Il Direttore del Presidio di Riabilitazione “A Quarto Di Palo e Mons G Di Donna”, Padre Francesco Prontera, ha scelto Odysseo per presentare e promuovere una raccolta fondi a favore della popolazione di Brazzaville, capitale del Congo. Un’opera benefica e nobile che merita tutta l’attenzione e la solidarietà dei lettori

Ciao, Padre Francesco. Come nasce l’idea di un crowdfunding per la
spedizione in Congo di un container di 40 piedi?
Più che da un’idea, tutto nasce dall’aiuto che ci hanno richiesto i nostri fratelli del Congo, che, con enorme impegno, si stanno prodigando per portare avanti un progetto importante in Congo-Brazzaville. Da lì è nata l’idea di un crowdfunding, perché tutti si sentano partecipi, chi può tramite la donazione di mobili, vestiti e materiale utile, chi non può anche attraverso una semplice donazione, un gesto anche piccolo, ma pieno di significato anche per se stessi. 

Quali sono i prodotti presenti, in percentuale maggiore, all’interno del container?
Per lo più stiamo trasportando mobili e vestiti. Abbiamo anche materiale di ferramenta, macchinari e quanto può essere utile nelle attività di ogni giorno. Oggetti che in Congo costano il quadruplo dell’Italia. Pensa che un chilogrammo di pasta a Brazzaville costa quattro euro. Un lusso. 

Qual è, a tuo parere, la risposta più opportuna a chi si incaponisce nel proferire lo stereotipato ed inflazionato assioma “aiutiamoli in casa loro“?
È questa, aiutando chi ha più bisogno a costruire qualcosa. Questo non significa che chi viene in Europa a cercare una condizione migliore debba essere mandato via. Chi affronta un viaggio così lungo ed estenuante è per la maggior parte gente che vive in situazioni disperate, che noi neanche possiamo immaginare. Noi possiamo sicuramente aiutare quelle popolazioni che, in un paese difficile come l’Africa, vive dei contesti di relativa tranquillità.

Al di là di un Regolamento di Dublino sicuramente da revisionare, a quale responsabilità, morale e pragmatica, dovrebbe assolvere il nostro Paese per accogliere, in certe mirabili comfort zone come CARA o Sprar, i migranti che approdano sulle coste italiane?
Il nostro Paese sicuramente fa già tanto. Dobbiamo essere però più veloci nelle risposte a queste persone che arrivano qui. Dobbiamo essere più responsabili nell’istruirli e nel far loro creare la possibilità di tornare e far crescere la loro terra d’origine. Ricordiamoci sempre che i confini del mondo li hanno disegnati gli uomini. Aiutare gli altri è sempre buono, soprattutto quando non possiamo ricevere nulla in contraccambio. Ogni uomo sulla Terra dovrebbe almeno una volta nella vita andare in Africa, per respirare la genuinità e la semplicità che da noi ormai sembra sempre più un miraggio.

Il Centro di Riabilitazione che verrà aperto, dall’Ordine della Santissima Trinità, nella capitale Brazzaville può rappresentare il prodromico barlume di un’assistenza sanitaria accessibile anche, e
soprattutto, alla popolazione indigente africana?
Certamente, lo scopo è quello. Sarà un percorso lungo e complicato, ma i nostri fratelli congolesi hanno la nostra completa fiducia e hanno ben compreso cosa sia la disabilità, infatti molti di loro hanno fatto esperienza nel nostro Presidio di Riabilitazione e ora stanno cercando di trasferire quest’ esperienza lì a Brazzaville.
Progetti futuri?
I progetti sono tanti. Il nostro primo obiettivo è quello di portare i nostri confratelli ad essere autonomi a casa loro perché possano avere la giusta dignità in una terra splendida come l’Africa. Cerchiamo di sistemarli uno per volta. Questo ci sta erodendo tante energie, ma sono ben spese, la gente sta rispondendo generosamente e non si sta risparmiando. Vi posso garantire che se provate ad andare in Africa, la vostra vita cambierà.  

INFO&DONAZIONI:

PP.TRINITARI ANDRIA CAUSALE SPEDIZIONE CONTAINER CONGO

IBAN IT53K0311141340000000003974

Inviare un messaggio al numero 3294091434


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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