Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.

(Lucio Anneo Seneca)

Rechiamoci tutti in palestra; è la miglior cosa da fare, visto che è diventata una ostentativa mostra di muscoli, i più dei quali, tatuati alla maniera dei prodotti di marca, tipo prosciutti, formaggi stagionati e tanti altri…

Non si ha nemmeno il tempo di respirare tanto è la frenetica corsa ad accaparrarsi le materie prime e riempirci madie e frigoriferi come se fosse l’ultima spesa, prima del botto finale: non di San Silvestro, ma del mondo che implode di stupida arroganza. Se si mantiene saldo il diritto e si tralascia il dovere: è la volta, maledettamente vera, che siamo diventati inconsapevoli di dove stiamo andando e che cazzo vogliamo. Non lo sappiamo o non vogliamo saperlo? Forse perché non ci accontentiamo mai di niente e vogliamo che, i nostri desideri siano esauditi senza andare lontano e muovere alcun dito? Che ci compete di diritto e quello che già abbiamo sia solo appannaggio? Aspettiamo dell’altro, e poi dell’altro ancora come se avessimo l’Africa intera da sfamare al posto di qualche rampollo viziato?

Con questo clima surreale io credo che si possa aver bisogno tutti di uno psichiatra non ancora “contagiato”, o sono già i primi ad esserlo? La paranoia, causata dalla incapacità e dalla insofferenza ci ha resi un po’ tutti suscettibili ad ogni tipo di adattamento e integrazione. È successo nello stesso ambito in cui viviamo, tanto che ci ritorna di sembrar scollegati in casa nostra.

C’è una schiera di privilegiati che cambia le “regole” come fossero “capi intimi”. Indumenti di una persona estremamente incontinente, lontano dai bagni di casa… Ah, già: noi non ce l’abbiamo una casa, siamo comunque accomodati in spazi provvisori…

Siamo in attesa, causa l’eccessivo aumento delle utenze e di quant’altro non pagabile:  di sfratto per morosità condominiale. Il risentimento per questo dissidio di merda, voluto per non si sa ancora a quale titolo e diritto, ha creato una tale agitazione tumultuosa da far desiderare ai più di mollare tutto come fanno i menefreghisti.

Ma bisogna che uno sia predisposto per operare in questo senso, senza avere la cocciutaggine e la determinazione di cangiare il sistema che si è venuto a creare per colpa di chi, non solo dei politici ma pure di noi che, di volta in volta, gli consacriamo il suffragio.

Aleggiano reticenze e mezze ammissioni sul conto di chi ci manovra. Sono sospensioni che inibiscono ogni forma democratica di un quieto vivere. A leggere o ascoltare i Media v’è il rischio certo di cadere in uno scompiglio mentale il che non aiuta certo a liberarsi da una forma di costrizione e sudditanza.

I russi si stanno ritirando dai territori occupati, quindi la guerra sta volgendo a termine;

i russi si stanno disponendo al di là del fiume Dnepr coi loro mezzi di morte, quindi la guerra continua;

i russi non hanno più munizioni né più soldati, quindi la guerra potrebbe passar mano alla pace;

gli ucraini non vogliono una pace qualunque, ma una con le “candeline e la panna” per festeggiare la vittoria…

È ormai evidente che, di vittoria, più se ne parla e più aumentano i conflitti: alla maniera di quelli di casa, in Parlamento, dove non si fa altro che parlare di vincita di uno schieramento sull’altro e mai di soluzione dei problemi. Dilemmi che ci affossano vistosamente; un debito rimandato alle nuove generazioni, sempre più gravoso e impossibile da sanare. Giulio Verne e Dante Alighieri ci vedrebbero bene al centro della Terra e non in superfice ma nel nucleo…all’inferno.

È proprio vero che non si impara mai dalla scuola quel tanto che ci farà mettere passi liberi nel nostro percorso di vita, se alla scuola non segue un approfondimento pratico di esperienze sul campo: sbatterci con la propria testa, s’intende. Mi viene in mente il Professor Alfredo Panzini in una sua bellissima novella dal titolo: “Non sempre l’ultimo della scuola sarà, poi, ultimo nella vita”. Il titolo è tanto vero quanto relativo a certe persone e situazioni e non sempre risponde positivamente alle azioni di chi dall’esperienza non riesce a cavarne un ragno dal buco.

In Russia ci ha provato Napoleone Buonaparte e le ha prese di santa ragione; Ci ha riprovato Hitler con la sua “Beaffnet-armata”, con noi italiani al seguito, ed è stato un suicidio di massa.

La strategia adoprata dai russi è stata quella di indietreggiare e chiudersi alla pari di un paguro nel suo carapace preso in prestito. Poi aspettare l’inverno come implacabile alleato. Così facendo, indietreggiando e lasciando terra bruciata alle spalle, è stata la loro strategia principale. È la stessa manovra di Putin in questa guerra, mai dichiarata, ma sfacciatamente messa in atto? Si stanno ritirando facendo saltare le retrovie distruggendo ponti, strutture energetiche e campi minati, ripetendosi all’infinito.? Con l’inverno alle porte che chiuderà il dramma a favore dei russi ed a scapito della povera gente e di chi non ha o, cocciutamente, non ha voluto imparare nulla dalla Storia?


FontePhoto by Jeff Kingma on Unsplash
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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.

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