La “solita ignota” Raffaella Ieva…

Quando sono entrato nel laboratorio di Raffaella, il calore del primo sole di maggio ha lasciato il posto alla tenerezza di composizioni artigianali pensate per generare felicità. Che Raffaella creasse fiocchi per bambini l’ho scoperto guardando la trasmissione televisiva “I soliti ignoti”. Da quel volto, apparso per qualche minuto in diretta nazionale su Rai Uno, traspariva calma e mitezza, qualità di una donna che ha fatto del suo lavoro la più potente medicina contro il dolore per la vedovanza e della sua arte la più fantasiosa forma d’amore da tramandare a sua figlia Marisa.

Ciao Raffaella. Come hai fatto a partecipare al preserale “I soliti ignoti”?

Credo si sia trattato di un dono dall’alto. Sono sempre stata schiva e riservata, immagine che spero si sia rivelata anche dallo schermo. Un giorno ho ricevuto una mail dalla Rai che mia figlia, erroneamente, ha considerato spam. Per caso, successivamente, scorrendo i contatti della posta elettronica, me la sono ritrovata davanti agli occhi. C’era un numero di telefono da chiamare, e…

E…?

All’inizio ero scettica, espormi era l’ultimo dei miei pensieri. Ma poi ho ritenuto giusto cogliere questa opportunità. Lo dovevo a Marisa, a mio marito, scomparso nove anni fa, e, soprattutto, a me stessa.

Consideravi quest’avventura una sfida personale?

Più che una sfida personale, un’esperienza di crescita interiore. Ero avvizzita dalla vita ed era giunto il momento di reagire, mia figlia me lo chiedeva, tutti quelli accanto a me lo pretendevano, forse qualcuno lassù me l’ha inconsciamente ordinato.

Le tue parole rimarcano spesso l’intervento divino. Quale sarebbe questo messaggio che Dio ti avrebbe mandato?

Un messaggio di speranza e condivisione. Anche se per pochi minuti, ho capito quanto importante possa essere un mezzo di comunicazione. Attraverso la tv si può piantare il seme dell’uguaglianza, l’idea di sentirsi, davvero, cittadini del Mondo. Ecco, la tv mi ha condotto a te e ad Odysseo, mettendo quasi in moto un meccanismo di aiuto reciproco che ci farà abbattere qualsiasi barriera, una sorta di karma che, scientificamente, ci determina come esseri umani.

Tornando ad argomenti più frivoli, com’è stato sentirsi ignoti per un giorno?

Eccitante. Dal primo approccio telefonico con il capo redattore della Endemol, Anna Senatore, all’albergo in cui mi hanno ospitato, tutto profumava di straordinarietà. Ho persino ricevuto un passaggio da un’autista personale, una bellissima ragazza che mi ha messo a mio agio, prima di confessarmi di essere la factotum della figlia di Craxi…

Scusami per la sfacciataggine, ma immagino che da quel giorno i tuoi affari siano schizzati alle stelle?

Ho riscontrato, effettivamente, delle differenze, e devo ammettere che la breve notorietà non mi disturba. Ciò che, però, attira la mia attenzione sono dei segnaposto raffiguranti San Francesco che mi son stati commissionati per un matrimonio.

Raffaella e il suo laboratorio di altruismo ci insegnano la semplicità di guardare altrove, oltre gli stereotipi della certezza, abbracciando il ragionevole dubbio che al di là di quel muro possa nascondersi un ignoto essere umano molto vicino alla nostra, pur limitata, conoscenza di fede.


1 COMMENTO

  1. E’ straordinario come ci si può incontrare nella vita! Mi piace pensare che le Dio-incidenze portino a tanto altro: apertura, conoscenza, esperienza. Un ringraziamento doveroso e sentito va a Miky Di Corato che ha saputo cogliere e sintetizzare l’essenza della mia vita! Spero di poter essere portatrice sana di fede e serenita’!

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