo Mimmo Lucano è stato condannato, quali sono i capi di accusa, quali sono le prove e cosa gli viene contestato. Forse se i giornalisti dessero queste informazioni, il lettore sarebbe meglio informato.

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