Ucraina, Russia e USA: si corre tutti dietro al “topo” mentre il “gatto”, sornione, se la ride

Ogni qualvolta accusiamo mal di stomaco, come causa, diamo la colpa all’ultimo cibo ingerito. Il cibo non avariato se è stato ingerito con parsimonia, equilibrio, necessità di fame, non vedo come possa causare simili accidenti. Orbene può essere che se ne sia fatto uso errato, oppure che ci sia stata una forma di rigetto, d’incompatibilità: un’allergia al prodotto o indisponibilità del corpo in un dato momento, ad assumerne.

Si sa che il nostro organismo è soggetto a certi vincoli educativi, pedagogici per cui certi comportamenti scorretti nell’alimentarlo possono creare non solo disturbi momentanei ma altrettanti e più gravi problemi nel tempo.

Newton spiega, attraverso la sua legge che chiama “Impenetrabilità dei corpi”, dove enuncia che lo spazio occupato da un corpo non può essere, allo stesso tempo, occupato da un altro corpo; non ci dice altro che quando un recipiente e zeppo il di più rimane fuori dal suo spazio.

Vabbè ma se noi parliamo di uno spazio dilatabile, come quello dello stomaco? Allora bisogna che alla legge di Newton si applichi quella del buon senso, oltre quello del buon gusto. Non fare dello stomaco, insomma, né una “discarica” a cielo aperto né un “silos” vero e proprio, ma tener ben conto che lo stomaco è un organo contenitore “provvisorio” di alimenti ingeriti. Questi, con un processo fisiologico che avviene già nella cavità orale, poi nello stomaco e infine nella prima parte dell’intestino, mediato da una serie di trasformazioni chimico-fisiche, porta l’organismo a mutare gli alimenti in sostanze atte ad essere assorbite ed assimilate dal corpo.

E se parlassimo di notizie a non finire, dove per contenitore usiamo la memoria? Qualcuno direbbe che la similitudine non si porrebbe in quanto la memoria, se funziona bene, può assimilare dati a non finire, o quasi. Allora perché si afferma che la memoria va in tilt ogni qualvolta è martellata da molteplici informazioni a cui non si può starci dietro? Forse per il travaso contemporaneo di moltissime nozioni, oppure per le contrastanti logicità delle stesse?  O essendo non lineari vengono inconfutabilmente male accettate da una ragione, refrattaria, di base, insita nel soggetto ricettivo?

Le ragioni di due opposti sono proprio quelle che non han bisogno di ulteriori, causidici consigli di terzi, per essere affermate oppure sconfessate. Altrimenti, sai che confusione…!

Esse vanno sottoposte a regole prestabilite, conformate a degli impegni, serenamente presi in precedenza. Per questo vanno discusse in modo da scioglierne i nodi pretestuali dei pretendenti, in modo da riportarle ad amalgama di saggezza su di un unico binario, in coerenza a ciò che si sera stabilito prima.

Lo scontro anomalo che la Russia s’è inventato contro l’Ucraina con la scusa della NATO che le stava soffiando sul collo, e l’America di Biden, col mantice sempre attivo e che attizza la sua fucina delle armi: il mal di pancia iniziale, è divenuto una cancrena. Anche lui, Zelensky, non la conta giusta: vuol vincere, ma che cosa? Si trova nel pantano e chi gli sta dando una mano rischia di essere tirato dentro. Si parla che, ancor prima che tutto iniziasse, molte magagne siano state taciute tra lui e gli americani. Ed è così che si corre tutti dietro al “topo” mentre il “gatto”, sornione, resta quieto e se la ride: c’è sempre il “padrone” che penserà ai suoi pasti, da gourmet.

Dacché al posto di costruire granai e riempirli di grano si sono costruiti depositi di bombe a non finire e, non avendo più spazio per mantenerli in deposito, l’unico modo per liberarsene dei “vecchi” per quelli più innovativi, “micidiali”: è sempre quello d’inventarsi delle scuse per innescare guerre.

Ma non sono le guerre le medicine per risolvere i mali degli uomini: ne sono sempre la causa di ulteriori, dannatissimi mali. Se uno ti molla uno schiaffo e tu vuoi stare al Vangelo, ti tieni lo schiaffo e basta; al secondo gli mostri l’altra guancia, ma al terzo schiaffo ché gli poni?

Se vogliamo dar retta ai guerrafondai e ai lavaggi di testa che ci fanno: si lotta per la pace; la guerra, coi suoi danni e le paure fa tornare la ragione…sarà forse così? Però non dicono mai chi ne subirà le spese: chi prende schiaffi e se li tiene? E con quale ragione darli? Con quale sentimento prenderli? Torniamo coi piedi per terra poiché l’oltraggio provoca sempre, Vangelo o non Vangelo, delle ritorsioni più o meno bilanciate o maggiorate in brutalità, arrivano sempre: è cosa fisiologica, istintiva nell’uomo.

Ché le spese le pagano i deboli, i poveri che non c’entrano nulla e che non lo dice mai nessuno, è cosa assodata: ce le fanno pagare e basta. E qui che la legge di Newton, sull’impenetrabilità dei corpi la si potrebbe leggere in senso ambiguo: se le banche prendono soldi a non finire, senza mai riempirsi… e gli stomaci degli ingordi, col cibo, pure: come mai chi non ha nulla da mangiare ne accusa sempre, i malori più gravi?


Fontehttps://pixabay.com/it/photos/la-pace-graffiti-arte-di-strada-529380/
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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.

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