Ammaliante, limpido e polifonico. Il debut album di Sarita può essere racchiuso in questi tre aggettivi. La giovane cantante, nata a Castellana Grotte, è la più potente rivelazione italo-argentina della world music. “A flor de piel”, in uscita lo scorso primo luglio, è infatti l’emblema della composizione d’autore, il testamento popolare del cosiddetto “Sud del Mondo”, in cui i suoni acustici finiscono per indagare gli afflati latino-americani.

Una storia musicale che appare infinita, quella di Sarita, un canto d’amore che fa naufragare l’anima, pugliese prima, e argentina poi. Il sogno melodico, qui, si incarna nei colori della Valle d’Itria e nelle altre delle Ande.

Ciao, Sarita. Da dove nasce questa vocazione?

Nasce dall’idea di proporre un viaggio tra musica e parole che racconti il “Sud del mondo” e in particolar modo l’Italia, la tradizione del Tango e del Sud America.

Cosa comprende il tuo repertorio?

Abbiamo voluto affrontare un repertorio che spazia da composizioni di autori latini di origine italiana come Piazzolla, Magaldi e D’Arienzo al fianco di autori sudamericani come Bola de Nieve, Gomez, Chavela Vargas. Generi di frontiera, epopee sonore legate a filo doppio dalla storia e dalla vocazione poetica intensa.

Qual è il principale proposito del tuo progetto musicale?

Il proposito di questo progetto è quello di omaggiare nel linguaggio della musica e dei ricordi, della nostalgia e della memoria storica, tutta quella comunità che oggi si ritrova a doversi confrontare e a dover condividere le medesime difficoltà culturali, legate ad un passato fatto di contaminazioni culturali, di influenze migratorie e di crescita sociale, nonché un futuro che deve basarsi sulla forza e sulla costante ricerca di affettuoso contatto nel passato.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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