Portata in scena il 21 giugno presso “La Guardiola” di Andria, la commedia in vernacolo “P nu pimn d frott”, presentata dal Teatro A.L.F.A., si basa sul testo e sulla regia di Mariella Colasuonno, e rappresenta un tentativo di recuperare storie, sogni, voci, parole cadute in disuso, suoni e canti di Piazza Bonghi, in un’Andria ormai dimenticata, dal banditore al ciabattino, con echi di guerra sullo sondo. A spiegarcelo è la stessa Mariella.

Ciao, Mariella. Perché hai scelto di scrivere e portare in scena “P nu pimn d frott”?

Il testo rappresenta un tentativo di recuperare storie, sogni, voci, parole cadute in disuso, suoni e canti di un’Andria ormai dimenticata, ma che affonda le sue radici in ciascuno di noi, per me è un modo di amare la nostra città.

Cosa rappresentava Piazza Bonghi per la Città di Andria?

È una piazza che brulicava di vita e di umanità. Molti mestieri dimenticati e ripresi con il loro canto, sono voci di quartiere, infatti nelle piazze si cantava; tutto ciò che si vendeva aveva un modo particolare di essere cantato, il banditore era per eccellenza il cantore di ciò che andava venduto. In piazza Bonghi si cantava la vita.

Dal banditore al ciabattino, quali e quanti canti si celano dietro le voci di quartiere e gli echi di guerra sullo sfondo?

Dietro al canto dei banditori negli anni Cinquanta si celava un velo di malinconia: il ricordo della guerra che aveva succhiato a ciascuno un pezzo di vita. La guerra sempre uguale e sempre da dimenticare che, come sempre, trascina il popolo nella miseria più scura.

La vita dell’attività agricola legata alle mandorle può essere una metafora della sopravvivenza sociale dell’epoca?

L’attività agricola legata alle mandorle è certamente una metafora della sopravvivenza sociale dell’epoca. Tali attività erano delegate alle donne che conoscevano i nomi delle diverse qualità e le modalità con cui maneggiarli e selezionarli. Erano pratiche in cui il sapere del popolo si disvelava, un rito. Le donne lavoravano, ma mentre le mani procedevano eliminando il mallo, frantumando la scorza, selezionando i frutti: dialogavano, cantavano, sognavano.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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