Sensibilizzare ad un approccio autentico verso i diversamente abili, abbattendo le barriere della mente e del cuore attraverso la danza. Questa è la mission di Nunzia Ieva, per tutti Titty, una ballerina andriese affetta da una rara malattia che, però, non le ha impedito di inseguire i suoi sogni:

Ciao, Titty. Da dove nasce la tua passione per il ballo?

Sin da bambina frequentavo una scuola di danza, però a sei anni la scoperta di una diagnosi nefasta mi ha costretto a lasciare perdere tutto. Mi sono trasferita a mille chilometri dalla mia città, in un centro d’eccellenza per sperimentare delle cure innovative, nella speranza di contrastare i danni della mia patologia. Ho attraversato un tunnel lungo e tortuoso, in alcuni momenti ho pensato di non farcela. La ripresa è stata molto lenta, complicata da tanti incidenti di percorso imprevisti. Nel frattempo ho sempre desiderato riprendere a frequentare una scuola di ballo. All’età di vent’anni (ora ne ho ventisei) ho avuto modo di conoscere il mio maestro, Gianpaolo Brescia, gli ho espresso il mio desiderio, gli ho parlato di me, della mia storia, dei miei limiti ma anche della mia tenacia e voglia di mettermi in gioco. Non per vincere premi o partecipare a competizioni ma per cercare un modo per stare bene, ritrovare piccole soddisfazioni all’interno di una vita scomoda, difficile, diversa sotto mille aspetti. Abbiamo iniziato, probabilmente, senza sapere come sarebbe andata, senza porci grandi obiettivi con lo spirito di chi si avventura su strade mai percorse, con coraggio e incoscienza. Ce la mettiamo sempre tutta e le soddisfazioni sono arrivate.

Quale messaggio vuoi mandare attraverso la tua disciplina?

È scontato che io e il mio maestro da subito abbiamo dovuto sfatare e superare falsi pregiudizi. Negli anni mi sono scontrata molto spesso contro l’ignoranza, l’indifferenza se non proprio con l’ostilità che la società in generale mostra nei confronti di noi ”persone speciali”.

Infinite volte uno sguardo, una parola, un gesto esprimono rifiuto, e io con la mia raffinata sensibilità ho provato tanta sofferenza. Anche trovare una scuola di ballo che mi accogliesse non è stato affatto semplice. Ergo, dopo tutti questi scogli, quale messaggio potrei diffondere? È importante non arrendersi mai, cercare la persona giusta con cui realizzare i propri sogni. Quando ballo non mi sento diversa, condivido la mia passione con un amico che non sottolinea i miei limiti ma conosce e sfrutta le mie abilità residue. Amo la musica e mi regala adrenalina e positività organizzare coreografie nuove, eventi o cercare l’abito per un’esibizione. Insomma tutto quello che mi permette di sentirmi viva!

Che rapporto hai con il tuo coach?

Alla luce di tutto ciò, è ovvio che il mio coach non abbia con me solo un freddo e mero rapporto professionale. Negli anni la nostra intesa si è perfezionata: già dal tono di voce comprende se sono triste o felice. Io lo considero un grande amico, un fratello maggiore. Spesso gli confido le mie paure, i miei pensieri più profondi, gli incontri sfortunati o i regali inaspettati che la vita mi dona.

Sa ascoltarmi, capirmi, spronarmi, consigliarmi, e la cosa più simpatica è che le nostre lezioni sono una risata continua, anche quando sbaglio o dimentico un passo

Progetti futuri?

I progetti in realtà non sono il mio forte. L’andamento della mia patologia estremamente incostante mi ha insegnato a vivere molto il presente hic et nunc. Colgo quello che posso giorno per giorno. Quest’anno sto svolgendo il servizio civile universale e mi impegno al massimo per sensibilizzare un approccio autentico nei confronti dei diversamente abili. È una battaglia che sento molto mia perché le numerose esperienze dolorose della vita mi hanno fatto capire quanto sia urgente e indispensabile eliminare le barriere della mente e del cuore per il benessere di tutti.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.