Quando il politico paga con la vita

Venerdì 8 luglio 2022. Shinzo Abe è impegnato in un comizio elettorale. Normale amministrazione per un politico. Un colpo parte, Abe resta sorpreso da quel rumore, quasi lo ignora. Poco dopo viene colpito al cuore, accasciandosi immediatamente al suolo. Combatte per sopravvivere per quattro ore o poco più, finché non viene annunciata la morte. Il suo killer, Tetsuya Yamagami, un ex soldato 41enne, ha agito con la lucida intenzione di ucciderlo perché si sentiva insoddisfatto. Shinzo Abe è stato a lungo primo ministro del Sol Levante, carica che ha dovuto lasciare nel 2020 per motivi di salute. L’omicidio odierno non è che l’ultimo di una serie che ha interessato illustri leaders politici.

Il nostro racconto può partire dall’assassinio dell’Imperatrice Elisabetta d’Austria, nota come Sissi, avvenuto il 10 settembre 1898, per mano dell’anarchico italiano Luigi Lucheni. La vicenda viene ricordata, con un filo sottile di ironia, nel romanzo Il Ponte sulla Drina del Premio Nobel Ivo Andrić.

Nel 1914 la sorte toccò all’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono, che era in visita nella città bosniaca di Sarajevo, quando venne freddato, insieme alla moglie Sofia, dai colpi sparati da un ragazzo appartenente alla Mlada Bosna (Giovane Bosnia): Gavrilo Princip. Un attentato che avrà serie ripercussioni sull’intera Europa perché sarà il pretesto per l’Austria per dichiarare guerra alla Serbia. È l’inizio della Grande Guerra.

Il 9 ottobre 1936 si raddoppiano le vittime politiche illustri: a Marsiglia vengono assassinati il re di Jugoslavia Alessandro e il ministro degli esteri francese Louis Barthou, evento che fu immortalato dalle arcaiche telecamere. Il primo omicidio in diretta, se così si può dire.

Finita la serie dei regicidi, dopo la seconda guerra mondiale, saranno colpiti presidenti e primi ministri. Merita una citazione, seppur la faccenda non si concluse con l’esito tragico, l’attentato a Palmiro Togliatti, il segretario del più importante partito comunista occidentale, che gettò nel caos il Nostro Paese, sull’orlo di una guerra civile, scongiurata per poco anche dall”impresa sportiva di Bartali al Tour de France. Questo accadeva il 14 luglio 1948. L’ anno si era aperto con la morte di un altro nome illustre, Mahatma Gandhi, ucciso il 30 gennaio a Nuova Delhi.

L’ attentato più famoso della storia è senza dubbio quello a John Fitzgerald Kennedy del 22 novembre 1963 a Dallas. Dopo anni rimangono punti oscuri i motivi che indussero l’attentatore, Lee Harvey Oswald, a uccidere l’allora Presidente degli Stati Uniti. Le pagine desecretate di recente non hanno portato a nessuna novità di rilievo.

Come non citare il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, il cui ritrovamento del corpo avvenne il 9 maggio 1978.

E poi Olof Palme.

Primo Ministro del suo paese, la Svezia, una sera esce con la moglie per andare a vedere un film al cinema. All’uscita dal locale, viene colpito da due proiettili di una 357 Magnum mentre la sua coniuge subisce ferite di poco conto. Un mistero per molti anni irrisolto, che nel 2020 è stato archiviato finalmente con il nome e cognome dell’assassino: Stig Engström, un grafico con orientamento politico di destra, morto beffardamente suicida nel 2000. È stato un caso che ha attirato per anni l’attenzione dei media e degli scrittori, come Stieg Larsson, che cita gli eventi nella sua trilogia di Millennium, e in particolare come Leif G. W. Persson, che ha dedicato all’inchiesta il suo romanzo In caduta libera come in un sogno.

La politica è personalizzazione. La persona incarna nel suo essere gli ideali che persegue, entra nelle case dei cittadini con  forza impressionante attraverso i media. È a tutti noto, senza che egli possa conoscere la massa in maniera indistinta. Ma quando l’atomo più piccolo si sente tradito, che nel rapporto cittadino e politica diviene dinamica piuttosto frequente, allora quell’insulto, quella delusione, quella insoddisfazione si incarnano nel singolo e possono sfociare nella violenza, che ha la sua gradualità, dall’offesa pubblica alla soppressione. E la soppressione, il caso estremo, è la massima condanna per chi ha osato deludere le promesse o sfidare la controparte. È la pretesa, da parte di questi individui, di avere l’ultima parola a disposizione e di poter andare oltre la normale dialettica, che dovrebbe restare il modus operandi della politica, premendo semplicemente il grilletto.

Ancora oggi assistiamo all’uomo che se n’è andato, che ha fatto buone cose per il suo Paese, che è stato apprezzato dai suoi elettori, che senza dubbio avrà fatto degli errori, ma che non meritava di essere ammazzato a Nara durante un normalissimo comizio.