Disponibile in libreria e negli store digitali, “L’estate di Achille” (Morellini Editore) è il nuovo romanzo del cantautore Davide Buzzi. Una sorta di autobiografia inventata, l’ultimo pretesto anarchico di un uomo che non ha mai ritrovato se stesso, un senzatetto per scelta che, con arguta intelligenza, ammicca alla vita rivoluzionaria degli Anni Settanta

Ciao, Davide. Cosa si intende per genere “spoof”?

Lo “spoofing”, o “spoof”, è un genere piuttosto conosciuto oltre oceano, meno in Europa.
L’idea è quella di regalare al lettore una storia completamente di fantasia, ma che abbia delle caratteristiche tali da ingannarne la mente, portandolo a credere che quanto riportato nel romanzo possa essere un evento in qualche modo reale. Insomma lo spoofing è assimilabile alla fake-news, con la differenza che, nel caso di una storia realizzata con questa tecnica, si rivela fin da subito che quanto raccontato è solo frutto della fantasia dell’autore. Il gioco sta nel riuscire ad amalgamare accuratamente fatti reali e storicamente accertati con parti di finzione pura ma che siano il più verosimili possibile. Dietro a tutto questo ci sta un grande lavoro di ricerca ma anche tanto divertimento.

Cosa spinge il te protagonista ad avvicinare il senzatetto Seth?

In primis la curiosità insita in qualunque artista. Sono molti anni che Davide si trova a passare sotto quel ponte, un luogo difficile e a modo suo intriso di normalità. Un giorno improvvisamente compare quel barbone. Un uomo strano, per essere un emarginato, che non si limita al ruolo di spettatore dello scorrere dei giorni, ma a modo suo ne vuole essere protagonista, anche se, apparentemente, sembrerebbe  un uomo in fuga dalla realtà. Seth non chiede l’elemosina e non interagisce con nessuno. Inoltre ha una sua regolarità nel gestire le giornate. È questo aspetto che affascina il giovane venditore di automobili, fino a spingerlo ad avvicinarsi all’uomo e a volerne comprendere gli eventi della vita che lo hanno trascinato sotto quel ponte.

Perché hai scelto di intitolare il libro “L’estate di Achille”?

“L’estate di Achille” è il titolo di una delle canzoni che, fra le tante, Seth interpreta durante le sue giornate fatte di chitarra e fumo di sigaretta. Si tratta evidentemente di un brano dal testo enigmatico e di protesta e che arriva direttamente dagli anni 70, che però Davide non riesce a riconoscere. Il brano in oggetto, tra l’altro, lo abbiamo realizzato e stampato su 45 giri, accompagnato sul lato B da un secondo brano sempre del nostro protagonista. La voce che ha interpretato i brani nel 45 giri è quella di un altro personaggio storico degli anni 70, tra l’altro milanese pure lui, ovvero Massimo Viganò, fondatore con Toto Cutugno del complesso degli Albatros e con i quali partecipò al Festival di Sanremo del 1976. “L’estate di Achille” porta anche a un riferimento velato al protagonista della guerra di Troia, famoso per la vulnerabilità del suo tallone che lo portò alla morte per mano di Paride.  Guarda caso, Seth è affetto da zoppia dalla nascita.

Dedichi il tuo romanzo ai melomani dimenticati dalla vita?

In realtà volevo semplicemente raccontare una storia che parlasse di musica come anche del male di vivere. Seth nel suo racconto, che a volte potrebbe apparire confuso e senza capo né coda, accenna spesso a una totale disarmonia con la realtà. In realtà, approfondendo, ogni aneddoto e ogni suo riferimento appaiono chiari nella loro inconfutabile logica. Seth è sempre stato un uomo con un profondo malessere esistenziale, angosciato dallo svolgersi degli eventi. Quando la situazione diventa per lui insostenibile, ecco che nel suo essere si scatena una reazione di repulsione per il presente, che lo porta alla scelta estrema della fuga. In questo senso “L’estate di Achille” non è dedicato a nessuno, o meglio, è dedicato a tutte le persone che nella lettura riescono a trovare momenti di evasione e felicità, come anche di riflessione.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.