A volte il tempo è marginale ed estraneo, affacciato su un mare di dubbi e di dolorosi pensieri perché lì, nel pacchetto del cuore, tutto è spiegazzato e il puzzo di uno stagnante silenzio annichilisce e annienta.

Quando qualcuno va via, i cassetti restano aperti e fra le righe tutto parla di abitudini e di assenza, anche la sbornia cattiva che rimbomba nel cervello.

Comincia così, con la ricerca di un senso o non senso, l’avventura di Rocco, protagonista del romanzo “Novanta giorni” scritto da Vito Parisi, penna capace di addentrarsi nelle pieghe della vita con risvolti molto interessanti e pubblicato da “Gli Elefanti Edizioni”.

Quando ci si sente arrabbiati e persi, quando nell’ordine disturbato nulla basta e la voce della donna amata si insinua come un tarlo pronto a logorare, il rifiuto fa male più di uno schiaffo a tradimento.

Qual è allora il filo che lega due persone sconosciute l’una all’altra pur avendo vissuto insieme per anni?

La pena di sé, il suono intermittente di una comunicazione interrotta, le parole che servono ma non arrivano al momento giusto, l’impalpabile sensazione che l’inafferrabile potrebbe essere la spiegazione di un vuoto lacerante.

Basta un quadro a cambiare la prospettiva di uno sguardo e a capovolgere una vita intera.

Un’inaspettata oscurità, una languida sensualità in un corpo flessuoso e morbido apre la via a una femminilità mai afferrata.

«L’Anna che conosco io è dimessa, spenta, silenziosa» pensa Rocco disarmato.

Trovare il fiato, sciogliere un nodo diventa un imperativo necessario: si dilata l’attimo che non si riesce a comprendere, mentre Valentina, amica di Anna, instilla un crescente senso di colpa.

L’amore ammutolisce o domina? Impaccia o tira fuori dal buio?

Il labirinto è la spirale di parole che restano strozzate in gola, mentre il coraggio si spezza nella penombra quando i contorni delle cose, come in un gioco magico, sono sfocati e la realtà ha il sapore di un muto rimprovero.

Rocco, Anna, Valentina e poi Alda: le ore sgocciolano in rivoli di desiderio, le luci delle vetrine attutiscono l’imbarazzo e sottraggono l’amore alle convenzioni.

«L’amore si impone sempre. Lei non ti aspettava quando sei arrivata. Il tuo arrivo ha cambiato tutto» afferma Valentina con freddezza e distacco.

L’altalena di sentimenti opposti in un percorso catartico apparentemente senza vie d’uscita consente a Rocco di trasformare l’affanno in un diversivo travolgente: che bisogno c’è di mentire quando intorno tutto fluttua?

“Le donne. Sbagliano anche loro”. Cerca di farsene una ragione Rocco quando le attenzioni di Alda lo distolgono dai rimorsi e le tenerezze di una notte strozzano lo spavento.

Lo scroscio delle emozioni arriva violento a voler abbattere i muri.

Sbagliano gli uomini e sbagliano le donne quando si avverte la fatica di galleggiare, quando tentano di sillabare certezze mai possedute, quando si accaniscono a voler dilatare l’angoscia.

Il profumo delle persone resta quando gli scenari costruiti esplorano una condivisa intimità e il rumore dei ricordi riapre gli occhi su verità da accettare.

Il rifugio ostinato nel nulla, l’impotenza di chi ingoia sabbia e fango come un’oloturia, i frantumi di rimproveri che gorgogliano, l’odore di formalina di una stanza piena di respiri.

“Dovrei sapere cos’è l’amore…” sussurra Rocco frastornato chiedendosi quali diritti abbia un’anima impacchettata nell’inerzia per non sporcare oltre la vita stessa.

Qual è l’antidoto al dolore? Attendere che le cose accadano? Tenersi in piedi perché al di là di un vetro smerigliato lentamente ogni pezzo torna a posto?

«Prima di tutto prepara la botte.» La voce di Antonio echeggia nel bozzolo d’abulia di Rocco scuotendolo.

Strano sentirsi nudi con tutti i vestiti addosso! Non è neppure l’orologio a battere le ore stanche del cuore.

Torna il riverbero del Café du Reviens a fagocitare l’ombra di una completa mancanza di responsabilità. Se è vero che il tempo cauterizza tutte le ferite, è anche vero che non bisogna farsi inghiottire dal vuoto.

Esistono variabili chiamate persone. Doni inaspettati. La vita non si improvvisa sul palco di un teatrino malmenando l’anima. A volte basta seguire un odore per ritrovarsi e sorridere.

Come Rocco. Come ognuno di noi.


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Angela Aniello
Angela Aniello è nata a Bitonto nel 1973, si è laureata in Lettere classiche e dal 1998 insegna nella scuola secondaria di primo grado. Da tempo si dedica alla scrittura come vocazione dell’anima. Ha pubblicato nel 1997 il racconto “Un figlio diverso” edito da Arti Grafiche Savarese e, nel 2005, ha pubblicato anche una raccolta di poesie dal titolo “Piccoli sussurri” edito da Editrice Internazionale Libro Italiano. Ha vinto il concorso nazionale Don Tonino Bello nel 1997 e nel 2004, ha conquistato il secondo premio a un certamen di poesia latina, Premio Catullo ad Acerra (Na) e nel febbraio del 2006 è arrivata il suo quarto premio al concorso di poesia d’amore Arden Borghi Santucci. Quest’anno (precisamente a giugno 2018) ha vinto il terzo premio di poesia e il primo premio per il racconto “Anche la paura puzza” al Concorso “La Battaglia in versi”.

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