NUGOLO DI EMOZIONI E SENTIMENTI TOTALIZZANTI MENTRE SCROSCIANO, SPUMEGGIANTI, LE CASCATE DI SAN FELE

Proprio un simpatico giocherellone, il Bradano, torrente che sgorga nell’Appennino lucano in località Matise di San Fele. Gli piace saltellare da un ripiano scosceso, dissestato all’altro e produrre innumerevoli cascate. Nell’ammirarne lo splendore riaffiora come un sogno dallo scrigno dei remoti ricordi il gioco della campana che porta le bimbe a saltare da una casella all’altra su una gamba e talvolta su due, mentre si raccoglie il sassolino appena scagliato.

I montanari del territorio intuiscono che la natura ha donato una grande opportunità, utile alle loro semplici attività economiche. Vi impiantano, perciò, mulini, per macinare avena, orzo, grano, prodotti più a valle, e una gualchiera, macchina che, azionando magli di legno, rende più consistente e pulita la grezza lana delle pecore, brucanti erba abbondante ed appetitosa sulle pendici e nelle vallate dei monti circostanti.

A testimoniare l’antica civiltà, restano ora, solo scarni reperti archeologici e narrazioni di ingialliti libri di storia locale, mentre prendono consistenza i sogni dei generosi cittadini proiettati nella realizzazione di iniziative tese a valorizzare il territorio per dare prospettive di futuro ai giovani.

Numerosi turisti affluiscono nei pressi di San Fele, fiabesco paesino che si adagia soavemente sulle pendici di due civettuoli monti dirimpettai. Sono attratti dal fascino delle numerose cascate incorniciate dalla lussureggiante presenza di cerri, roverelle, olmi, pioppi, salici, tigli, noci, meli selvatici, aceri, sotto cui si distendono, muschi, licheni, edere, rovi e manti di ortica, in cavità e su sporgenze, sul soffice humus e tra le pietre, lungo i pacchetti di roccia sedimentaria delle ripide pareti, fratturate e fagliate.

I visitatori vengono abbacinati dal biancore tumultuoso delle cascate, sfrangiate in rivoletti, come un coro di voci o compatte come solisti che fanno echeggiare i loro singoli assoli. Ammaliati dal verde smeraldo della copertura arborea e dalle zolle inerbate, mentre l’azzurro del cielo occhieggia tra i rami. Incantati dalla levità del volo delle libellule, azzurro cobalto. Soavemente inebriati dalla musicalità degli arpeggi della natura.

L’aria è tersa. Vividamente. Si respira a pieni polmoni, anche gli alveoli più rattrappiti ed anchilosati ritornano a divorare ossigeno ed espellere anidride carbonica prodotta dal metabolismo corporeo. Le narici fibrillano, i pori della pelle, dilatandosi, esultano. I capelli scintillano. Il sangue fluisce anche nei capillari più estremi, dal lume microscopico.

Questa vibrante esperienza, entusiasmante, la si prova, tutte le volte che viene abbandonata la vita (?) di città, il frastuono dei rumori, il pulviscolo delle polveri sottili, l’irresponsabile assenza di verde, il vuoto di pensiero, il convulso chiacchiericcio, la diffusa prevaricazione di cemento ed asfalto, le torture degli animali, la prepotenza nello sfruttare gli oppressi egli indifesi, l’indifferenza verso i beni comuni, le molteplici dipendenze, gli atti criminali di irresponsabili cittadini o rapaci amministratori che deturpano o fanno razzie, le atrocità della politica infame.

Anche tu partecipi oggi interamene con il tuo corpo. Tutti i recettori sensoriali si allertano, ed il cuore gioisce. Manca però… qualcosa, perché tu possa provare sensazioni ed emozioni, totalizzanti, non si è ancora generato il profondo coinvolgimento dell’anima che entra in comunione, che esulta in armonia ed all’unisono con tutte le creature, vegetali, animali, lapidee, liquide, aeree.

Intuisci e ne diventi consapevole che esiste ancora una dicotomia tra te e il resto del mondo. Da una parte ci sei tu, soggetto che osserva, riflette, commenta, giudica, impaurisce, soffre, palpita. Di fronte, sottostante, l’oggetto, altro da te, persone, animali, vegetali, cose, fruite secondo la tua sensibilità, i tuoi capricci. Amate, possedute, vilipese, ma sempre guardate con aria tronfia dall’alto in basso come una scenografia nella quale tu credi di essere l’attore unico. E tutto è dovuto, come dei diritti sacrosanti. Inalienabili.

A rompere questa frattura, ad allontanare, sia pure per un gruzzolo di ore, per sprazzi momentanei, la condotta di dominio, che degrada a un ruolo subalterno tutte le altre forme di vita, subentra oggi l’intervento maieutico di due splendide ragazze, Rosa, insegnante di yoga, e Sara, psicoterapeuta, che si avvale della bioenergetica nel prendersi cura delle anime in pena o desiderose di emanciparsi profondamente. Agiscono, loro, come levatrici che aiutano i nascituri a guizzare dal buio verso la luce, lanciando assordanti o timidi vagiti.

A piedi nudi incedono sulla nuda terra punteggiata di pietre, foglie secche e ciuffi di erbette, sotto il cielo di due olmi guardati con discrezione millenaria da un gigantesco monolite. Dal cui ventre sgorga zampillante acqua fresca che lambisce la conchetta di pietra scavata da callose mani laboriose.

Per terra giacciono tappetini sui quali si snodano i corpi di fanciulle e giovani che hanno risposto alla proposta di vivere intensamente la vita della propria anima in armonia con la natura. Protagoniste le varie asana elaborate per millenni dai maestri dello yoga, le cui intuizioni oggi trovano il conforto perfino della fisica quantistica.

Scende un sacro silenzio. Gli occhi sono chiusi. I corpi distesi, una mano sul cuore e l’altra sull’addome. Comincia il concerto degli armoniosi suoni e voci della natura, percepiti nitidamente. Germogliano le indicazioni di Rosa e Sara che invitano soavemente ad entrare nella parte più profonda dell’anima, per avvertire l’energia che palpita nel proprio io in comunione con tutto il cosmo, assieme al conseguimento, senza forzare, della scioltezza, dell’eleganza di movimenti, dell’equilibrio, della possanza, della consapevolezza.

La tua soggettività d’un tratto si dilegua, come nuvola raggiunta dai raggi solari, e ti senti partecipe della vita di tutto ciò che ti circonda. Congiuntamente svanisce anche il mondo, e nasce un nuovo rapporto universale.  Incredibile fusione di anime… umane, vegetali, animali, lapidee, liquide, aeree.

E mentre sviluppi l’asana del cane, una formichina si inerpica sul tuo corpo, raggiunge il viso, si posa su una palpebra, esplora l’altra, continua a zampettare indisturbata fino a raggiungere l’apice del naso. Di là si avventura in una narice, rovista in lungo e in largo e alla fine, avvinghiandosi ad un bianco pelo, dondola come un’acrobata. Lasci fare. A fatica. Vorresti espellerla. Evidentemente, anche lei, forse anche prima di te, intuisce che tra tutte le creature esiste un legame indissolubile.

Così, oggi tocchi la bellezza con tutto te stesso e vibri. Sia pure in modo intermittente. A sprazzi. Non quella epidermica della casa sontuosa, del pranzo succulento, del vestito griffato, del viso affascinante, del paesaggio mozzafiato, della macchia lussuosa, del successo professionale, che rendono gli esseri umani spettrali cassonetti di spazzatura sociale, economica, alimentare, culturale.

Percorso lungo, faticoso, accidentato, altalenante. L’assapori, la bellezza, la palpeggi, l’accarezzi, la baci, l’abbracci, l’annusi, l’aspiri, la mastichi, la lecchi con l’intelligenza, il cuore e l’anima che si inebria fondendosi magicamente con tutte le altre vibranti energie del cosmo.  La bellezza vera, struggente che si vede solo inforcando gli occhiali dell’inclusione, del rispetto e dell’amore di tutte le forme viventi o apparentemente abiotiche dalle quali solo momentaneamente e in superficie si è divisi.

Gli elettroni, energia, non vorticano, in fondo, anche nelle forme cristallizzate? Non siamo, insomma, tutti figli delle stelle e progenitori di altri firmamenti?


FontePhotocredits: Domenico Dalba
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Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani.Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola.Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola.Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle.Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.

14 COMMENTI

  1. Articolo poetico e coinvolgente scritto da un’anima sensibile che mette in armonia mente, cuore e anima portandoli a vibrazioni alte

    La splendida descrizione della Natura, con i suoi suoni, i suoi odori, sapori e la sua splendida bellezza ci catapulta in un mondo di pace e di amore dal quale tutti vorremmo essere avvolti

    Complimenti

  2. Un articolo molto bello che, specialmente in questo periodo di siccità, suscita grande nostalgia verso
    l’acqua, le cascate e tutto il benessere che ci propinano. Mentre leggevo,sia pure con la fantasia, mi sembrava
    di essere sotto la cascata,dove sorbivo tutti i vantaggi di un acqua pura e generosa. Spesso le descrizioni di Mimmo sono talmente realistiche che sembra di viverle ,mentre leggi. Bravo e grazie Mimmo.

  3. Cascate che ho conosciuto quasi casualmente. Stupenda la mia Puglia ma la Basilicata ……molto più bella
    D’accordo su tutto.

  4. La lettura del testo coinvolge profondamente suggerendo un percorso d’arricchimento spirituale e rafforzativo dell’indiscussa continua interazione con il mondo che ci circonda. E’ solo nell’armonia perfetta tra corpo, mente ed emozioni che possiamo ” entrare nella parte più profonda dell’anima, per avvertire l’energia che palpita nel proprio io in comunione con tutto il cosmo” e raggiungere un senso di amore per gli altri e di rapporto col divino. Le varie tecniche bioenergetiche ci possono aiutare a raggiungere lo “stato di grazia” che tutti desideriamo, difficile da raggiungere nella vita odierna. Ma non impossibile … proviamoci!
    Bellissimo articolo, grazie.

  5. l’articolo fa venire il desiderio di conoscere e visitare le cascate e il territorio di San Fele, mi appresto a cercare informazioni e quindi a organizzare un’escursione, per tanto: grazie!!

    • Se si riuscisse ad organizzare un’escursione presso le cascate di San Fele, sarebbe da non perdere. Fatemi sapere sono interessata.

      • Mimmo come sempre, nei tuoi brani riesci a mettere in rilievo gli aspetti benefici della natura e gli effetti positivi, che ognuno di noi può beneficiare da qualsiasi posto della terra si trova, adottando un certo stile di vita, a costo zero.

  6. Una bella lettura. La natura vissuta intensamente e con rispetto. Questo è il sentimento che evoca la lettura: il rispetto per la natura.
    Grazie Mimmo.

  7. Piano piano la verità viene a galla e a riconoscerla ci sono sempre anime evolute, pionieri della libertà dell’uomo. Se avessimo tutti papà e nonni che raccontassero a figli e nipoti il vero, il bello e il buono come fa lo scrittore di questo articolo avremmo trovato la cura magica per l’umanità. Grazie

  8. Ci sono pratiche che ti avvicinano alla natura ( una passeggiata per boschi e sentieri ) e ci sono pratiche che ti immergono nella natura. Lo Yoga è come il liquido amniotico, ti fa sentire parte del mondo circostante senza primazie o supremazie, senza imperialismi o isterismi.
    La domanda è: perché la bellezza produce tanta invidia? Così deturpiamo i luoghi più belli o proviamo ad aggiustare labbra, seni, visi cancellando la bellezza per sempre.
    Questo articolo ed i luoghi che descrive recupera il torto al bello che giornalmente compiamo, grazie Mimmo

  9. Bell’articolo, soprattutto quando parli dell’esperienza di unità tra il dentro e il fuori. Sarebbe bello che I ragazzi, a scuola, potessero fare esperienza di unità.
    Andremmo verso una società più consapevole e meno corrotta.
    Belle le cascate!! Le metto in programma per le prossime uscite col camper.
    Grazie Domenico per aver condiviso la tua esperienza.

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