Edito da Strade Blu Mondadori, “About Sex” è il vademecum sociale che gli scrittori vicentini Marco Cavalli e Alessandro Zaltron hanno deciso di pubblicare spaziando fra convenzioni e tematiche disparate quanto insolite

Ciao, Marco. Perché, oggigiorno, si è ancora vittime di un piacere estremo come il sesso?

«Se proprio bisogna usare la parola “vittime”, allora lo siamo delle nostre fantasie, cioè dei discorsi, dei moventi e degli alibi che inventiamo per fare, disfare, disertare il sesso. Come indica il titolo del libro, i piaceri del sesso, tutto meno che “estremi”, stanno nei dintorni dell’atto vero e proprio. Niente è più chimerico dell’amore fisico».

Esiste, a tuo parere, Alessandro, disparità di genere nel rapporto che uomini e donne hanno con l’eros?

«Direi che tutto About sex è imperniato sulla visione diversa che uomini e donne hanno del sesso, e rispettive allucinazioni. Vi si racconta, tra l’altro, la pacifica accettazione che il sesso “funziona” a patto che le donne abbiano ben assimilato le concezioni amorose e sessuali d’impronta maschile, portate a perfezionamento dalle donne stesse tramite il concetto di femminilità – secondo il quale è pressoché impossibile sapere cosa sia una donna lontana dallo sguardo maschile, avulsa dall’ossessione di compiacerlo. Sono presenti nel nostro libro anche delle tabelle che parodisticamente registrano gli stereotipi sul sesso-per-lui e il sesso-per-lei. Per le donne il sesso è spesso il primo gradino verso qualcosa d’altro – non a caso uno dei mantra femminili è il “percorso” – o, con altra metafora, il grimaldello per accedere all’amore dell’uomo; dal canto suo, l’uomo ha finito per percepire che il sesso è comunque una moneta di scambio, tant’è che a volte preferisce pagarlo in denaro contante rivolgendosi ad apposite professioniste e mercenari di genere simulatamente femminile, quando non alle bambole gonfiabili, piuttosto che affrontare l’esoso costo anche non monetario dei rapporti “per amore”.

Come mai l’omosessualità è considerata solo negazione di se stessa?

Marco: «L’omosessualità è malvista perché ha in sé qualcosa di scandaloso. Il suo scandalo sta nel postulare una relazione democratica tra le persone immaginando che questa relazione sia desiderabile, che abbia in sé qualcosa di erotico. Insomma, la democrazia quale fattore di scatenamento sessuale. Ma la libido sessuale per come siamo rassegnati a viverla non ha niente di omoerotico in questo senso. Il sesso non si accende senza il combustibile di una qualche disparità di potere. Sono rare le persone che considerano erotica la democrazia, i gay meno di chiunque altro. Ecco perché è arduo trovare un solo omosessuale degno di questo nome. L’omosessualità di cui sentiamo parlare a livello di opinione pubblica è sottocultura gay o straight, becera anche e soprattutto quando fa la sofisticata. La gente confonde il prefisso “omo” con la contrazione del sostantivo “uomo”. Invece “omo” sta per “uguale”, indica la parità sociale ed economica, motore segreto di un eros ahinoi ancora utopistico».

Quali armi utilizziamo per combattere il revenge porn?

Alessandro: «Tutte le storture che ruotano attorno al sesso, sconfinando nel penale, si possono combattere solamente prevenendo, cioè mediante una evoluzione culturale che non può prescindere da un’educazione precoce e totalmente distante da quella oggi impartita o tollerata che è cattolicamente integralista, moralistica e colpevolizzante, claustrofobica, sessuofobica, omofobica. Fino a che sarà considerato normale – e anormale chi non vi sottostà – che fin dall’asilo si debba avere il fidanzatino o la fidanzatina, e naturalmente maschi con femmine e viceversa rigorosamente; fino a che sarà incontestato che non esiste vita sentimentale al di fuori della coppia e che la coppia è esclusiva, monogamica, immortale (benedetta dal vagamente iettatorio “finché morte non si separi”); fino a che le relazioni amoroso-sessuali saranno impregnate di pronomi e aggettivi possessivi (sono tua, sei mio…), ebbene tutto quel che ne deriverà di criminale, per quanto esecrato, sarà coerente con le premesse di base. Se non si divellono alla radice il machismo di entrambi i generi e la concezione proprietaria delle persone sulle persone, spunteranno coerentemente sudditanze e schiavismi, stalking, femminicidio e revenge porn appunto, le cui responsabilità dirette sono quelle di una mano vile, spesso maschile, ma le cui responsabilità indirette appartengono a tutti coloro che si ostinano ad alimentare questa cultura, donne comprese».

Marco: «In sé il revenge porn è una stupidaggine, una combinazione di puritanesimo e di tecnologia. Di antipatico nel revenge porn c’è soprattutto l’arretratezza culturale delle sue cosiddette vittime. Convinte come sono di patire un danno, si fanno complici involontarie del discredito al quale il sesso va soggetto per consuetudine millenaria. La vergogna, lo scandalo, il senso di colpa di una persona resa bersaglio del revenge porn fortificano la sessuofobia imperante, consolidano il pregiudizio per cui gli atti sessuali sono una cosa morbosa, sporca, censurabile. Un’immagine sessuale rubata a qualcuno e divulgata può diventare un’arma di ricatto solo in una società fondamentalmente cattolica, repressiva, bigotta. Come la nostra».

A quante forme d’Amore ogni essere umano può far riferimento?

Alessandro: «Per quanto mi riguarda, dovrebbero esistere 7,834 miliardi di forme d’amore, tante quante gli individui che abitano il pianeta, ciascuno per le proprie preferenze e attitudini. In un mondo perfetto i sentimenti dovrebbero essere qualcosa di personale, l’estrinsecazione emotiva dell’individuo in sé, in quanto tale irripetibile, e non il mero ricalco di cliché di massa che, proprio perché da tutti assunti, spesso in maniera irriflessa, finiscono per azzerare ogni peculiarità soggettiva».

Marco: «About sex è stato scritto anche per mostrare i troppi significati arbitrari e privati che si danno alla parola “amore”, scritta o no con la maiuscola iniziale».


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.