Si chiama MòMò Murga la nuova associazione culturale andriese impegnata nel restituire gioia, divertimento, colore e musica alla nostra Città. Un ritmo latino dal gusto allegro e spensierato, per “carnem levare” le angosce degli ultimi tempi e riassaporare atmosfere che sanno di festa e libertà, ritornando, magari, a celebrare la vita con coriandoli e tradizionali carri allegorici. A parlarcene è il responsabile, Massimo Sgaramella.

Ciao, Massimo. Come nasce l’associazione MòMò Murga e qual è la sua genesi etimologica?

La MòMò Murga nasce nel marzo del 2021 come vera e propria forma di liberazione fisica e psicologica dalle costrizioni mentali della nostra attuale società acuite dalla pandemia mondiale, e si prefigge come scopo principale quello di favorire l’inclusione sociale e rafforzare i vincoli di solidarietà umana attraverso iniziative culturali ed artistiche legate alla Murga. La Murga è una forma di teatro, musica e danza di strada di origine popolare, nata in Sud America (Argentina e Uruguay in particolare) nei primi anni del ‘900 e affonda le sue radici nei flussi migratori europei e africani. Il nome MòMò invece, è legato a vari significati e giochi di parole: siamo una Murga nata Mò (adesso), in poco tempo, ha unito persone e nasce per stupire e scuotere il tessuto sociale andriese, “Mo” infatti è anche una celebre espressione di stupore in dialetto barese. Il Dio Momo, inoltre, nell’antica Grecia, era il Dio del Riso, della maldicenza e del sarcasmo, figlio del sonno e della notte e fratello della Follia, ad honorem è il Santo Patrono pagano della Murga.

Colori e musiche dell’America Latina sono declinabili sul territorio andriese?

La festa del Carnevale affonda le sue origini nella Roma Antica, si diffonde in Europa e infine, grazie ai flussi migratori, alla fine del ‘800, sbarca in Sud America, quindi possiamo affermare con certezza che fa anche e soprattutto parte del nostro patrimonio genetico. Il Carnevale, inoltre, è il luogo dove la Murga esprime il massimo dell’energia, ma non solo: si suona e si balla Murga in qualsiasi periodo dell’anno e ovunque ci sia bisogno di colore, ritmo e gioia. La Murga trova la sua massima espressione nel grigiore delle periferie, nei luoghi popolari, come in Sud America, così nel Sud Italia. Unitamente al fattore storico, ogni Murga parla della propria territorialità, della propria gente, dei propri problemi e delle proprie speranze. A Buenos Aires, ogni quartiere (Barrio) ha la propria Murga con specifici colori, simboli, rituali.

Che valenza assumerebbe per la nostra Città un ritorno alla manifestazione carnevalesca?

Andria per troppi anni ha vissuto una lenta e costante decadenza di questa festa così importante che coinvolgeva maestri cartapestai, scuole, il comparto della sartoria, ecc..; una festa che creava “comunità” in poche parole. A mio parere Andria ha molto bisogno del Carnevale, di leggerezza, di colore e di gioia, come ha bisogno di ridere e di non prendersi troppo sul serio, ha bisogno di eventi culturali che appartengano a tutti. La Murga ci insegna che tutti possono fare musica, tutti possono fare teatro e tutti possono danzare, seppur in forma semplice. Per me è una piccola rivoluzione culturale.

Progetti futuri?

Il progetto è molto ambizioso, vogliamo creare un laboratorio di Murga, in collaborazione con le altre Murgas d’Italia e allo stesso tempo far ripartire il Carnevale Andriese, facendo rivivere le periferie delle nostre città con la nostra sana allegria. Se riuscissimo a trasformare il Carnevale Andriese nel Carnevale Murguero Andriese, Andria potrebbe diventare anche un forte polo attrattivo dal punto di vista turistico, non solo nazionale, ma addirittura mondiale. In tal senso la MòMò Murga è stata riconosciuta come tale dal Frente Murguero Italiano e la notizia della nascita di una Murga ad Andria è stata rimbalzata incredibilmente in ogni parte del Mondo, dall’Argentina, all’Australia fino in Patagonia. Tutto ciò era impensabile fino a qualche mese fa.


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