
O siedi a tavola o sei nel menù.
Se non partecipiamo attivamente al processo decisionale, ci sentiamo esclusi, vittime di conseguenze inenarrabili, succubi di quella f.o.m.o. che è fear of missing out, la paura di restar fuori, di essere dimenticati.
Ci affrettiamo, allora, a perdonare, ci flagelliamo con i sensi di colpa, non realizzando che rispettare l’altro voglia dire, in primis, amare se stessi, concedendo, in ogni caso, seconde chances di redenzione a chi ha sbagliato.
Non sempre una tavola imbandita garantisce cibo per tutti, chiedetelo agli ucraini, ai palestinesi, ai groenlandesi, agli inuit, spodestati dalle loro case, protagonisti nolenti di un’ingiustificata diaspora.
O siedi a tavola o sei nel menù, purché a pagare il conto non siano gli ultimi, le persone fragili, i più umani.


























