A suon di Valpolicella classico, rosso rubino…

Oggi ci immaginiamo immersi nel Natale con la canzoncina di Mariah Carey che esplode nei locali: All I want for Christmas is…wine..?? No, no… is you!

I bimbi che corrono con le gote rosse dal freddo, con quei giubbini col pelo sul cappuccio, la gentilezza dei Veronesi (persino inaspettata, a dispetto di certi luoghi comuni), alberi ricoperti di luci ovunque, profumi di bretzel, pane e soppressa, frittelle alla nutella, bigoli con speck d’anatra…mhmm i bigoli! Li dovreste provare.

Io consiglio anche di abbinare al piatto un calice di Valpolicella classico (mi scuso se non riporto la cantina, ma tra le 250 etichette che il ristorante vantava, ho fatto un po’ di confusione).

Di un rosso rubino leggermente granato, abbastanza consistente e abbastanza intenso al naso con profumi persistenti di viola, gelsomino e ciliegia sotto spirito.

Al gusto è persistente, morbido, con un tannino lievissimo ed un retrogusto di chiodi di garofano che ti lasciano decisamente “l’amaro in bocca” ma che ti invoglia a berne ancora.

Esso è un DOC del Veneto, prodotto da vitigni autoctoni quali: Corvina, Corvinone e Rondinella. Queste stesse uve, vengono usate anche per la produzione del grandissimo Amarone!

Il Valpolicella si dice classico perché è prodotto da uve delle sottozone facenti parte della Valpolicella classica, si dice superiore, quando comporta un affinamento in botte di minimo 12mesi.

Ed è così che ho bevuto Valpolicella classico e poi superiore, ovunque.

È stata una vera dipendenza, il mio compagno di una piacevole meditazione che mi ha accompagnata per tutta la permanenza a Verona. Un vino talmente beverino che l’ho degustato davvero ad ogni ora (tranne il mio lui che l’ha bevuto come fosse acqua).

Il vino è stata la mia ciliegina sulla torta, il mio contorno meraviglioso alla maestosità dell’Arena, alla gioiosa piazza Brà, alla confusionaria Piazza delle Erbe, a quest’aria settentrionale proprio come nei film con le casette di legno, il vischio e le luci.

Non so proprio come spiegarvi l’emozione che il Natale mi dà, in questo caso è l’emozione e la passione per il mio lavoro che viaggiano tenendosi per mano.  È un sogno che cresce, che si alimenta ogni giorno di più.

Quando senti che è il tuo porto sicuro, che sono le braccia in cui vorresti cullarti, che anche se ci sarà qualche delusione, nulla può appianare la gioia immensa… allora sa, hai vinto.


FontePhoto credits: Marilù Mastrodonato
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Marilù Mastrodonato
Sono una winelover, ho conseguito il diploma di sommelier con l'associazione AIS nell'aprile del 2016, scelta che mi ha, per quel periodo, allontanata dagli studi universitari che ora ho ripreso alla grande: sono prossima alla laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari. Non ho mai smesso di scrivere, questo mai. Ho partecipato al concorso di Elio Pecora: "Viaggi di versi" , pubblicando un piccolo libro insieme ad altri neo-scrittori con delle mie poesie sotto un nome d'arte (e magico): "Luna" Scrivo sensazioni, tutte le sensazioni che mi passano per la testa. I viaggi, il mondo intero in un bicchiere di vino, le delusioni, quello che la danza è stata per me. Lavoro presso un' azienda di telecomunicazioni di Molfetta e, quando si torna stanchi la sera dal lavoro, il rifugio migliore si chiama carta e penna.