Si intitolano “Una fiaba di Hans” e “La Piramide” gli ultimi due successi del cantautore Riccardo Ceratti che, dopo il musical sulla vita di Don Lorenzo Milani, prova ad affrontare, riuscendoci, tematiche legate all’emancipazione e alla sostenibilità ambientale con uno stile rock e diretto che, da sempre, lo contraddistingue:

Ciao, Riccardo. “Una fiaba di Hans” è un successo trasmesso su un circuito di 80 radio italiane. Come mai hai deciso di dedicare un brano alla piccola fiammiferaia di Hans Christian Andersen?

La canzone “Una fiaba di Hans” l’ho scritta perché fin da bambino colpiva la mia fantasia, questa bimba che nella totale indifferenza dei passanti cercava di vendere qualche fiammifero per comprarsi un pezzo di pane. La luce fioca, il sogno di una famiglia e di un po’ di calore umano; il passaggio del testo “che guardi e non mi vedi” è a mio avviso indicativo, spesso noi guardiamo, ma non vediamo l’altro e l’altrove. Essere accettati per quello che siamo. Io sono il prossimo, sono giallo, verde, nero, viola, bianco; un umanità da ricostruire con le scelte di tutti i giorni, le piccole cose, forse, sono il segreto per vivere con se stessi, di conseguenza, insieme. Ecco, la fiaba di Hans ci grida questo; guardami, esisto anch’io!

Per concludere, inerente alla piccola canzone dedicata alla fiammiferaia, segnalo gli amici lettori che qualche giorno fa si è tenuta la “festa dell’intercultura” organizzata da alcune scuole primarie e secondarie statali di Varese: Vidoletti, Galilei, Settembrini, Canetta e Locatelli, con il coordinamento della prof.ssa Filomena Cannito, la dirigente scolastica prof.ssa Silvia Sommaruga e la sig.ra Mila Speroni dell’associazione “Yacouba”, che si occupa di cultura africana. Questo incontro mi ha emozionato molto; vedere i ragazzi scrivere i loro pensieri riguardo due mie canzoni “Tra il bianco e il nero” e “Una fiaba di Hans” è stato illuminante. Il diverso punto di vista, assume il ruolo di piccolo seme e spunto di riflessione per ognuno.

“Un gesto semplice”, citato nella canzone, basterebbe a sensibilizzare molti verso l’emancipazione di classi, straniere e non, meno abbienti?

Il gesto semplice ricompare come un mantra, tutti noi da piccoli speravamo in una carezza, in un gesto di apprezzamento, in un sorriso. Ancora, calore ed umanità, rispetto e comunità. Le classi “meno abbienti”, di cui mi sento parte, sono il sale della madre terra, banalmente perché sono quelle che consumano di meno. Rovescio del paradigma, del pensiero occidentale, dell’arricchimento a tutti i costi. Immaginare e lavorare per un mondo diverso non solo è possibile, ma è necessario. Le risorse che il pianeta offre sappiamo bene non sono infinite; i miei spostamenti personali sono fatti per l’ottanta per cento in bicicletta, mi domando che non sia questa la strada per una nuova uguaglianza? La nuova coscienza di classe non passa oggi forse per una rivoluzione verde e planetaria? Che cosa unisce i lavoratori precari delle consegne di cibo ed i ricchi che in Olanda in Svezia o Danimarca -per citare le società più evolute- si recano nei loro uffici in maniera sostenibile per il pianeta blu? La bicicletta. Con pedalata assistita o muscolare. Banale? Non credo.

Il tuo ultimo singolo “La Piramide” è da considerarsi più un grido disperato o un atto di protesta?

La Piramide. L’occhio. Dio ti vede. Quale Dio? Davvero il gruppo di super miliardari che decidono le sorti del pianeta pensano che il creatore si sieda sulla cima della Piramide? Vogliono sostituirsi a Dio? Un Dio che si è fatto carne, umile tra gli umili, ultimo tra gli ultimi; non si è forse è spogliato di tutto per dirci che il paradiso e l’inferno sono dentro di noi e che sta a noi scegliere? La Piramide è una presa di coscienza, non un “contro” ne una protesta, vivere senza la tv oggi è un atto rivoluzionario senza precedenti, per tornare a respirare la nostra primordiale entità vibrazionale, che vive soffocata da un’ overdose di notizie urlate spesso menzoniere, e che chiede lo spazio che merita. Un atto di resilienza per tornare ad essere uomini e donne con la capacità di spunti di riflessione, autonomi ed indipendenti. Ecco, ancora, guardare e non vedere.

Dopo l’acclamato musical “Lorenzo”, sull’iconica figura di Don Milani, ci sono altri progetti teatrali in cantiere?

Lorenzo, il primo Musical dedicato al Priore di Barbiana è stata un’esperienza davvero mistica, oserei. Nata dalla piccola canzone “Lorenzo”, che tante soddisfazioni mi ha dato.

In cantiere ho un altro soggetto, questa volta sarà una commedia musicale, forma forse a noi più vicina rispetto al musical di Broadway. Mi prenderò il tempo necessario di qualche anno, e questa volta affiderò l’opera ad una compagnia teatrale rigorosamente di professionisti.

 


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