Corsi e ricorsi storici, da Pepi a Papi: in fondo, è solo questione di una vocale

Con quasi novantaquattro anni di regno, il governo del Faraone Pepi II non è stato solo il più longevo dell’Antico Egitto, ma anche il più ambiguo e contraddittorio. Precocità e scandali hanno invaso un potere paragonabile, all’epoca, solo a quello divino. La figura del Faraone, infatti, incarnava l’ideologia del Supremo, l’Altissimo che disponeva a suo piacimento, soverchiando persino i dettami sociali di un mondo ancora alle prese con ingiustizie e pregiudizi.

Salito al trono fin dalla tenera età di sei anni, Pepi II Neferkare si dimostrò, in un primo momento, aperto e lungimirante sul tema scottante dell’amore omoerotico. Destò scalpore, infatti, la relazione omosessuale che intratteneva con il suo generale, il condottiero Sisene. I rotocalchi di allora (non ci sono prove che dimostrino l’accaduto, seppur giovanile, non ci risulta che Barbara D’Urso fosse ancora nata!) raccontano delle visite, in piena notte, del Faraone presso la dimora del suo concubino. Ma, si sa, il Cairo era un piccolo centro abitato e, in paese, il pettegolezzo si muove velocemente da una piramide all’altra. Pare, d’altronde, che Pepi II ordinasse la morte di chiunque sollevasse la questione dal punto di vista etico e morale. Confondeva l’opinione pubblica, insomma, distorceva la realtà per tenere al guinzaglio tutti i suoi sudditi, costretti a sorbirsi pubblicità capitalistiche di pergamene e sarcofagi su Tele Egitto (emittente di cui, anche in questo caso, non abbiamo certezza).

L’omosessualità è un diritto inalienabile dell’uomo, anzi, sotto questo aspetto, Pepi sarebbe un precursore dei tempi. Non è mica andato con una minorenne, obietterete giustamente voi!

Ciò che ha turbato le generazioni successive, però, non è tanto l’assonanza col Papi di Cologno Monzese o la nazionalità condivisa con la nipote di Mubarak, quanto il timore di essere punto da un insetto.

A spaventarlo erano soprattutto le api, il loro pungiglione, così preciso e chirurgico, avrebbe potuto insinuarsi sotto la pelle del Faraone come un traditore pronto a farlo abdicare. Paure trasformatesi in superba dittatura,. Costrinse i suoi schiavi a cospargersi di miele così da attrarre tutti i rischi della possibile malattia.

L’immortalità di Pepi II è descritta dagli storici come un gioiello dalle mille sfaccettature, brillante fuori, ma terribilmente vuoto al suo interno, un bijoux da regalare nelle grandi occasioni, un effimero gesto simbolico buono per compleanni di vecchia data.

A proposito: chi ha spento, di recente, 80 candeline?