I suoi compagni lo chiamano “sapientino”. Francesco è contento, orgoglioso, si sente importante perché quando i compagni di scuola hanno un dubbio o non sanno qualcosa si rivolgono a lui, e lui ha tutte le risposte. Non sa però se i compagni gli hanno affibbiato quel nomignolo perché riconoscono davvero il suo valore o perché sono gelosi di lui. Francesco è un bambino come tanti, ama giocare, guardare la Tv, ma ha una curiosità incredibile, ogni novità lo attrae; ora che ha imparato a leggere divora i libri che prima si faceva leggere; passa ore a guardare i documentari, da quelli sugli animali a quelli sui neutrini. A tre anni aveva costruito il suo primo vulcano con le colate di lava. Oggi ha solo sei anni e frequenta già la seconda elementare. Sì, perché i suoi genitori hanno fatto una scelta impegnativa e coraggiosa quando hanno deciso di iscriverlo un anno prima a scuola, “togliendogli un anno di giochi”. Perché Francesco è un bambino speciale, un bambino gifted come li chiamano nei paesi anglosassoni. Li conoscono in pochi, eppure sono l’8% dei piccoli italiani, secondo le statistiche.
I soggetti ad alto potenziale sono dotati di possibilità di sviluppo al di sopra della media in ambiti molto diversi tra loro: scolastico, artistico, motorio e socio-emotivo. Spesso, però, queste peculiarità non vengono riconosciute e anzi scambiate per autismo, disturbi dell’apprendimento, iperattività. E bambini con tale diagnosi rimangono per sempre segnati.
È stato fortunato Francesco perché i suoi genitori si sono subito accorti delle sue potenzialità e si sono rivolti al centro labTalento, l’unico centro universitario in Italia che si occupa di plusdotazione.
Non è semplice essere i genitori di Francesco. Non è semplice essere i genitori di questi bambini speciali.
“…Essere genitore di un bambino dotato è un po’ come vivere sulle montagne russe. A volte si sorride, a volte si resta senza fiato. A volte si ride, a volte si urla. A volte lo sguardo è pieno di meraviglia e di stupore, a volte si è agghiacciati. A volte si è orgogliosi. A volte il percorso è così snervante che non si può fare altro che piangere…” è la testimonianza raccolta in rete di Viviana, Antonella, Rosella, Simona, alcune mamme di bambini plusdotati.
I loro figli hanno abilità cognitive superiori alla media ma anche bisogni da ascoltare e a cui rispondere: lo sviluppo intellettivo dei loro bambini non segue quello emotivo, con la conseguenza che possono diventare ipersensibili, vivere difficoltà relazionali e ad autodisciplinarsi ed essere più di altri sottoposti a stress.
Menti brillanti, fuori dalla norma, sempre protese ad andare oltre. Eppure bambini fragilissimi.
Genitori e insegnanti sono chiamati ad educarli al talento, assecondando le loro caratteristiche per fare in modo che possano “viverle” pienamente.
Ma genitori e insegnanti devono essere anche “formati” per seguirli e aiutarli nella crescita. Si tende erroneamente a credere che il bambino ad alto potenziale, grazie alla sua dotazione intellettiva, riuscirà a sviluppare le proprie capacità da solo e sarà sempre in grado di autogestirsi proprio perché più avanti degli altri. È un bambino come tutti, invece, con un grande bisogno di attenzione.
La legge, in Italia, tutela con programmi di formazione e didattica inclusiva solo dsa, add, bes, disabili, ma non prevede progetti didattici e programmi di formazione per gli insegnanti di bambini plusdotati. Anzi, non sapendoli individuare e seguire adeguatamente, impostandone la didattica, gestendo le dinamiche sociali e relazionali, la scuola li snobba. Più avanti l’Europa, che nel programma quadro Horizon 2020 ha posto come obiettivi per la didattica europea l’inclusione e la prevenzione di situazioni di disagio e disaffezione scolastica, compresi i casi di plusdotazione.
Ogni persona ha il diritto di essere sostenuta nel suo percorso di crescita per poter esprimere al meglio le proprie potenzialità e offrire un importante contributo al miglioramento della società.
Non dimentichiamo che Mozart, Einstein, Picasso, Marie Curie, Pascal sono stati degli infanti prodigio.
Forse non diventerà famoso come loro, ma auguro a Francesco e ai suoi piccoli amici una strada sempre in salita. In bocca al lupo!