In ricordo di Mimmo Lorusso, il presidente dell’AMA – Associazione Maratoneti Andriesi

“Un presidente, c’è solo un presidente, un presidenteeee, c’è solo un presidente…”: amavo cantarti questo noto ritornello, tutte le volte in cui volevo esaltare il tuo incredibile operato, sempre umile e nascosto, sempre a servizio della nostra associazione sportiva, quella dei Maratoneti Andriesi.

E “presidente!!!” era il grido con cui ti salutavo, ogni volta in cui ti incrociavo nei nostri infiniti giri di allenamento attorno all’anello della Villa Comunale di Andria: lo stesso attorno al quale ti ho salutato l’ultima volta, la mattina dello scorso primo gennaio …Solo, in quell’occasione, avevo aggiunto: “Auguri, presidente! Buon anno!”.

Eri sempre il primo a telefonare al termine di una gara per informarti su come fosse andata e per complimentarti con ciascuno dei tuoi atleti. Sì, perché per te non contava chi fosse il primo o l’ultimo: per te valeva lo sforzo, l’impegno, il sacrificio, la passione, tutto quello che induceva a calzare le scarpe da running e inseguire il traguardo, quale esso fosse.

Sei stato tra i fondatori della nostra associazione sportiva, tra i primissimi in città a correre, tra i primissimi a portare a termine gare impegnative come la 100km del Passatore o come l’ultramaratona, in salita, da Pistoia fin sul monte Abetone. Eri l’uomo con più medaglie ad Andria, oltre 130 tra maratone e ultramaratone, mentre non si possono contare tutte le gare che hai corso sulle distanze minori, dalla mezzamaratona in giù.

Quando nel 2002 io ho incominciato a correre eri già un mito. Eppure non ti sei mai montato la testa. Andavi fortissimo, ma sapevi aspettare quelli più lenti come me. E quando il cuore, lo stesso che oggi ti ha tradito, ha incominciato a farti brutti scherzi, tu non ci hai pensato nemmeno un attimo a mollare: se non potevi più correre, hai incominciato a camminare. Pur di esserci. Pur di spronarci. Pur di seguire la tua passione. E poco ti importava che, ora, tutti ti sfottessimo per la tua lentezza, tu che eri stato il più performante tra noi tutti…

Caro Mimmo, amato presidente, scrivo senza pensare, come in un flusso di coscienza. Vorrei celebrare il tuo sorriso, la tua sportività, il tuo essere uomo di pace, sempre a disposizione di tutti, coi fatti e non con le parole.

Vorrei dirti di quanto la tua morte ci ha straziati e dell’immenso vuoto che hai lasciato: nella tua amatissima Tina, sì, nella tua diletta nipote Lucrezia, che ti amava come un padre, ma anche in ciascuno di noi tuoi fratelli di corsa.

Sostituirti non sarà possibile: dimenticarti, neppure. Ti porterò, ti porteremo con noi, ad ogni metro che percorreremo con le scarpe da running ai piedi.

Solo, quando qualcuno ripeterà il tuo nome, non potremo più sorridere come facevamo un tempo, quando scherzosamente rispondevamo: “Mimmo chi?”.

Ora e per sempre, per noi, di Mimmo ce n’è uno solo e rimarrà scolpito nel cuore: inutile chiederne il nome.


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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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