Con l’invio delle armi sul teatro di guerra non si fa altro che allargare il conflitto

Banalizziamo pure la complessità di questo eccidio russo-ucraino, lavandocene le mani: l’abbiamo già fatto accettando le migliaia di profughi da una parte mentre, paradossalmente, travasiamo ancora armi a non finire sulla scena del “crimine”. È come svuotare il mare con un bicchiere di carta…senza bloccarne gli affluenti…

Torcendo i “panni lavati” mi sa che quelle gocce rossastre abbiano qualche attinenza col sangue versato, o mi sbaglio? Se non si vede la strage perché si volge la testa dall’altra parte, almeno credo che non sfugga, ai nostri timpani, l’impatto, il grido d’aiuto dei “seviziati”.

Due coscienze, due modi di vedere, di pensare? Altrettanto due comode conclusioni affinché nessuno resti con la coscienza lassa o dubbia, risentita? Ora prendiamo il problema in senso “quadratura circolare” seguendone passo dopo passo gli sviluppi reali e quelli probatori e cerchiamo di dare la giusta quadratura del cerchio appunto.

Con l’invio delle armi sul teatro di guerra non si fa altro che allargare il conflitto, aumentandone, sadismo e atrocità. Gli strumenti di morte sono talmente sofisticati che vengono definiti intelligenti, a differenza di chi ne fa uso. La gente che può scappa per salvarsi la pelle… scappa nelle direzioni di fuga ancora possibili. Ci sono famiglie spezzate che tentano di congiungersi coi propri congiunti sparsi in tutto il mondo, Italia inclusa.

L’accoglienza dei profughi: nella maggior parte donne, bambini e anziani (cani, gatti e qualche signora con delle valige piene di banconote…), ci dovrebbe far pensare almeno un po’, come siamo messi. Per questi comporta un impegno sociale non indifferente: alloggi, sanità, alimentazione, asili e scuole, lavoro e quant’altro sancito in diritti internazionali in una vera democrazia.

Da noi c’è già una forte carenza di servizi per i già residenti il che, aggiungendone altri, il problema s’ingigantisce e potrebbe sfuggirci di mano. Ma lo si fa comunque poiché è un fatto dovuto, un atto di misericordia. Però, siamo sicuri per quanto tempo possiamo farlo e quanto potrà durare la situazione conflitto?

Prendendo ad esempio il nostro territorio con tutte le sue problematiche: scarsità di lavoro, debito pubblico, scuole disastrate, sanità a secondo l’aria che tira, scarsità di alloggi, malavita organizzata, corruzione ad alti livelli, incoerenza politica: nulla di più facile che la cosa degeneri. Potrà tralignare oltre ogni nostra buona aspettativa: in un territoriale, drammatico conflitto sociale. Ora si vocifera che per scarsità di cibo, ci sarà una razionalizzazione adeguata in tal senso. Ma va!

La Russia di contro ai nostri embarghi continua a minacciarci stoppando gli invii di derrate di grano e altri suoi prodotti. Non me lo dire! Se non è il cane che si morde la coda o un cerchio che non lascia vie d’uscite, non so come si possa definire la questione.

Aspettiamoci conflitti peggiori se altri milioni di persone rimarremo a stomaco vuoto, visto la piega di non facile ed imminente soluzione. Le posizioni cautelari prese dal Patto Atlantico, ONU, UE, politici nostrani (amici di merende putiniane) non porteranno a nulla. Nulla si risolverà se la Russia non leverà loro dalle spalle quella pistola, carica e non ancor “fumante”: la spavalda ostinatezza a proseguire, ostentando il deterrente atomico.

Un fatto certo è che nessuno vuol fare il primo passo verso atti risolutivi, dove la pace diventa sempre più utopia e la guerra una scusa per rimpinguare i silos della morte con conseguente arricchimento dei pochi “grassi parassiti”, l’America e non solo…

È solo vergognoso apprendere, attraverso le Borse, quanto stanno guadagnando le fabbriche di armi: rialzi a due cifre. Allora cosa stiamo a dire se le cose sono messe in questa maniera, che i morti ammazzati rendono più che seminare un campo di grano?

La pietà, la compassione, le collette per aiutare chi scappa dalla guerra, l’accoglienza di chi ha perso tutto e non ha più nulla di che nutrirsi… embè? Credo che sia una tragica presa in giro perpetrata da persone senza scrupoli; da caimani ingordi, insaziabili che non conoscono la legge del bastante, poiché, in linea di massima, sarà sempre il povero ad aiutare il bisognoso.

Per chiudere la “quadratura del cerchio”, nella maniera più consone ad una Buona, Santa Pasqua? Io credo di guardarci bene in faccia, oltre le mascherine anti Covid-19 e del nostro radicato cinismo: leggeremo nei nostri occhi, oltre le paure, anche le nostre colpe.

Poche persone riescono a essere felici senza odiare qualche altra persona, nazione o credo.
(Bertrand Russell)

La lotta per l’esistenza e l’odio, sono le uniche cose che leghino gli uomini.
(Lev Tolstoj)


FontePhoto by Антон Дмитриев on Unsplash
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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.