O siedi a tavola o sei nel menù.

Se non partecipiamo attivamente al processo decisionale, ci sentiamo esclusi, vittime di conseguenze inenarrabili, succubi di quella f.o.m.o. che è fear of missing out, la paura di restar fuori, di essere dimenticati.

Ci affrettiamo, allora, a perdonare, ci flagelliamo con i sensi di colpa, non realizzando che rispettare l’altro voglia dire, in primis, amare se stessi, concedendo, in ogni caso, seconde chances di redenzione a chi ha sbagliato.

Non sempre una tavola imbandita garantisce cibo per tutti, chiedetelo agli ucraini, ai palestinesi, ai groenlandesi, agli inuit, spodestati dalle loro case, protagonisti nolenti di un’ingiustificata diaspora.

O siedi a tavola o sei nel menù, purché a pagare il conto non siano gli ultimi, le persone fragili, i più umani.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.