
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Articolo 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Articolo 87
Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.
Può inviare messaggi alle Camere.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Può concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.
«Se in Italia vuoi fare politica devi essere ricattabile perché nell’ambiente politico devono sapere qual è il tuo prezzo e quant’è lungo il guinzaglio. Se non sei ricattabile, non sei controllabile e quindi non ti vogliono»
(Giuliano Ferrara)
La notizia è di poche ore fa, anche se risale a febbraio, dunque mantenuta in gran segreto, (chissà perché …). E qualche giornale “volenteroso” l’ha pubblicata in prima pagina, come il Fatto quotidiano, o ne ha parlato in televisione come ha fatto la trasmissione Mi manda rai3.
Il nostro presidente della Repubblica, che ai sensi dell’art. 87 della Costituzione, come sopra riportato, ha il potere di grazia, ha usato questo potere per graziare la signora, nonché igienista dentale di Silvio Berlusconi, Nicole Minetti, condannata definitivamente a complessivi 3 anni e 11 mesi di reclusione per i reati di favoreggiamento della prostituzione e peculato, il primo in relazione all’affaire Ruby rubacuori, il secondo per condotte criminose quand’era consigliera regionale della Lombardia.
Non starò qui ad addentrarmi nella cronaca giudiziaria che riguarda la signora Minetti, potete comodamente trovarla facendo qualche ricerca su internet.
Ciò che qui interessa è la modalità d’esercizio del potere di grazia da parte del presidente Mattarella.
Ed in questo caso è opportuno fare un passo indietro.
Nel 2004, l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi manifestò la volontà di concedere, per motivi di salute, la grazia ad Ovidio Bompressi, esecutore materiale, in concorso, dell’omicidio del commissario Calabresi, avvenuto nel 1972.
Ora, poiché (quasi) tutti gli atti del capo dello Stato devono essere controfirmati da un ministro, che se ne assume la responsabilità, l’allora ministro della Giustizia, Roberto Castelli oppose a Ciampi il suo rifiuto ritenendolo decisivo per impedire l’atto di grazia.
Ciampi si rivolse alla Corte Costituzionale, supremo organo cui è demandata l’interpretazione autentica della nostra Legge fondamentale, – nonché, tra gli altri, quello di risolvere i conflitti di attribuzione tra organi apicali dello Stato, – per chiedere se il potere di grazia fosse discrezionale e di iniziativa del presidente della Repubblica, ovvero se competesse al ministro della Giustizia il potere di impedirlo.
La Corte dette ragione al presidente.
Nel 2006 il neo eletto Napolitano si incaricò di concludere l’iter dell’atto di grazia, essendo ormai scaduto il mandato di Ciampi.
La Corte entrò nello specifico statuendo che la grazia va concessa dopo che il condannato ha scontato una buona parte della pena. E deve essere concessa come fatto “eccezionale” e “umanitario” per alleviare la durezza della pena quando questa appare ormai sproporzionata rispetto al “più alto sentimento della giustizia sostanziale”.
Ora, il caso della Minetti non presenta alcuna caratteristica individuata dalla Corte.
Ella, – poiché sotto i quattro anni, è prevista l’assegnazione ai servizi sociali, come pena alternativa al carcere, – non è stata dietro le sbarre neanche un giorno. Ergo, viene meno il senso umanitario per alleviare la durezza della pena, nonché la distanza temporale tra l’inizio della pena e il momento della grazia.
Inoltre, non è possibile verificare se si sia ravveduta, ovvero se la pena, che deve essere rieducativa, è risultata efficace.
Il Quirinale ha diffuso la motivazione che avrebbe spinto Mattarella a concedere la grazia ovvero “le gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti, che necessita di assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati”, senza indicare la relazione tra la condannata/graziata e il minore, trincerandosi dietro “motivi di privacy”.
Viene da chiedersi: ma veramente la Minetti, che circolava liberamente, e che libera sarebbe comunque rimasta, non poteva provvedere alle stringenti esigenze di salute del minore?
Ma tant’è…
Già il precedente presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, anche lui blindato a “doppio mandato” (un’aberrazione giuridica, possibile solo nel silenzio della norma, in questo Paese di Azzeccagarbugli) aveva graziato, in completo spregio del pronunciamento della Corte Costituzionale, il giornalista Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi di reclusione per diffamazione aggravata, con diffusione di notizie false, dopo una brevissima detenzione ai domiciliari con evasione. Come pure a Joseph Romano, colonnello statunitense responsabile della CIA in Italia, latitante e condannato in via definitiva per il rapimento di Abu Omar.
Gente che non s’è mai pentita dei gravi reati commessi, né ha scontato un congruo periodo di carcerazione. Per non parlare della totale assenza delle esigenze umanitarie.
Brutti episodi da cui emerge chiaramente che la legge non è uguale per tutti.
E quando è il presidente della Repubblica, massimo garante della Costituzione repubblicana e della sua applicazione, il loro artefice, lasciano veramente l’amaro in bocca.
***
Se vuoi ordinare la tua copia de L’arte di insegnare ovvero essere felici, puoi cliccare qui: Odysseo.it























