“L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”.

(Cesare Pavese)

Nel suo “Il mestiere di vivere” così scriveva colui che un dozzina d’anni dopo si sarebbe tolto la vita. Eppure queste due brevi frasi rivelano il midollo stesso del vivere.

Ogni alba che si schiude è un inizio, un cominciare analogo a quello del giorno in cui siamo usciti dalla notte del grembo materno e ci siamo avviati a percorrere la strada e l’avventura della vita.

Il mese di settembre potrebbe essere il mese del ricominciare. Infatti, dopo le vacanze estive, si riprende la scuola, il lavoro, la quotidianità e la routine di sempre.

Però – pur nella monotonia della routine – le giornate di alcuni ricominciano con una carica implicita, quella ad esempio dell’amore per la loro famiglia a cui stanno donando il loro tempo e le loro energie. Ma non possiamo ignorare che per molti altri la vita è come un fuoco spento: forse c’è ancora qualche brace sotto il velo della cenere; ma non c’è più la voglia o la forza di soffiare. Quando si giunge a questa apatia, si è ormai «ombre che passeggiano», per usare una forte espressione del Macbeth di Shakespeare. Senza il desiderio di ricominciare si è già cadaveri ambulanti, privi di vigore per pensare, creare, donare.

Ecco che si potrebbe dedicare questa riflessione a tutti gli studenti che a breve ritorneranno a scuola, soprattutto a quei studenti che pensano che la scuola sia noiosa.

Il professore e scrittore Alessandro D’Avenia in un suo scritto ebbe ad affermare che l’alternativa a una scuola noiosa non è una scuola divertente; non esiste, infatti, una scuola spensierata e senza fatica (e il digitale non la renderà tale). La vera alternativa è una scuola interessante e che desti meraviglia. Interesse (essere dentro) vuol dire coinvolgimento con tutto l’essere (corpo, cuore, testa, spirito) da ciò che viene presentato o rappresentato (dal corpo, cuore, testa, spirito dell’insegnante).

Hanno un grande compito, allora, gli insegnanti!

Loro sono i narratori-attori della meraviglia verso ciò che insegnano; provocano eros manifestando il loro eros. Solo così l’attenzione dell’allievo agganciata si porta verso la cosa e non verso l’insegnante, altrimenti non si tratterebbe di meraviglia ma di seduzione. Il sapere somiglierà ad un regalo impacchettato: un pacchetto ben fatto segnala qualcosa che è per me e solo per me, una sorpresa. Nessuno però si accontenta del pacchetto: va oltre, apre, riceve, ringrazia.

Questo non vuol dire avere una classe di occhi ardenti e assetati, ma semplicemente dare a coloro che saranno pronti la possibilità di accendersi. Solo al fuoco della meraviglia cuore e mente vengono unificati e lanciati oltre. Solo chi coltiva questo fuoco in sé – continua D’Avenia – riesce a insegnare, altrimenti con il tempo si riduce ad assegnare.

Allora l’augurio che si potrebbe fare in questo “mese del ricominciare” è semplicemente questo: che quel primo giorno di scuola o di lavoro sia un giorno nuovo, sintomo di un anno nuovo, di una vita nuova, come direbbe Dante.