Lo scorso 15 novembre, il contesto è di quelli nobili: la Sala del Mare della Cittadelle delle Imprese di Taranto. Il patrocinio è dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Centro di cultura per lo sviluppo “G. Lazzati” e della Camera di Commercio di Taranto. Il progetto è di quelli ambiziosi: la promozione di una “Economia civile”. Coordina il prof. Mario Castellana, dell’Università del Salento, interviene il prof. Paolo Farina. Tema: “Una lettura della Laudato si’ con gli occhi di Simone Weil”. Lo abbiamo intervistato.

Direttore, professore, dirigente scolastico, come dobbiamo appellarla?

Semplicemente Paolo, e dandomi del tu: ho la fortuna di avere un nome di battesimo bello e impegnativo, non legato allo scorrere dei titoli…

Ricevuto, con sollievo. Allora vengo al dunque: che c’entra Simone Weil con la Laudato si’?

Domanda più che azzeccata. Me la sarei dovuta porre io stesso quando l’amico prof. Mario Castellana mi telefonò per propormi di provare a leggere l’enciclica Laudato si’  “con gli occhi di Simone Weil”. Invece, presuntuoso come sono, trovai la sfida invitante: non ero ancora consapevole di imbarcarmi in una prova davvero ardua.

Vuoi spiegarci?

Non ho idea di quanto Papa Francesco conosca e abbia letto Simone Weil. Nondimeno, la Laudato si’, in numerosi passaggi, sembra scritta dalle dirette mani della filosofa parigina, tali e tanti sono i punti che accomunano gli scritti weiliani e il magistero del pontefice. La Laudato si’ è un’enciclica eminentemente laica e politica e, per questo, così “weiliana” che ci sorprende a chiedersi come mai Simone Weil non sia mai esplicitamente citata.

Qualche esempio?

Dire che il principale punto in comune sia la passione per l’uomo. Quella di Simone Weil che è anche quella di papa Francesco. Passione che, per entrambi, è immediatamente declinata come responsabilità verso l’uomo e per il mondo. Tanto Simone quanto il papa prendono posizione contro un’epoca che rischia di passare alla storia come la più irresponsabile di tutti tempi, inebriata com’è da una cieca fiducia nel progresso. Solo che un progresso concepito senza limiti è idolatria e da sempre l’idolatria è contro l’uomo.

Parole forti…

Ma illuminate da quelle ben più autorevoli della Laudato si’: il paradigma tecnocratico ha asservito economia e politica. Si rivolge contro gli ultimi, gli esclusi, il grado zero della scala sociale. Uccide i più deboli tra tutti: le generazioni future, quelli che devono ancora nascere e per questo non hanno voce per i loro diritti. È tempo di fermarsi, di riflettere. Di cercare dei fini più grandi. Quelli che abbiamo sono rachitici, a fronte di strumenti di smisurato potere.

Da dove ripartire?

Da una “economia civile”, appunto. Vale a dire: da una economia pensata dalla civiltà e a servizio della civiltà. Non si può vivere di mero profitto su profitto. Persino un bambino comprende che consumare di più non può essere la soluzione. Se tutti consumiamo di più, non stiamo tutti meglio: se tutti consumiamo di più, le risorse finiscono prima. Ecco tutto. Allora, occorre poesia, sete di bellezza, adesione alla realtà, abbandono del sogno prometeico di essere il centro del mondo e della storia: cosa che è una stupidaggine, prima ancora che una illusione. Direbbe Simone Weil: bisogna ripartire dal concetto di obbligazione, più che da quello dei diritti…

Ma pensi davvero che papa Francesco e Simone Weil parlino la stessa lingua?

Di sicuro, sono entrambi dei “diversi”. In un modo o nell’altro, tutti e due sono messi al margine dal pensiero dominante. Simone Weil, un genio assoluto, non se la fila nessuno ed è stata bollata in ogni modo: filosofa e operaia, sindacalista e antisindacalista, pacifista e volontaria nella guerra di Spagna, marxista e anticomunista, atea e credente; di tutto di più, pur di evitare la domanda di fondo: “Dice il vero oppure no?”. Dal canto suo, papa Francesco ha già messo a segno una serie di appellativi non meno contradditori: comunista, gesuita “furbaccione”, papa sudamericano, papa eretico e reo di un possibile scisma, papa Magellano.

E tu come lo definiresti?

A me piace pensarlo come papa Noè, un epiteto che mi è stato suggerito dalla lettura delle sue stesse parole: «Anche se “la malvagità  degli uomini era grande sulla terra” (Gen 6,5) e Dio “si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra” (Gen 6,69, tuttavia, attraverso Noè, che si conservava ancora integro e giusto, Dio ha deciso di aprire una via di salvezza. In tal modo ha dato all’umanità la possibilità di un nuovo inizio. Basta un uomo buono perché ci sia speranza!» (Laudato si’, 71).


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