Una persona su tre è invidiosa, seguono gli ottimisti, i pessimisti, i fiduciosi

Si rassegnino i romantici, i sognatori, quanti attendono senza fine il sentimento che, a detta di tutti, muove il mondo: il grande amore non esiste o, per meglio dire, non è la molla che muove il mondo.

A quanto sostiene l’Universidad Carlos III di Madrid, a cui danno manforte gli atenei di Barcellona, Rovira i Virgili e Saragozza, il punto d’appoggio che serviva ad Archimede per sollevare il mondo, è proprio l’invidia: con tanto di articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances.

Lo studio proverebbe – permetteteci almeno di usare il condizionale – che il 90% della popolazione mondiale è così classificabile: ottimisti, pessimisti, fiduciosi e, dulcis in fundo, invidiosi.

Il punto è che alla quarta categoria sono ascrivibili il 30% delle persone, mentre le prime tre si ripartirebbero quasi equamente il restante 60%.

Il test si ispirava su un esperimento realizzato al Bau Festival ed è stato realizzato su 541 volontari i quali, messi alle strette con domande su centinaia di drammi sociali, potevano scegliere tra risposte incentrate sulla collaborazione sociale piuttosto che sul conflitto, sugli interessi collettivi piuttosto che su quelli individuali.

Inserite le risposte in un cervellone elettronico, non è rimasto che attendere la l’esito finale, elaborato grazie a un sofisticato algoritmo, e il risultato non si è fatto attendere: vincono con distacco gli invidiosi ai quali, più che conseguire una meta, interessa mettersi gli altri alle spalle; piazza d’onore per gli ottimisti, che si illudono di fare sempre la cosa giusta; medaglia di bronzo per i pessimisti, convinti che, nella migliore delle ipotesi, si può scegliere solo il male minore; ultimo posto per i fiduciosi, speranzosi che il gioco di squadra salverà il mondo.

Per la cronaca: rimane una fascia del 10% di persone che sfuggono ad ogni classificazione. Magari sono quelli che credono ancora nell’amore. Chissà che non venga da loro una speranza per il futuro del pianeta.

Ops! Non ci avrete mica catalogati tra gli ottimisti?


FonteThéodore Géricault, La Monomane de l'envie ou La Hyène de la Salpêtrière (1822?)
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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...