
Per una spiritualità che va incontro agli altri e all’altro e resta aperta all’Altro, se mai si rivelasse
C’è posto per una spiritualità senza religione? Per una spiritualità degli agnostici e dei non credenti? per coloro che sono in ricerca e che amano infinitamente la Terra con i suoi abitanti?
Si tratta di prendere le distanze sia dai mercatini d’oriente in grado di offrire teorie e pratiche spirituali a basso costo, sia dai mercatini delle cianfrusaglie spirituali delle più affascinanti fantasie, e condite a volte da originali tradizioni che pullulano un po’ ovunque.
Credo che occorra intraprendere un viaggio verso un esodo mentale ed emozionale dalla situazione di schiavitù e dipendenza e dai “luoghi comuni”, verso una nuova “terra promessa”, debellando quel “maligno” che l’evangelista Giovanni definisce “menzognero” (Gv 8,44) e che genera paure negli animi e nelle personalità più fragili.
Ma sappiamo che le paure diventano solo un’occasione di investimento politico e massmediatico. Anzi l’autorità costituita, quando diventa incapace di proporre soluzioni reali, come investimenti in istruzione o politiche di inserimento, preferisce cercare consensi cavalcando l’onda emotiva della paura e giocando in sulla compravendita dei valori chiave elettorale.
Ma guardare o fare delle semplici analisi non è sufficiente. Bisogna passare dalla contemplazione delle “vittime” delle situazioni “menzognere” a una prassi che le liberi dalle catene che le opprimono. Se il maligno – ricorda il teologo latino-americano Sobrino – non solo è bugiardo, ma anche assassino, alla verità che smaschera la menzogna deve accompagnarsi una prassi di compassione capace di generare vita, debellando così la disperazione.
Fu Tommaso d’Aquino ad avvertirci che “la disperazione è il più insidioso dei vizi”, perché respinge la compassione dalla nostra interiorità. La speranza quindi è necessaria per sopravvivere. Mi piace la definizione che l’eco-filosofo David Orr dà della speranza: “La speranza è un verbo che si tira su le maniche”. La nostra speranza e il nostro ottimismo quindi sono proporzionati alla fatica che decidiamo di investire!
Di fronte a certe disgregazioni, anche là dove si è professato pubblicamente la fraternità, smarriti quei valori che ne hanno garantito una certa coesione, occorrerebbe recuperare il senso del “limite” e della “reciprocità”. Resistere alla tentazione della dittatura delle maggioranze del momento è essenziale così come combattere ogni forma di chiusura nel recinto degli interessi individuali. Occorre, in altre parole, resistere attivamente alla paura inculcata.
È una spiritualità dell’interiorità, della ricerca di senso, del confronto con la realtà della morte: è il frutto dell’esperienza del limite; una spiritualità che conosce l’importanza della solitudine, del silenzio, del pensare, del meditare. È una spiritualità che va incontro agli altri e all’altro e resta aperta all’Altro, se mai si rivelasse. Qui non è l’uomo che chiede aiuto a Dio, ma è piuttosto Dio che, nell’Apocalisse (ultimo libro della Bibbia), chiede aiuto all’uomo.























