«Non con l’ira ma col riso s’uccide»

(F.W. Nietzsche)

Per ragioni inconsuete, negli ultimi giorni, si era ritrovata a parlare spesso di Joe Satriani e Vasco Rossi. Aveva casualmente trascorso del tempo con qualcuno che li conosceva molto bene, aveva toccato quello che rende umane le celebrità e si era accorta di quanto l’effetto mediatico allontani l’idea che nessuno è Dio. In verità aveva anche ricordato di aver letto che Dio stesso poteva essere l’unico nell’universo a potersi permettere il lusso di governare senza nemmeno esistere.

I torni non contano e qualquadra non cosa, si disse.

Aveva alzato il sopracciglio, come sempre faceva quando avrebbe preferito possedere il superbo dono della stupidità; del resto, tempo addietro, quando le avevano chiesto quale credeva fosse il lato peggiore della sua intelligenza aveva dato l’unica risposta possibile: “la mia intelligenza”. Ne seguì una stretta di mano carica di stima, che mai più avrebbe dimenticato poiché si accorse di aver steso il suo interlocutore e questo le confermò di aver ragione.

Probabilmente, quindi, pensò ancora che se si fosse fatta meno pubblicità perfino su Dio nei sei milioni di secoli precedenti, non lo si sarebbe percepito come Colui che sta a guardarci dal balcone in attesa di emettere giudizio.

Ammetteva che sì, inoltre, più di qualcuno ci provava a far passare il concetto che Dio non fosse solo quello  Altissimo, Purissimo e Perfettissimo, tant’è che se si tentava di cercare il trittico pensando al Catechismo di Pio X, si trovavano solo rimandi alla pubblicità dell’acqua Levissima.

Così tornò Vasco Rossi:

Portatemi Dio

Lo voglio vedere

Portatemi Dio

Gli devo parlare

Gli voglio raccontare

Di una vita che ho vissuto

E che non ho capito.

Riflettendo sul fatto che se Vasco non aveva capito la vita, non era scritto da nessuna parte che avrebbe dovuto essere Dio a spiegargliela, si accorse che voleva uscire lei con Dio quel giorno: davvero le sarebbe piaciuto avere un appuntamento con Lui, ma occhio, non con Colui di cui è vietato disegnare immagini perché la copia più rispondente al Suo aspetto sta in ognuno degli specchi umani, ma con Colui in cui si era incarnato.

In altri termini, voleva uscire con Gesù Cristo ed il loro appuntamento avrebbe avuto molto poco di canonico. Lei sognava di beccarlo nel giorno dei nervi tesi, chiacchierando e bevendo birra avrebbe detto qualcosa di sbagliato e Lui avrebbe fatto ciò che troppo spesso l’ortodossia dimenticava: avrebbe fatto volare i tavoli! Parola del Signore! Ko amar Adonai! Volare i tavoli!

(Non con l’ira, appunto, si uccide)

Umano: Dio umano doveva arrabbiarsi con lei che lo era già con sé stessa, ma non abbastanza da uscirne.

Ecco, era quella la sua preghiera: che il suo Commensale d’eccezione facesse ciò che serviva e che solo Lui avrebbe saputo fare, senza sorrisi di circostanza, con la tenacia della determinazione ed il coraggio della schiettezza: metterla a tacere.

Sognava di sentirsi urlare da Lui le parole di Don Tonino: “Non temere di apparire ingenua, o stolta, o folle agli occhi del mondo. È agli occhi di Dio che devi comparire”.

Ed ancora sognava un Gesù che, dall’altra parte del tavolo, con il fiato corto e nel disordine lasciato dalla reazione iraconda, in piedi, davanti a lei fisicamente minuscola e seduta, che però mai nemmeno un istante gli avrebbe tolto gli occhi dagli occhi, sporgendosi in avanti, poggiando una mano sul piano e puntando lei dritta in faccia con l’indice dell’altra, ansimando con tono fermissimo, mentre ancora sudava, avrebbe così concluso:

Dio non lavora sulle emergenze, ma sulle priorità e non ci chiede tutto il possibile, ma l’essenziale!


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Myriam Acca Massarelli
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

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