Sarà presentato domenica 17 marzo, dalle ore 19, presso la libreria “Luna di Sabbia”, in via M. Pagano, 193, a Trani, il nuovo libro di Cinzia Cognetti “Scatole nere” (Les Flaneurs Edizioni). Alla presenza di personalità di spicco, quali il Direttore di Odysseo, Paolo Farina, il consigliere regionale, Sabino Zinni, l’artista, Nadia Pistillo, e l’organizzatore dell’evento, Damiano Landriccia, l’autrice Cinzia Cognetti ci parlerà di una silloge sui generis, testimonianze di vita raccontate da un’eclettica trentenne, in anteprima, ai nostri microfoni:

Ciao Cinzia. Solitamente sei tu ad intervistare i giovani di talento sulla tua pagina Facebook “Living 108”. Cosa si prova ad essere dall’altro lato del microfono o, parafrasandoti, “una faccia diversa dello stesso cubo”?

Sono entrambe realtà che mi affascinano. Rispondere alle domande che mi vengono poste significa lasciarmi andare ad un flusso di pensieri libero. Invece intervistare implica una preparazione. Sono molto perfezionista però mi intriga vivere istanti di piacevole imprevedibilità. Sono due facce del dado della mia personalità.

Diverso sembra essere anche il destino dei sei personaggi di cui parli nella tua ultima raccolta di racconti “Scatole Nere”. L’esplorazione all’interno dei sentimenti umani del libro trae ispirazione più dalla morale pirandelliana (evocata proprio dal numero dei protagonisti) o dall’esistenzialismo di Sartre e Camus a cui ti sei appassionata fin da piccola?

Amo Pirandello. “Il fu Mattia Pascal” è stato uno dei primi libri che ho letto. Nelle sue opere la società impone all’uomo delle maschere che lo rendono estraneo a se stesso sino a condannarlo alla sconfitta. Nei miei racconti invece i personaggi sono degli outsider, emarginati stanchi delle imposizioni. Vincono solo accettando la loro condizione trovando così la serenità di una propria dimensione esistenziale. Camus e Sartre sono stati dei maestri. Nei loro scritti c’è tutto quel desiderio di indagine sulla natura umana che è diventato anche il mio.

Un po’ come nell’Ulisse di Joyce, l’epifania d’amore di “Scatole Nere” è evidenziata da piccole dimostrazioni cercate e trovate dappertutto, anche nelle condizioni atmosferiche che, per esempio, in “Gigli Appassiti” sembrano procedere di pari passo con l’escalation umorale della protagonista Amanda. Quanto è difficile oggi scorgere un messaggio di speranza in un fiore o dietro un, apparentemente semplice, sorriso?

In “Scatole nere” i racconti sono un cono di luce che proietta l’interiorità dei personaggi fuori dal corpo. Il clima è percepito in un determinato modo perché espressione esteriore dei protagonisti mentre i messaggi di speranze sono risposte che inconsciamente ricercano. Si vede solo ciò che si vuole vedere, penso. I messaggi assumono significato solo se si è in grado di coglierli. Si viene a delineare così un processo di maieutica che li spinge a conoscersi. “Gnōthi sautón” è inciso sul tempio di Delfi. La missione che abbiamo da sempre nella vita è questa.

Cosa è rimasto della microletteratura di Alexis C. nella scrittura di Cinzia Cognetti?

Chi scrive sa bene che la sintesi è un lavoro arduo. Ci si affeziona alle singole frasi e privarsi di ciò che è superfluo ai fini della storia non è affatto semplice. Ma le idee arrivano prima al cuore del lettore se prive di orpelli. Sicuramente c’è tanto nella mia scrittura di oggi della microletteratura del passato. Aver vinto un concorso letterario con La Feltrinelli che verteva sulla capacità di esprimere concetti attraverso poche parole, mi ha dato la forza di credere che ero sulla strada giusta. Mi ha liberato della paura di svelare la mia vera identità. Ho abbandonato lo pseudonimo Alexis C. per essere sempre e solo Cinzia Cognetti.

Progetti futuri?

Continua il tour di presentazione di “Scatole nere” in tutta la penisola dopo la bellissima soddisfazione di averlo visto arrivare decimo nella top 30 dei libri più venduti alla Feltrinelli di Bari. Inoltre è appena uscita l’antologia edita da Laterza e intitolata “Attenti al cane!”. Metà del ricavato della vendita andrà al canile sanitario di Bari. Autori come Gianrico Carofiglio, Mario Desiati, Marcello Introna, Alessandra Minervini, Gabriella Genisi, Alessio Viola e tanti altri hanno regalato una storia per questa nobile causa e sono orgogliosa di essere stata chiamata a partecipare con un mio racconto. In radio a Canale Cento prosegue il mio programma Living on stage così come sono previste diverse puntate del mio blog Living 108.


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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