Dialogo semiserio sulla pensione e dintorni…

Mi ha raggiunto alle spalle, con passo felpato, proprio lui che è stato sempre e da sempre un amico gaudente, sorridente, effervescente e con gli occhi lucidi mi ha detto così all’improvviso: Tonio non sono pronto, no, non sono pronto ancora.

Mi ha sorpreso, sono rimasto in silenzio, in una frazione di secondo ho avuto il timore che stesse lì lì per darmi una brutta notizia, di quelle brutte e visto che non proseguiva l’ho incoraggiato con un sorriso a farlo.

Che è successo?

Tonio lo vedi e lo sai tutto ciò che ho realizzato ed ora non conto più niente: mi hanno mandato in pensione!

L’ultima volta e risale già a qualche mese fa, sono stato su’ in riunione, ma nessuno dico nessuno mi ha rivolto la parola. Dopo anni in cui ho sentito la mia voce risuonare tra le pareti della grande sala, l’ultima volta non solo non ho parlato, ma anche quando ho provato a farlo, mi sono reso conto che tutti mi guardavano infastiditi quasi in cagnesco…

Qualche giorno fa ho incrociato un amico collega che poi per telefono mi ha raccontato che non gode di buona salute e che anche per questo accidente, ha deciso di andare in pensione. Il tono di voce era rassegnato. Si rassegnato!

Questa mattina in studio una mamma mi ha confidato che il suo ostetrico è stato messo in condizione di andare in pensione, ma lui, mi ha detto la giovane madre, era molto giù di tono, troppo giù di tono, che era molto preoccupato e turbato per un cambio di stile di vita così radicale e dopo tanti anni di professione.

Circa un mese fa ho incrociato un altro collega che ho notato camminare con una andatura incerta, con le spalle curve, con una espressione assente. Poi ho saputo che era andato in pensione.

Personalmente questa donna bella, fredda e vendicativa la incontrerò tra non molto. Nell’osservare tutte queste condizioni, mi sforzo di trarre tesoro ed insegnamento. Mi impegno per la mia salute a farmi trovare pronto si, a farmi trovare pronto. A non cedere poi alle beffarde lusinghe degli adulatori e a chiudere dignitosamente ed orgogliosamente il lungo percorso della professione che a tutt’oggi tra alti e bassi mi ha regalato il traguardo dei 37 anni. Eppure devo comunque dire che la Mantide della Pensione, risparmia dai suoi strali velenosi le donne. Si perché in realtà le donne professioniste, mogli o non mogli, hanno già trovato una valvola molto importante di occupazione nella casa, magari nel seguire il percorso dei figli. Ma con i maschietti è vendicativa, crudele, a tratti beffarda, tanto beffarda che prima ti tenta lasciandoti intendere che tutto sommato sarebbe preferibile. scendere dalla giostra e diventare serenamente spettatore, tranne poi a distanza di qualche mese o anche meno, insinuarsi nella testa, ripetendo fino all’esaurimento: hai fatto molto male ad andare in pensione, peggio per te. Ti ho fregato, ti ho mentito, ed ora devi stare male molto male. Forse che non sei stato tronfio fino a qualche settimana fa, quando hai continuato a pensare, sbagliando, di essere indispensabile! Ora ti devi rendere conto che avresti dovuto essere più umile, più corretto, più modesto, perché tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile. Inoltre, e questo è ancora più simpatico e divertente, un altro carissimo amico quando lo venne a sapere disse: Tonio, oggi neanche ad un omicida si danno 30 anni di carcere e tu mi dici che già ne hai fatti 37!? Ma come fai?

Marco gli ho risposto: sono geneticamente programmato per lavorare e tra l’altro a fare un lavoro di servizio.

È quando sarà, se sarà se ne avrò tempo e occasione, mi chiuderò alle spalle la porta del bagno, legherò al radiatore la perfida Mantide traditrice e guardandomi allo specchio dirò mentre tu vomiterai veleno per la rabbia: e non basta. non ti basta, ringrazia il destino e non solo di aver lavorato per 39 anni. Basta, lascia spazio agli altri. Il tuo tempo almeno per la professione è finito. Sii fiero di ciò che hai fatto e stai bene!! Così la perfida Mantide cadrà sul pavimento rabbiosa di bile e sconfitta.


FonteFoto di ElinaElena da Pixabay
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Antonio Marzano medico chirurgo, pediatra di famiglia in Bisceglie dal 1985. Liceo Classico a Molfetta. Laurea e specialità presso l’Università di Bari. Ex studente di pianoforte per circa 10 anni da bambino, ha riscoperto la passione per la musica classica a 50 anni e sotto la guida della docente Angela Rosa Graziani, ha ripreso gli studi musicali. Con un gruppo di amici dà vita all’Associazione Musicale Fonè che in dieci anni ha offerto oltre 15 concerti di eccellente livello, con l’obiettivo di diffondere la conoscenza per la Musica Classica, specie quella interpretata da professionisti del territorio. Lettore vorace ma non onnivoro, ha riscoperto la passione per la scrittura ed il privilegio di esprimere con lo scritto episodi di vita, di professione, di musica e di passioni in genere.