L’amore è un azzardo travolgente…

Erri, attraverso una semplice penna permette ai suoi occhi di parlare e raccontare. Ha mai provato solitudine tutte le volte in cui ha cercato di “imporre”, attraverso il flusso continuo dell’inchiostro, la sua sensibilità in una società troppo spesso robotizzata?

Con la mia scrittura non impongo niente. Mi tengo prima di tutto compagnia seguendo il tono di voce di uno che sta raccontando una storia a qualcuno. È un tempo di mia intimità. Appartiene più a una capacità di isolamento che di solitudine. Non mi rivolgo a una società, ma alla singola persona che sta dall’altra parte delle pagine.

“Io ti vorrei bastare”: l’unicità al tempo della frettolosa interscambiabilità. Quali sono le fondamenta sulle quali costruire un’unione unica nella quale un odore non può essere facilmente sostituito con un altro? Amare è proteggere l’unicità?

Ammiro le persone che hanno tenuto fede alla parola data in un giorno di nozze. Ho ammirato l’amico poeta Izet Sarajlic e sua moglie, che hanno rispettato la loro alleanza fino agli ultimi giorni della vita insieme. Non sono stato sposato, sono un invitato alle nozze degli altri. “Ti vorrei bastare” è formula di un desiderio non esaudito. Non ho titoli per rispondere alla domanda. So che l’amore è la più potente energia del corpo umano, che però ha bisogno di una chiamata dall’esterno per scaturire. Se non corrisposta, è la più distruttiva delle energie. L’amore è un azzardo travolgente. Se è meno di questo, meglio non chiamarlo amore.

“Il giro dell’oca”: la fantasia diventa realtà ed Erri si affida a suo figlio. Che tipo di papà è Erri De Luca?

Nessuno, non sono padre, sono rimasto figlio, perciò senza responsabilità né percezione di distanza tra una generazione e l’altra. Ma una sera mi trovo accanto un figlio adulto, fisicamente accanto. Per un lettore si tratta di un personaggio, ma io percepisco una persona. Ho l’occasione di stare con lui, la impiego per raccontare i passaggi da una città all’altra, da un tempo all’altro, da una casella all’altra del percorso a casaccio di una vita. Perciò il titolo del libro è il giro dell’oca, dove però non si è giocatori, ma pedoni giocati. Mentre percorro le tappe, mi accorgo di volerle giustificare per un figlio, l’unica persona autorizzata a chiedermene conto.

“La Tav è un’opera insignificante ed inutile, non si farà mai”: un processo sull’istigazione al sabotaggio ed un’assoluzione. La giustizia Italiana oggi detiene gli strumenti per applicare e preservare compiutamente il principio della giustizia sociale o al contrario, alcune sue branche, sono legate e quindi sotto scacco di altre forme di potere?

La sentenza del mio caso si fonda sull’articolo 21 della Costituzione che garantisce la più ampia libertà di espressione, perciò la formula di assoluzione dichiara che non sussiste il fatto che io possa avere istigato a commettere reati. La giustizia risente del clima di un paese, poi anche del potere di acquisto di chi può permettersi una buona difesa e anche se colpevole tirarla in lungo per raggiungere i termini della prescrizione. Si vede dalla popolazione carceraria come si applica la giustizia in un paese. In prigione ci sono solo i più disgraziati. Gli altri approfittano di arresti domiciliari e di condizioni di favore. Ma il crimine maggiore del nostro tempo è commesso da chi per profitto intossica aria, acqua, suolo e salute pubblica. I criminali siedono in consigli di amministrazione mentre i cittadini di Taranto, per esempio, muoiono di malattie prodotte da scarichi industriali.

Le regalo una scatola di colori, quali tra questi oggi La rappresenta maggiormente?

Preferisco il blu, quello del cielo quando vado in montagna e do le spalle a tutti.


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Giuseppe Leonetti
Una famiglia dalle sane radici, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, con una tesi su “Il fenomeno mafioso in Puglia”, l’esperienza di tutti i giorni che ti porta a misurarti con piccole e grandi criticità ... e allora ti vien quasi spontaneo prendere una penna (anzi: una tastiera) e buttare giù i tuoi pensieri. In realtà, non è solo questo: è bisogno di cultura. Perché la cultura abbatte gli stereotipi, stimola la curiosità, permettere di interagire con persone diverse: dal clochard al professionista, dallo studente all’anziano saggio. Vivendo nel capoluogo emiliano ho inevitabilmente mutato il mio modo di osservare il contesto sociale nel quale vivo; si potrebbe dire che ho “aperto gli occhi”. L’occhio è fondamentale: osserva, dà la stura alla riflessione e questa laddove all’azione. “Occhio!!!” è semplicemente il titolo della rubrica che mi appresto a curare, affidandomi al benevolo, spero, giudizio dei lettori. Cercherò di raccontare le sensazioni che provo ogni qualvolta incontro, nella mia città, occhi felici o delusi, occhi pieni di speranza o meno, occhi che donano o ricevono aiuto; occhi di chi applica quotidianamente le regole e di chi si limita semplicemente a parlare delle stesse; occhi di chi si sporca le mani e di chi invece osserva da una comoda poltrona. Un Occhio libero che osserva senza filtri e pregiudizi…

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