Si è ampliamente parlato di quella sera di Febbraio in cui due ragazzi dopo una rissa in un pub di Roma esplosero una serie di colpi di pistola contro una coppia ferma a un distributore di sigarette. Tre colpi destinati a qualcun altro, ma che hanno finito per perforare il polmone di Manuel Bortuzzo all’altezza dell’undicesima vertebra. Poi la corsa all’ospedale, la notizia tragica che quasi sicuramente non avrebbe potuto più camminare. Lui che era un atleta.

Un giovane con lo sguardo fisso verso un futuro sognato, progettato, sudato.

Come definireste ciò che è accaduto a questo ragazzo?

Fatalità? Destino? Disgrazia? Volere del Signore? Un male senza senso?

Comunque si scelga di chiamarlo la vita ha servito un boccone amaro a questo diciannovenne promessa del nuoto professionista.

Avrebbe avuto tutte le ragioni per essere furioso con i colpevoli, con il destino, con chiunque.

Eppure al momento della condanna di Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano a sedici anni di carcere, in aula lui e la sua famiglia non c’erano. Nessun commento circa il fatto che il PM di anni di condanna ne avesse chiesti venti.

Alla curiosità morbosa della stampa quel bellissimo ragazzo ha risposto con un video che dovrebbe fare riflettere.

“La sentenza non cambia le cose: non mi restituirà certamente le gambe – ha dichiarato Manuel -. In questo momento penso esclusivamente a riprendermi, consapevole che la giustizia debba fare il suo corso. Non mi importa sapere se chi mi ha fatto del male sia punito con 16 o 20 anni di prigione. Nessuna sentenza mi può fare ritornare come prima. Il mio sogno è tornare a camminare; mi sto impegnando ogni giorno per realizzarlo”.

In effetti è vero. Una condanna più alta non riavvolgerà certo l’orologio impedendo il tragico evento. Non gli restituirà le gambe. Né l’odio sarà la sua stampella in una vita che deve andare avanti comunque.

Perché lui è la stessa persona che guardava al futuro e con quello stesso sguardo gentile e determinato ha un nuovo sogno: cercare di tornare a camminare.

E se non dovesse riuscirci qualcos’altro verrà fuori. Un nuovo progetto. Un nuovo sogno.

Perché nella nostra vita abbiamo un vero controllo non tanto sugli eventi quanto su ciò che possiamo fare in una data situazione. Infatti Manuel ha scelto di non farsi carico del rancore, tanto la giustizia farà il suo corso indipendentemente da lui.

Manuel ci ricorda che questa vita è grande, immensa e sorprendente e di questo dobbiamo ringraziarlo.

 


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