Si intitola “L’amore perfetto” (Matarrese Editore) il romanzo dello scrittore andriese Massimo Carbutti. Il libro è un inno alla speranza, l’evoluta narrazione della pax anelata da Tolstoj, un messaggio che sprizza energia vitale, eros e thanatos combattono senza esclusioni di colpi per un finale tutt’altro che annunciato

A cosa ti sei ispirato per il titolo del tuo ultimo romanzo “L’amore perfetto”?

La scelta del titolo non è casuale ma è frutto del mio pensiero a riguardo dell’amore e di come può essere reso perfetto. Chiaramente non esiste una metodologia per renderlo tale, ma serve una resa, o meglio, un annullare la propria origine Adamica fallace e peccaminosa risorgendo a nuova Vita apprezzandone tutta la sua essenza.

Oltre all’aspetto sentimentale e amicale, su quali esperienze di vita si intreccia il fil rouge che unisce Fabrizio, Amisa e il Conte Antonio Castri?

Rispondere correttamente a questa domanda svelerebbe molto del racconto. Diciamo che tutti e tre i personaggi hanno vissuto l’esperienza di sopravvivere piuttosto che vivere, sempre e comunque alla ricerca costante di un qualcosa che li completasse o, perlomeno, desse un senso forte alla loro esistenza.

Carl e Angelina potrebbero rappresentare gli angeli responsabili dell’epifania/teofania a cui va incontro Fabrizio?

Decisamente sì. Carl e Angelina rappresentano dei messaggeri di speranza, di verità, di Vita vera e di Amore. Acqua fresca in pieno deserto per Fabrizio, che disseta e dona nuove forze e prospettive.

In una sorta di pacifico conflitto, tanto caro a Tolstoj, è giusto definire la chiamata alle armi di Fabrizio “una catartica redenzione”?

La chiamata alle armi certamente è per Fabrizio un periodo catartico. In questo suo percorso di vita il mio protagonista sperimenta sentimenti a lui ancora sconosciuti come la rabbia, l’odio, il risentimento e soprattutto l’amore. Proprio attraverso quest’ultimo riconoscerà la sua imperfezione e capirà che (come affermava Tolstoj) solo attraverso l’amore divino si può amare in modo perfetto anche un nemico. La sua redenzione gli donerà nuove motivazioni.

In cosa consiste, se c’è, il potere salvifico dell’Amore?

Il potere salvifico dell’amore esiste ed io personalmente ne ho trovato riscontro mettendo o provando a mettere in atto le parole del nostro Signore a riguardo dell’amare il prossimo come se stessi, così come si ama Dio. Ecco, è proprio l’Amore divino salvifico e liberatorio, ma solo se compreso e accettato veramente. Chiaramente non è riferito solo a quello di coppia ma verso tutti e tutto. Esso ci dà la possibilità di essere liberi da ogni sorta di peccato e di sentimento negativo che ci rende schiavi e non ci permette di vivere una vita sana e santa.

Uno scrittore quarantunenne come te che approccio sceglie di avere nei confronti di un testo e, attraverso il tuo lavoro autoriale, cosa cerchi di trasmettere ai tuoi due figli adolescenti Christian e Flavio?

Personalmente sono cresciuto in una famiglia semplice e onesta ma con un’idea dell’amore, a mio avviso, non sufficiente per vivere in modo diverso dal comune. Crescendo ti insegnano a porgere l’altra guancia ma sempre con riserbo, oppure, ad essere onesto senza esagerare, se si vuole sopravvivere. Detto ciò, ai miei figli cerco di insegnare a vivere fuori dagli schemi, applicando nella propria vita l’onestà, l’amore, l’altruismo e la misericordia in tutta la loro totalità. Gli ripeto sempre che “chi semina vento raccoglie tempesta e chi semina amore ne riceve il quadruplo”


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.