Paola Colarossi racconta la forza delle Donne

Si terrà il prossimo 8 novembre, presso l’Officina San Domenico, ad Andria, la presentazione del nuovo libro di Paola Colarossi “Ti prometto il mare”, un viaggio nella speranza delle donne attraverso la consacrazione del valore della vita.

 

Ciao, Paola. Il tuo ultimo libro “Ti prometto il mare” può rappresentare, come appunto esplicitato nel titolo, una promessa non mantenuta, dove la vastità del mare incarna l’ultima speranza a cui appigliarsi ma, allo stesso tempo, la prigione di un destino già scritto?

La vicenda prende spunto da una promessa e ancor prima da un grande desiderio: “Vivere sul mare”.  E’ il  desiderio di Bambina, la prima delle fanciulle scintillanti di questo racconto, che si snoda in luoghi e tempi non ben definiti e che ha come scenario il mare. Metafora di un sogno. Quanto al destino già scritto, vorrei risponderti con la frase di un’altra protagonista, Capellidargento, la saggia ed anziana cuoca del palazzo in cui avvengono i fatti principali. Lei dice così: “Gli eventi non sono prevedibili nè le conseguenze scontate…”  Un destino già scritto?  Non credo…forse delle linee tracciate, degli incroci obbligati, ma il mare come una prigione da cui non si sfugge è l’antitesi di questo libro .

 

Le protagoniste del racconto, Bambina e Fiordiloto, sembrano essere disposte a tutto pur di fuggire dalla condicio di “mogli felici, docili e silenziose”. Persino la morte andrebbe presa in considerazione, la soluzione finale che debelli la violazione di due diritti inalienabili: infanzia e sessualità. Qual è il ponte che collega la finzione romanzata e l’incresciosa verità di una realtà asiatica che annienta l’aspetto umano delle spose bambine?

Bambina e Fiordiloto , sì, sono l’emblema di bambine dai diritti violati. Come tante nei paesi asiatici, e non solo. Recenti dati Unicef, pur sottolineando un fenomeno in calo rispetto agli anni precedenti, anche grazie agli interventi posti in essere da associazioni non governative nei territori di cui sopra, riportano  5 milioni di bambini a cui sono stati negati i basilari diritti, non parlo di istruzione o di diritto alla sessualità. Si parla di cibo, tetto, vita.

Le cronache, quelle che  infastidiscono le orecchie  di molti di noi , riportano che in Siria, e nei campi profughi circostanti, il numero di bambine, costrette ad un matrimonio precoce ( si intende precoce il matrimonio prima dei 18 anni, ma, Miky caro, qui si parla di bambine dai 12 anni in su con picco sui 15 anni…capisci che orrore?) che ricorrono al suicidio per sfuggire all’incubo nel quale sono state gettate è alto…per non parlare di quelle che muoiono durante la prima notte di nozze e / o durante il parto. E’ gente che vive nella disperazione; pronta a tutto. E spesso abbandonata, o perlomeno non sostenuta. Ripeto, qualcosa sta cambiando ma non dappertutto e ancora troppo lentamente. Il libro è una storia di donne, tante donne, tante storie in realtà. Loro sono la parte più drammatica…d’altro canto come si fa a restare indifferenti di fronte a questo pensiero? Ecco..io non ho la pretesa di voler cambiare il mondo ma, indurre a gettare uno sguardo verso quella realtà forse potrebbe  farci comprendere la fortuna di essere nate da ” questa parte”. Di questo bisogna maturare consapevolezza, per questo mostrare gratitudine, su questo basare la propria vita nel rispetto di sé e degli altri.

 

In una sorta di meta-racconto, o di storia nella storia, la saggia cuoca del palazzo, Capellidargento, narra le vicende di Fiamma, Lina e Lisetta, attrici di un riscatto che faccia trionfare il senso della vita e della maternità. In un’epoca nella quale il femminicidio occupa le principali pagine di cronaca, quali e quante sono le paure che, al giorno d’oggi, ostacolano l’autodeterminazione delle donne?

Capellidargento è un personaggio chiave, colei che incoraggia, che mostra l’altra faccia della realtà. Racconta la storia di donne che hanno vinto. La violenza sulle donne nasce da una visione patriarcale della società, in cui i ruoli, ben definiti dall’uomo , sono tali che la donna sia sempre stata considerata ” possesso” del maschio, subordinata ai suoi voleri e alle sue esigenze. Fino a poco tempo fa noi donne venivamo allevate così. “Sei femmina”, non puoi tornare a casa da sola. “Sei femmina” , non puoi studiare fuori; e per noi era normale, fare le ” femmine” .

Da un pò di tempo c’è uno scollamento tra l’esser femmina e questo incasellamento all’interno della società ma nondimeno, sono molte ancora le ” femmine” che vivono questo con un senso di disagio, quasi che le “sbagliate” fossero loro; fosse ingiusto il loro comportamento e quindi, giusta , la pena, per cui tendono a subire. Il senso del proprio valore è, in certi casi, poco sviluppato e si innesca una sorta di dipendenza affettiva che induce a subire sempre, pur di sentirsi accolte, nell’illusione di essere amate. E’ una dinamica  perversa. Ma questo sentire è diffuso tra le donne.

Un ruolo fondamentale lo hanno i genitori, che spesso nelle relazioni parentali pongono le basi per lo sviluppo di questo senso di inferiorità della femmina. Di contro, alcune donne, alla ricerca dell’autoaffermazione, travalicano i confini e agiscono comportamenti altrettanto lesivi.  Credo che il perno della questione sia l’accoglienza di sè e dell’altro. Così come si è . Nel mio primo libro ,”E’ solo questione di tempo”, la protagonista comprendeva , alla fine, che ognuno è quel che è, “perfetto nelle proprie imperfezioni” e cosi andrebbe accolto.

 

Da vittima a principessa, che messaggio d’amore lancia l’epilogo affidato ad Animabella?

Animabella è la principessa  che libera se stessa lottando contro il proprio destino. Animabella incarna la vittoria finale di tutte le donne, venute prima di lei, che vivono in lei.

Siamo tutti collegati, uniti da una rete energetica che travalica tempo e spazio. La vittoria di uno è la vittoria di tutti.

 

Progetti futuri?

Adesso porto in giro le fanciullescintillanti affinchè facciano amicizia con più persone possibile, affinchè il loro messaggio di speranza, di lode alla vita, ” Sempre. Comunque. Nonostante” arrivi al cuore di più gente possibile. E’ un  messaggio universale. Non vale solo per le donne. Io ho raccontato una storia di donne, ma se ci pensi bene, ognuno a questo mondo, sta lottando contro qualcosa e a volte necessita di credere che ” le conseguenze non siano scontate” per poter continuare a lottare e non soccombere ; non trovi? Appena avranno cominciato a volare da sole , mi dedicherò ad un’altra storia, altrettanto importante per me, la storia di un pesciolino e di un treno che non ritorna..

 


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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