“La notte dei Cucibocca” edito inizialmente con il titolo “Il segreto di Nina”, è un romanzo scritto a quattro mani da Gaetana Di Stasi e Rita Poggioli. L’opera ha ricevuto un importante riconoscimento, il secondo posto al premio letterario nazionale di Aqui Terme con la seguente motivazione: “per aver raccontato le vicissitudini di una famiglia attraverso le generazioni e il richiamo alle tradizioni e alle radici territoriali.” Proprio all’autrice e protagonista Gaetana abbiamo chiesto di parlarcene.

Perché il titolo del romanzo ha subito una modifica?

I due titoli: “Il segreto di Nina” e “La notte dei Cucibocca”, fin dall’inizio della stesura del romanzo erano nella mente delle due autrici. Il primo poichè trattasi appunto del segreto custodito per anni nel cuore della protagonista e autrice Gaetana Di Stasi detta Nina. Il secondo poichè tutto ebbe inizio nella notte del 5 Gennaio, quella che precede l’Epifania, la notte dei Cucibocca. A giugno 2021 il romanzo viene inviato col titolo provvisorio “ Il segreto di Nina” al prestigioso Concorso Letterario Nazionale di Acqui Terme, dove si classificherà al secondo posto nella sezione inedito, romanzo familiare, con la seguente motivazione: “per aver raccontato le vicissitudini di una famiglia attraverso le generazioni e il richiamo alle tradizioni e alle radici territoriali”. A novembre dello stesso anno, in accordo con la casa editrice Letteratura Alternativa Edizioni di Asti, che lo pubblicherà, si sceglierà il titolo “La notte dei Cucibocca” in quanto più intrigante e legato alle arcaiche tradizioni lucane.

Cosa si intende, esattamente, per “ la notte dei Cucibocca”?

La notte dei Cucibocca è una leggenda contadina lucana, precisamente di Montescaglioso in provincia di Matera; dove nella notte che precede l’Epifania strani e inquietanti personaggi, ovvero le anime del purgatorio, si aggiravano tra le strade del paese con il volto nascosto da una folta e lunga barba bianca o grigia, avvolti in mantelli scuri e con in testa un cappellaccio di paglia o di canapa. Legata ad un piede trascinavano una catena che batteva sul selciato ed in mano reggevano un canestro, una lucerna e un lungo ago da calzolaio con il quale minacciavano i più piccoli di cucire la bocca di chi non era in grado di mantenere un segreto. Poi il corteo di quegli strani esseri  che sfilava nella notte scompariva nel buio. Le persone si chiudevano in casa e lasciavano sul tavolo cibo e acqua per ben disporre chi li avrebbe trovati. I bambini spaventati andavano a letto presto permettendo così alla Befana di riempire le calze con dolci e regali.

Il salto generazionale da nonna a nipote può rappresentare un’anacronistica visione dell’Amore?

L’amore è l’unica eredità di cui disponiamo, lo lessi in un libro del quale non ricordo il titolo e trovo questa frase a me assai vicina in quanto penso di essere la persona che sono grazie appunto all’amore smisurato che mi è stato trasmesso dalle meravigliose donne e da mio padre, che hanno segnato la mia vita. Certo i tempi sono cambiati e fanno sì che talune cose, raccontate nella storia, siano di difficile realizzazione e mi riferisco all’adozione.

Quanto i segreti influenzano le dinamiche familiari?

Penso che i segreti possano rafforzare dei legami ma nello stesso tempo far cambiare il corso degli eventi. Trovo giusto e doveroso raccontare sempre la verità, soprattutto ai bambini, come fece mia nonna con noi!

Progetti futuri?

La scrittura per me è stata una piacevole sorpresa. Questo lavoro si è potuto realizzare per l’empatia creatasi con la scrittrice dell’Isola d’Elba, Rita Poggioli, conosciuta proprio grazie ad un libro, sul giovane anarchico lucano Giovanni Passannante, che osò attentare alla vita di re Umberto I e per questo ne pagò le conseguenze per tutta la vita e anche dopo. Tra me e Rita è avvenuta la magia di riuscire a fondere le due penne e proprio l’amore per la mia storia chiusa in un cassetto è come se l’avesse fatta entrare a far parte della mia famiglia. Desidero “da grande” continuare a raccontare storie che altrimenti rimarrebbero nascoste.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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