MARADONA SI CONSEGNA ALL’IMMORTALITÀ

Ci deve essere una sorta di magia che aleggia sullo Stadio Azteca, o forse, più che di magia, si tratta di sacralità calcistica, che rende immortali uomini, squadre e partite. Se nel 1970 lo stadio messicano era stato il teatro della Partita Del Secolo tra Italia e Germania ed aveva consacrato Pelé all’immortalità del calcio mondiale, nel 1986 l’Azteca, che dà il nome pure al pallone del torneo, canonizza alla venerazione laica Diego Armando Maradona, colui che prende per mano la sua Nazionale per condurla alla storica rivincita contro gli odiati inglesi, giusto quattro anni dopo la Guerra delle Falkland, e alla vittoria della seconda Coppa del Mondo contro la Germania Ovest. Basta percorrere le vie di Napoli per capire che tale venerazione sfiora i confini della santificazione religiosa, una devozione che quattro anni dopo pagheremo molto cara, sulla nostra pelle, nella semifinale del San Paolo. Sarebbe anche facile parlare di un disegno divino che porta il Mondiale a quelle altitudini nel 1983, quando la Colombia deve rinunciare alla manifestazione per gravi inadempienze infrastrutturali, figlie di un contesto politico alla mercé della corruzione e del narcotraffico. Ma anche il Messico rischia di non poter ospitare il torneo a causa del terremoto del 19 settembre 1985, ma riuscirà ad onorare l’impegno. Ai cinque stadi del 1970, furono aggiunti altri sette, divisi in undici città. Andiamo al mondiale da campioni del mondo in carica, con una Nazionale scarica, in pieno cambio generazionale che non è riuscita a qualificarsi per Euro 1984 e che porta in Messico pochi reduci di Spagna 82. Esordiscono Canada, Danimarca, che sarà un’autentica sorpresa, e Iraq che vince lo spareggio contro la Siria. Gli spareggi di qualificazione fanno una vittima illustre: l’Olanda. Il Belgio elimina gli Oranje nel doppio scontro. Poi ci sono praticamente tutte le vincitrici, con gli inglesi che arrivano alla fase finale a punteggio pieno e con un biglietto da visita non da poco, l’8 a 0 in Turchia!

Le 24 nazionali vengono divise in sei gruppi da quattro, con le prime due che si qualificano, seguite da quattro migliori terze. Ma a differenza del Mundial, ci sono già gli ottavi ad eliminazione diretta.

L’Italia ha l’onore di aprire le danze contro la Bulgaria. Dopo la rete del superstite di Spagna 82 Altobelli, risponde Sirakov all’85. Un pareggio che confermerà le difficoltà nel torneo. L’Argentina, altra nostra avversaria nel gruppo A, ci precede vincendo contro la Corea del Sud (3 a 1) e Bulgaria (2 a 0). Nello scontro diretto Maradona riacciuffa gli Azzurri, in vantaggio con il rigore di Spillo. La nostra qualificazione arriva contro i coreani, che ci danno filo da torcere. Vinciamo 3 a 2, con una doppietta di Altobelli, al suo quarto gol, ma i coreani resteranno in partita fino all’ultimo. Nel gruppo B si qualificano i padroni di casa come primi, squadra che può contare sul fuoriclasse del Real Madrid Hugo Sanchez, Paraguay e Belgio. Nel gruppo C la forte Unione Sovietica e la Francia accedono agli ottavi, nel girone in cui Ungheria e Canada sono eliminate. Il 6 a 0, rifilato dai sovietici ai magiari, a trent’anni dai fatti di Budapest, segna la fine di un glorioso movimento calcistico. Nel gruppo D Brasile e Spagna passano il turno secondo le previsioni. Gli altri due gironi, invece, sono ricchi di sorprese. Nasce la Danish Dynamite del veronese Elkjaer, di Michael Laudrup e del pallone d’oro Olsen, che vince contro i tedeschi occidentali e la Scozia e umilia i più blasonati uruguagi con un sonoro 6 a 1. Danesi primi nel gruppo E, Germania Ovest e Uruguay, ripescato, accedono agli ottavi.

Il Marocco è la prima squadra africana a superare il primo turno di una fase finale, davanti agli inglesi e ai polacchi. Torna a casa il Portogallo, che non ripete le prestazioni del 1966.

Gli ottavi di finale vedono le qualificazioni pronosticate di Brasile (4 a 0 alla Polonia), Inghilterra (3 a 0 al Paraguay) e Germania Ovest (1 a 0 al Marocco). Staccano il pass i padroni di casa del Messico che eliminano 2 a 0 i bulgari, con la rete più bella, fino a quel momento del torneo, la sforbiciata di Negrete. La Spagna, con le quattro reti del Buitre Butragueño, disinnesca la dinamite danese, con un 5 a 1 sonoro. Unione Sovietica e Belgio danno vita a un gran bella partita, dove la spuntano i Diavoli Rossi per 4 a 3. Il “leccese” Pasculli firma all’84’ la rete che qualifica l’Argentina agli ottavi contro l’Uruguay. Gli Azzurri invece chiudono con una sconfitta il ciclo Bearzot. Platini e Stopyra ci rimandano a casa. Au revoir Azzurri!

Una partita monopolizza i quarti di finale e diventa uno degli incontri più iconici della storia del mondiale. Allo Stadio Azteca Argentina e Inghilterra si affrontano quattro anni dopo la Guerra delle Falkland. Questa volta l’esito è a favore degli argentini che vincono con la furbizia e l’estro di Diego Armando Maradona. Al minuto 51′ il pallone si impenna in aria di rigore inglese, Maradona salta e lo colpisce con la mano frapposta alla testa. Gli argentini festeggiano, gli inglesi protestano, l’arbitro indica palla al centro per l’1 a 0. Al 55′ Maradona decide di lasciare il segno. Parte dalla sua metà campo per una corsa imprendibile, dove gli inglesi sono birilli da saltare. Supera Shilton e insacca per quello che è il gol più bello della storia dei mondiali, probabilmente della storia del calcio. A nulla serve la marcatura di Lineker all’80. La vendetta è un piatto che si serve freddo e gli inglesi non la prendono per nulla bene. I giornali del 18 giugno 1986 parlano di furto, mentre Maradona diventa la Mano de Dìos. Negli altri quarti Germania, Belgio e Francia si qualificano ai rigori, contro Messico, Spagna e Brasile. In semifinale Maradona batte da solo il Belgio, mentre per i galletti la Germania Ovest resta un tabù. Brehme e Völler portano la Germania Ovest di nuovo in finale.

Il 29 giugno 1986 allo Stadio Azteca Maradona e compagni si giocano il titolo contro i tedeschi. Beckenbauer mette Matthäus in marcatura a uomo su Maradona, che lo limita in parte. Entrambi saranno ammoniti. Brown al 23′ insacca di testa su cross di punizione di Burruchaga per l’1 a 0. Valdano, al 55′, raddoppia. Sembra fatta, ma prima Rummenigge e poi Völler pareggiano. Ma i tedeschi dimenticano che Maradona può inventare dal nulla qualsiasi cosa e all’83’ trova uno spiraglio con l’assist a Burruchaga per il definitivo 3 a 2. Maradona alza la Coppa del Mondo da capitano e da leader di un gruppo guidato da Bilardo che ha potuto contare anchesu giocatori del calibro di Valdano e Burruchaga. Resterà tuttavia il mondiale del Pibe De Oro, il giocatore che ha incarnato l’essenza del calcio e che insieme a Pelé viene ricordato come il più grande interprete di questo magnifico sport.

CAPOCANNONIERE : Gary Lineker (ING) 6 reti.

CLASSIFICA FINALE

  1. Argentina
  2. Germania Ovest
  3. Francia
  4. Belgio

FINALE TERZO E QUARTO POSTO

Francia – Belgio 4 – 2


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