Buonasera, dott. Nisticò: tra applausi, emozioni vere, abbracci e la sensazione di aver vissuto un momento di autenticità e di arte pura.

Domenica 11 dicembre, ad Andria, presso l’auditorium “Mons. Di Donna”. Finisce con un applauso che non vuole terminare, con l’attore Mario Massari, bravissimo, che chiama Antonio Del Giudice sul palco e i due che si abbracciano forte, visibilmente emozionati, mentre il pubblico continua ad applaudire: questo l’epilogo di “Buonasera, dott. Nisticò”, il monologo teatrale tratto dall’omonimo romanzo di Del Giudice e interpretato dallo stesso Massari che con Del Giudice ne ha curato la riduzione e l’adattamento teatrale e con Martina Gatto ne ha curato la regia.

La vicenda che travolge e sconvolge Nisticò è così riassumibile: un uomo qualunque, assetato di soldi e potere, scivola sempre più nella mediocrità; approfitta delle occasioni, ora una ragazza da assumere e portare a letto, ora un pizzino da conservare nell’attesa di ricattare chi l’ha scritto, ora far finta di non sapere e non vedere al momento giusto, magari in cambio di una lauta mazzetta, anzi, di un “convivium”, ché “mazzetta” suona male e non si addice al dottor Nisticò._mg_6674

O almeno: non fin quando la sua posizione “di uomo rispettabile” non rovina precipitosamente e lui, finito sotto inchiesta, s’accorge di aver perso tutto e tutti: il CdA che gli dà il benservito, i compagni di merenda che non rispondono al suo grido d’aiuto, il fratello idealista di comodo, che gli fa la morale, la moglie che gli rinfaccia i suoi passati tradimenti, i figli troppo distinti e distanti da lui.

Avrebbe forse una possibilità di riscatto: Rachele, che sembra aver amato davvero, e Igor, il figlio nato dalla loro unione, ma che egli non riconosce, tanto più quando apprende che ha un ritardo mentale. Ma Nisticò è mediocre fino alla fine e non intende in alcun modo riscattarsi.

O forse no. Ma questo non lo diciamo. Questo ve lo lasciamo immaginare, invitandovi magari a vedere lo spettacolo non appena ne avrete l’opportunità, visto cha la tournée è appena iniziata.

Un’ultima cosa, però, va raccontata ed è quando il giornalista navigato, il fine intellettuale, lo scrittore misurato Antonio Del Giudice rimane senza parole, con un groppo in gola e forse una lacrima rimandata giù. È quando confessa, proprio nella città che gli ha dato i natali, che quel piccolo Gesù Bambino, con cui Nisticò intreccia un dialogo tra i più intensi, appartiene a lui: «L’ho ereditato da mia mamma. È l’eredità più bella che mi ha lasciato. Ha la mia stessa età. È un po’ sbrecciato e mal ridotto, ha perso anche una mano, ma lo tengo sempre sulla mia scrivania e ho pensato che dovesse far parte di questa scena, perché fa parte della mia vita».

Ancora applausi, emozioni vere, abbracci e la sensazione di aver vissuto un momento di autenticità e di arte pura.


FonteMario Massari e Antonio Del Giudice
Articolo precedenteDiffusione di onde elettromagnetiche e cellule tumorali
Articolo successivoBanco Bebè 2016
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

2 COMMENTI

  1. Caro Paolo, hai ben colto la trama pubblica e intima della storia di Nisticò. Hai colto anche il non detto, che Mario Massari nasconde nell’ironia e nell’amarezza. Mi riconosco pienamente in questa recensione bella e partecipata. Complimenti alla tua scrittura e grazie all’autore.

  2. Grazie, Antonio, anzi: Tonino. Parole così, da un maestro di penna come te, sarebbero motivo di onore in qualsiasi curriculum. Figuriamoci nel mio!

Comments are closed.